Cultura

Da Borgo Aleandro ai borghi del Bel Paese

MOTTA DI LIVENZA. Premiata Forneria Dridani & Miglior Ristoro, nel nome del pane e del vino e di un libero canto! Sempre sul pezzo. Sulle vie d’acqua marina, in tempi di naja, dove ha imparato a panificare secondo le tradizioni regionali del Bel Paese. Attraverso i vicoli e le piazze della Rete che ha cavalcato con largo anticipo fin dal vecchio millennio. Già committente di calendari, litografie, biglietti augurali, odi alla farina e alla pasticceria. Dopo le visite guidate delle scolaresche al suo laboratorio, la campagna per la dissuasione dal fumo passivo e la webcam per far seguire in diretta la magia dell’impasto, della lievitazione e della fragranza, dopo la performance con tanto di modella in perizoma di spighe adagiata dentro a un maxi filone di due metri e ripresa dalle telecamere di Rai 1, ora il maestro fornaio, ispirandosi al glorioso ciclismo, almeno in fatto di itinerario, torna sulle strade dei borghi della penisola solcando lo stivale a bordo di un motofurgone per portare cultura e tradizioni dalla sua Città dei due Fiumi, prediletta della Serenissima. Idea per un incontro e uno scambio mirato non solo a nordovest, anche e soprattutto in direzione di quel centro sud che è poi al vero centro di ogni nostro mezzogiorno interiore. Con l’intento di far conoscere i vini del Podere Italiano e del territorio delineato tra Livenza e Monticano, il baccalà dogale, la sôpa coàda, l’arte, la letteratura e la musica made in Motta: da Luchesi che fu maestro di Beethoven a Federica Marcuz, tra le più giovani scrittrici di sempre (che a dodici anni ha due libri pubblicati e un terzo in corso d’opera) passando per il cardinale Aleandro, la pittura di Molmenti e dell’Amalteo, gli illustri progetti anatomici di Antonio Scarpa e quelli statistici di Corrado Gini. Mettendo altresì il punto su quella nevicata d’agosto (come si narra sia per altro successo anche a Roma) che segnò una vicenda lunga oltre cinquecento anni in virtù della celebrata nostra Madonna dei Miracoli. Il tutto condensato in una piccola brochure, trapunta di immagini e di riflessioni tra le quali un ritratto enogastronomico a cura di Cristiana Sparvoli, autrice di Radicchi stellari, un breve racconto dello studioso di storia locale Lazzaro Marini e le stesse rispettose parole del sottoscritto. Un modo per ricordare. Sublimando il profumo e la ruvida tenerezza delle feste comandate o dei balli sull’aia. Con un risvolto opitergino grazie al patrocinio di Zona Franca e, quantomeno sulla carta, al sostegno di LILT.
Veneto

VENETO “AUTONOMO” E CATALOGNA “INDIPENDENTE”

