Veneto

Pinot nero: un vitigno internazionale di casa

Il pinot nero è un’uva che noi del mestiere chiamiamo internazionale, poiché la si ritrova coltivata in tutti i paesi in cui la viticoltura è presente.
Nata in Borgogna, in cui tutt’oggi trova una dimensione d’eccellenza, ha iniziato a diffondersi in Italia già dall’800. È una pianta ostica da crescere, richiede un clima molto particolare per dare i suoi frutti: umido, ventilato, con buoni sbalzi termici, non troppo caldo, che ne favorisca una lenta e sana maturazione.

Enologi e viticoltori prendono questo vitigno come una sfida, poiché nel momento in cui trova un clima, un suolo ed un’esposizione ideali, è in grado di regalare dei vini dall’incredibile eleganza. Suadenti nel colore, carezzanti nel bouquet e raffinati al palato. Siano essi vinificato in rosso o in bianco. Già, perché il pinot nero può dare sia vini rossi, sia rosati, sia bianchi. Molti tra quelli più conosciuti e quotati al mondo sono prodotti con quest’uva. Ed è nel Piave che ha trovato uno dei sui territori d’elezione.

È infatti uno di quei vitigni che sono coltivati da talmente tanto tempo che, per quanto si debbano chiamare internazionali, sono considerati di famiglia. Una sorta di “internazionale autoctono”, coltivato sia in pianura sia in collina.
Accanto al letto del fiume solitamente è impiegato per produrre dei grandi vini rossi, dal colore rubino trasparente, che rilasciano note fruttate arricchite da quelle dell’evoluzione; spesso è infatti destinato ad affinamenti in legno, che ne esaltano maggiormente il pregio. La Doc Piave lo annovera tra le varietà prodotte, consentendogli un riconoscimento dovuto.

Più distante dal fiume, in collina, è spesso coltivato per creare delle bollicine degne di nota. Il pinot nero è infatti in grado di supportare delle lunghe rifermentazioni, che ne smussano il carattere di uva nera, per esaltarne la pungenza e cremosità che solo i vini fatti con quest’uva sono in grado di portare in un armonioso insieme ai nostri sensi.

Nell’ultimo periodo è tornato in voga, poiché uva prescelta nella produzione del Prosecco rosé, novità enologica dell’anno. Ha infatti suscitato molto scalpore e qualche polemica la scelta di introdurre un vitigno non propriamente nato nella zona d’origine del Prosecco per creare questa nuova cuvée.

A quanto pare, però, i risultati sembrano essere molto apprezzati, poiché è un’uva che riesce ad esaltare le caratteristiche della glera, senza sovrapporsi a questa, ma, anzi, arricchendola in eleganza.
Resta solo che riempirsi un calice, o anche diversi, scegliendo il colore che più ci affascina per apprezzare le caratteristiche di questo vitigno che fa parte della storia enologica del Piave.

Claudia Calvani
Salute

Chiude il Covid Hospital di Jesolo

Il 10 giugno, è una data che resterà nella storia della pandemia che ha interessato il territorio del Veneto orientale. Con le dimissioni degli ultimi pazienti, è stata infatti chiusa l’ultima sezione “Malattie infettive” all’ospedale di Jesolo e con essa cessa l’attività del covid-hospital che, con 5 sezioni dedicate alle malattie infettive, ha accolto 197 persone durante la prima ondata di contagi (marzo-maggio 2020), ed altre 1007 persone nella seconda fase della pandemia (ottobre 2020-giugno 2021) delle quali 154 decedute a causa delle complicanze derivate dal contagio.

A chiudere a chiave l’accesso dell’ultima sezione di ricovero è stato il direttore dell’unità malattie infettive, il dottor Lucio Brollo. “Abbiamo vissuto mesi di grande lavoro, dove siamo stati messi tutti a dura prova sia dal punto di vista fisico che morale – spiega Brollo -. Questa seconda fase della pandemia ha interessato persone di età più giovane rispetto alla precedente, in media di 60 anni, colpite da un virus più aggressivo di quello che avevamo visto in precedenza”.

Brollo ricorda il lungo lavoro svolto tra il 2020 e il 2021 con il momento più critico a dicembre quando il numero dei ricoveri in area malattie infettive raggiunse il tetto di 88 pazienti a fronte dei 95 posti letto disponibili. “La scorsa estate pensavamo che tutto fosse finito, invece a ottobre 2020 abbiamo dovuto riaprire il covid-hospital e questo è stato uno dei momenti peggiori rimasti impressi nella mia mente – continua il dottor Brollo – poi è stata una escalation di contagi sino ad arrivare a fine dicembre dove siamo arrivati a ricoverare 14 persone in un solo giorno”.

A garantire le cure fornite ai pazienti in area malattie infettive, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, sono stati 16 medici e 250 tra infermieri e operatori socio sanitari.

La chiusura delle malattie infettive è stata preceduta lo scorso 1 febbraio dalla chiusura della terapia intensiva diretta dal dottor Fabio Toffoletto. Questo reparto nel periodo novembre- febbraio aveva accolto 82 pazienti, ed altri 53 in terapia semi-intensiva. Attività svolta complessivamente da 24 infermieri e 112 tra infermieri ed operatori socio sanitari.

“Un impegno straordinario che ha coinvolto in primis il personale del covid-hospital e, di riflesso, anche chi non ha lavorato in questa struttura ma è stato ugualmente coinvolto nelle attività di contrasto alla pandemia – dichiara il direttore generale dell’Ulss4, Mauro Filippi -. Per svariati mesi, medici, personale sanitario e del comparto hanno svolto turni estenuanti, lavorato in orario straordinario, senza mai esitare. Molti di loro hanno trascurato le famiglie per occuparsi dei malati, trasferendosi anche in altre abitazioni per essere più vicini alla sede di lavoro e per evitare il pericolo di contagiare i familiari stessi. A tutti loro va il mio personale ringraziamento e quello a nome dell’Azienda sanitaria Ulss4 che dirigo”. “Ora guardiamo avanti e ci auguriamo di non riaprire più il covid-hospital – conclude Filippi - per fare questo sarà fondamentale continuare l’attività di vaccinazione raggiungendo il più elevato numero di popolazione. L’ospedale di Jesolo ritornerà alle proprie attività di sempre, ossia a vocazione riabilitativa”.

Salute

Vaccinazioni a pieno regime alla “Francescon” di Portogruaro

Procede a ritmo serrato e con ottimi risultati la vaccinazione contro il Covid-19 alla “Francescon” di Portogruaro. Il personale della Residenza per Anziani è pressoché vaccinato al completo: si parla di una forza lavoro di 135 unità (su 136), che ora guarda con fiducia al futuro dopo mesi difficili. La categoria più numerosa, 64 unità, è quella degli operatori socio sanitari, al cui appello manca