Il 22 ottobre in Veneto e in Lombardia si terrà un referendum consultivo per dare a queste Regioni maggiore autonomia. Il quesito referendario del Veneto è volutamente generico: «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di Autonomia?». Detta genericità è giustificata dllo scopo della consultazione: promuovere una riforma costituzionale e non abrogare o modificare una legge. La validità della consultazione è legata alla partecipazione della maggioranza degli elettori. Questo è il quorum, ma per dare peso politico alla consultazione è auspicabile l’afflusso di oltre il 60 per cento dei medesimi e la schiacciante maggioranza dei SI. Dobbiamo andare tutti a votare per mandare un segnale forte al governo e alle Regioni del Sud: il Veneto e la Lombardia ambiscono a un modello di autonomia pari a quello delle regioni a statuto speciale; vogliono trattenere per se la maggior parte dei tributi raccolti e disporre di maggiori poteri per governare il proprio territorio. Negare detta autonomia significa inasprire la “questione settentrionale”, creare le condizioni per una deriva catalana, “secessionista”.
Il Veneto e la Lombardia hanno scelto la via dell’autonomia, la Catalogna quella dell’indipendenza. L’autonomia non lede l’unità nazionale, è un solo un trasferimento di poteri dallo Stato agli enti territoriali minori (Regioni e Comuni) accompagnato da una diversa spartizione delle risorse tra centro e periferia. L’indipendenza prevede invece la rottura dell’unità nazionale: attraverso la secessione di una parte del territorio e la nascita di una nuova nazione (la disgregazione dell’ex Jugoslavia, l’indipendentismo Catalano o quello curdo); oppure, con la modifica dei confini nazionali in base ad aggregazioni etnico - linguistiche (l’irredentismo italiano).
Il nostro ordinamento non riconosce al Veneto e alle altre Regioni il diritto di “secessione”. L’Italia è una e indivisibile recita l’articolo 5 della Costituzione. Un principio che il trattato di Osimo del 1975 non ha disatteso cedendo la nostra Istria alla Jugoslavia. Quello di Osimo è un trattato internazionale che ha modificato i confini nazionali a seguito di una guerra perduta, fattispecie prevista dall’art. 80 della Costituzione: «Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi».
Il referendum sull’indipendenza catalana è illegittimo perche l’art 2 della Costituzione spagnola sancisce l’indivisibilità della Spagna. Il governo di Madrid ha represso con violenza ingiustificata una manifestazione pacifica e democratica; i cittadini catalani sono stati colpiti con manganelli e proiettili di gomma, come si trattasse di teppaglia; oltre 800 sono stati i feriti. Il governo spagnolo si è comporto come le peggiori dittature sudamericane, la Spagna di Franco, l’Argentina dei militari o il Venezuela di Maduro; altro che democrazia. Tutto questo è avvenuto nell’indifferenza delle istituzioni europee incapaci di gestire le proprie crisi: dall’immigrazione all’emergenza terrorismo; o di ritrovare quel consenso che oggi alimenta i “populismi”.
Il principio di autodeterminazione dei popoli, contenuto nell’art 1 paragrafo 2 e negli articoli 55 e 56 dello Statuto dell’ONU (1945) e nella Dichiarazione dell’Assemblea Generale sull’indipendenza dei popoli coloniali (1960) non è applicabile al Veneto, alla Catalogna e nemmeno al Kosovo. Tale principio si applica solo ai popoli sottoposti a dominazione coloniale, discriminazione razziale (apartheid) e occupazione straniera. In base a tale principio i popoli possono determinare il proprio status internazionale, come costituire una nazione sovrana e indipendente. Il principio di autodeterminazione dei popoli è nato e si è consolidato per regolare la decolonizzazione dell’Africa e dell’Asia, non per regolare i conflitti interni degli Stati esistenti. Diversamente assisteremo alla rapida disgregazione degli stessi, travolti dalla nascita di tante “piccole patrie” quanti sono i popoli che li compongono.
Il principio di autodeterminazione dei popoli non è applicabile al Kosovo. Belgrado nel 1989 tolse agli albanesi l’autonomia e gli stessi subirono la violenza serba; ma nel 2008, quando dichiararono l’indipendenza, l’autonomia l’avevano riacquistata e si trovavano sotto la protezione della Kosovo Force (KFOR) la forza militare guidata dalla NATO. Inoltre, la costituzione jugoslava negava al Kosovo lo status di Repubblica, quest’ultimo era una provincia autonoma che godeva di ampia autonomia (un proprio parlamento, il bilinguismo) ma non del diritto di staccarsi dalla federazione, le “repubbliche” che la componevano: Croazia, Slovenia, Bosnia, ecc. Fino al giorno dell’autoproclamata indipendenza (17 febbraio 2008) il Kosovo era parte della Federazione Jugoslava o meglio della Serbia, che era il successore riconosciuto (Dichiarazione 1244/1999 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite).
La Corte di Giustizia Internazionale del 22 luglio 2010, ha stabilito che la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo non viola il diritto internazionale. La sentenza della Corte non si è espressa sulla legittimità della secessione kosovara; ma solo sulla legittimità a dichiarare una situazione di indipendenza già esistente. Quindi tale sentenza non crea un precedente giuridico alla secessione delle “piccole patrie”. Un cavillo giuridico motivato da interessi politici?
Il Kosovo è un precedente politico e non giuridico alla “secessione” delle “piccole patrie”. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno aggredito la Serbia e riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, non per ragioni umanitarie (fermare la pulizia etnica dei serbi a danno degli albanesi) ma per interessi politici o meglio geopolitici, il controllo dei Balcani: strategici per l’allargamento ad est della Nato in funzione anti russa (vedi la base militare americana di Camp Bondsteel a Urosevac in Kosovo); strategici per il passaggio del gas e del petrolio, che dall’Asia Centrale arriva in Europa; strategici per la Germania unita, potenza egemone dell’Europa; strategici per la politica “neottomana” della Turchia di Erdogan. La Serbia nazionalista e filorussa era un’ostacolo agli interessi delle citate nazioni e come tale andava “piegata”.
A derminare la nascita di nuove nazioni e la digregazione di quelle esistenti sono gli interessi dei principali attori internazionali (Russia, Cina, Stati Uniti, Unione Europea) e dei loro alleati locali, gli esempi si sprecano: la digregazione della Jugoslavia; la crisi siriana e la futura nascita del Kurdistan; l’annessione della Crimea alla Russia, la perdita dell’Ossezia del Sud e dell’Abkazia da parte della Georgia. Se questa è la regola possiamo aspettarci di tutto, anche la nascita di uno Stato catalano o veneto. Una possibilità in questo senso già esiste e si chiama Kerneuropa (Dario Fabbri “Limes” 4/2017). La Germania potenza regionale dell’Europa potrebbe riunire intorno a se le nazioni e le regioni più vicine, per posizione geografica o per legami economici e culturali: Austria, Danimarca, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Croazia e Italia settentrionale. Uno spazio geopolitico che in futuro potrebbe trasformarsi in confederazione e modificare lo scenario politico dell’Europa e del mondo intero: la nascita di un blocco euroasiatico (Kerneuropa Russia e Cina) che metterebbe fine all’egemonia degli Stati Uniti.
L’Italia è una nazione “fragile” con la nascita della Kerneuropa rischierebbe di perdere il Nord. L’Italia è una nazione “fragile: perchè è divisa tra Nord e Sud, un divario socio-economico aggravato dalla debole coscienza nazionale; perché è governata da una casta parassitaria incapace di difendere gli interessi nazionali (crisi libica, sanzioni alla Russia, migranti, ecc.) o di attuare una riforma federalista che renderebbe più unito ed efficiente il Paese.
Nel mio libro Kosovo monito per l’Europa (Aviani Editore 2014) ho spiegato che è la crisi generata dalla globalizzazione a favorire la digregazione dell’Unione Europea e delle nazioni più “fragili” che la compongono. Una crisi che è politica, il declino degli Stati nazionali a favore dei poteri sovranazionali (FMI, Banca Centrale Europea, Commissione Europea, ecc.); economica, la delocalizzazazione, la disoccupazione e il precariato; e infine sociale, l’immigrazione e lo smantellamento del Welfare State. I popoli minacciati nell’identità, nella sicurezza e nel benessere si rifugiano nel secessionismo delle “piccole patrie”, nel nazionalismo antieuropeo (la Brexit) o votano per i partiti “populisti”. Non possiamo biasimarli, non hanno scelta.
Padova

Il Trovatore al teatro Verdi di Padova


La
Stagione Lirica di Padova 2017 ritorna in ottobre al Teatro Verdi di
Padova con Il Trovatore di Giuseppe Verdi in un nuovo allestimento
dell’Opera di Maribor.

Dopo
il successo in luglio al Castello Carrarese con Lucia di Lammermoor di G.
Donizetti, la Stagione Lirica di Padova 2017 ritorna al Teatro Verdi
di Padova,
venerdì 27
ottobre 2017, ore 20.45
e domenica 29 ottobre 2017, ore 16.00 con il secondo titolo in cartellone : Il
Trovatore
di Giuseppe Verdi.

 Opera a tinte forti e dalle appassionate
romanze, prototipo del melodramma romantico, è fra i titoli verdiani quello
patriottico per eccellenza, che ha saputo infiammare gli animi risorgimentali
soprattutto con l’incitazione «All’armi!» di Manrico, alla fine della celebre
aria Di quella pira.

L’opera è proposta in
un nuovo allestimento del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor
con la regia teatrale del giovane Filippo Tonon,.

La Stagione lirica di Padova 2017, organizzata dal Comune di Padova in
collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale con
il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo il sostegno della Regione
Veneto ed il sostegno della Fondazione Antonveneta.

Il Trovatore, capolavoro verdiano consacrato come
seconda opera della cosiddetta "trilogia popolare" (con Rigoletto e
Traviata)
grazie alla quale Giuseppe Verdi viene riconosciuto come il
maggiore compositore italiano del XIX secolo
, incarna il modello esemplare dell'opera italiana di metà Ottocento, andrà
in scena, in
un allestimento, coproduzione con
Bassano Opera Festival,
rispettoso della tradizione e
proveniente dal Teatro dell’Opera di
Maribor, con la direzione teatrale del giovane regista Filippo Tonon.

L’Orchestra di Padova e del Veneto ed
il Coro Lirico Veneto, preparato dal
M. Stefano Lovato, saranno diretti
dal M. Alberto Veronesi.  Il cast di livello internazionale, vede
protagonisti il giovane baritono trentunenne
Enkhbat Amartuvshin nel
ruolo del Conte di Luna
, Maria Katzarava, giovane soprano messicano,
che ritorna a Padova dopo La Traviata nel 2015, debutta il ruolo di
Leonora,il mezzosoprano rumeno Judit Kutasi interpreterà Azucena, l’eroico Manrico sarà il tenore Walter Fraccaro. Completano il cast il basso Simon Lim come Ferrando, il soprano Carlotta Bellotto sarà Ines ed il tenore Orfeo Zanetti sarà Ruiz.

Composta tra il 1851 e il 1852, dopo
il successo di Rigoletto e mentre Verdi corrispondeva già con
Francesco Maria Piave per il libretto della Traviata,
adatta per
le scene operistiche un dramma spagnolo del 1836, El Trovador di Antonio García Gutiérrez
, e mette in scena un'intricata storia
familiare.

Il
librettista Salvatore Cammarano, già autore prestigioso della Lucia di
Lammermoor riceve dallo stesso Verdi le indicazioni riguardo al soggetto. Il
compositore infatti è attratto soprattutto dalla figura di Azucena: “io vorrei
due donne – scriveva a Cammarano -  la
cui principale è la Gitana, carattere singolare e di cui farei il titolo
dell’opera. L’altra ne farei una comprimaria”. E si raccomanda al librettista
affinché Azucena “conservi il suo carattere strano e nuovo”.

Cammarano ne
trae un testo stringato ed essenziale, concentrando l’interesse sugli aspetti
privati della vicenda e sulle contrapposizioni di personaggi e passioni.
Cammarano tuttavia muore improvvisamente nel 1852, a lavoro quasi ultimato, e
il libretto viene terminato da Leone Emanuele Bardare
il 14 dicembre 1852. Alla sua
prima rappresentazione
al Teatro Apollo
di Roma, il 19 gennaio 1853,
riscuote immediato successo,
tanto da ottenere il bis di tutto il finale del IV atto.

Dramma denso di forti contrasti drammatici, Il Trovatore
è caratterizzato da una straordinaria ricchezza melodica di una musica tutta
tesa a dipingere la passione allo stato puro, quella passione in cui ognuno dei
personaggi si identifica, sino a scomparirvi dentro.

Tutto ruota intorno a un tragico
evento di venti anni prima: la zingara Azucena, per vendicarsi del rogo in cui
il Conte di Luna uccise sua madre, ne rapì il figlio infante e lo uccise a sua
volta; tuttavia, commettendo un errore, uccide su un rogo il proprio bambino,
crescendo con sé invece il figlio del conte, che ignaro dei suoi natali diventa
il trovatore Manrico. Si innamora, ricambiato, della bella Leonora, promessa
però al Conte di Luna, figlio del predecessore, che dopo alterne vicende
arresta Azucena e Manrico. Leonora si avvelena per amore, il Conte uccide
Manrico per gelosia, e Azucena gli rivela il fratricidio che ha commesso senza
saperlo.

La
Stagione Lirica di Padova 2017
proseguirà venerdì
29 dicembre 2017 ore 20.45 e domenica 31 dicembre 2017 ore 20.45
con La
vedova allegra
 (Die
lustige Witwe
) di Franz Lehár,
una
delle operette più popolari e longeve, in un revival del fastoso allestimento del regista
argentino Hugo de Ana
con la direzione musicale del M. Jordi
Bernàcer alla guida  dell’Orchestra
di Padova e del Veneto, il soprano coreano Sumi Jo nel ruolo di Hanna Glavari, Alessandro Safina sarà il Conte Danilo e Leopoldo Mastelloni interpreterà Njegus.

Lunedì
1 gennaio 2018
alle ore 17.00,
l’Orchestra
di Padova e del Veneto,
diretta
dal
M.
Lorenzo Passerini
, saluterà
il Nuovo Anno
in musica e
accompagnerà la bellissima voce del
soprano
Daniela Mazzucato
nell’ormai tradizionale
Concerto di Capodanno.

I biglietti si possono
acquistare presso la biglietteria del Teatro Verdi
(via Livello, 32 - 35139 Padova (PD) - Telefono:
049 87770213 / 8777011), aperta
dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00  e dalle 15.00 alle 18.30; e nel caso sia
previsto lo spettacolo dalle 18:30 fino all’inizio della recita. La domenica di
spettacolo dalle ore 15:00 fino a inizio spettacolo

I biglietti si possono
acquistare anche online sul sito del teatro
www.teatrostabileveneto.it.

 

Info e contatti:
Biglietteria Teatro
Verdi

Via Livello, 32 -
35139 Padova (PD)

Telefono: 049
87770213 / 8777011.
Orari:
dal martedì
al sabato dalle 10.00 alle 13.00  e dalle
15.00 alle 18.30 e nel caso sia previsto lo spettacolo dalle 18:30 fino
all’inizio della recita. La domenica di spettacolo dalle ore 15:00 fino a
inizio spettacolo

Cultura

La donna è nobile, è spuma e vento...

Uno tra i messaggi più incisivi e toccanti l’ho ricevuto qualche giorno fa da una giovanissima amica, Federica Marcuz, non ancora dodicenne, due libri pubblicati e un terzo in corso d’opera. Le avevo girato un link da Ca’ Foscari News che puntualizzava il pensiero critico di un’altra amica, la giornalista e soprattutto docente di diritto internazionale Sara De Vido. Il tema è quello doloroso della violenza sulle donne. Ne riporto tre brevi passaggi: L’attenzione, come talvolta avviene, si è concentrata pesantemente sulla condotta della donna, su eventuali testimonianze di tradimenti da lei commessi ai danni del partner, come se questo dettaglio potesse giustificare o anche spiegare la violenza […] L’istruzione ha un ruolo chiave nella lotta alla violenza nei confronti delle donne, come indicato dalla Convenzione di Istanbul, perché consente di andare alla radice del problema […] A Ca’ Foscari, da anni, molte colleghe inseriscono nei loro corsi riflessioni e spunti di ricerca sulla parità di genere. Di seguito trascrivo fedelmente il riscontro della piccola Fede: Caro Norman, io e la mamma abbiamo letto l'articolo, che condividiamo in pieno. Più volte abbiamo discusso sul fatto che la violenza sulle donne non è quasi mai la conseguenza di un raptus di follia, bensì l'epilogo di un maltrattamento che si consuma quotidianamente, nascosto soprattutto all'interno delle mura domestiche, i cui segnali si colgono sempre troppo tardi. Ci sono ancora troppi uomini, e forse anche donne, che si nutrono di stereotipi i quali li portano a incarnare il ruolo di carnefice e di vittima… Un'educazione sbagliata e maschilista di cui non si riesce a liberarsi. Bisogna parlarne di più e senza pregiudizi, per imparare a cogliere ogni indizio, per difendersi in quanto donne, ma anche per aiutare a crescere superando ogni discriminazione. Hugs. Piccole donne crescono. E si attrezzano. Occhio, maschietti! Fin dalla scuola dell’obbligo; o meglio, fin dalla materna! Aggiungo i miei contrabbracci, naturalmente gender free.

(Sopra, Sara De Vido che ha per altro poco tempo fa recensito sul Gazzettino "Gingerbelle / autunno rosso sangue", Edizioni L'Orto della Cultura, opera seconda di Federica Marcuz, accanto a lei a destra)
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Ultimo aggiornamento: 23/10/2017 20:26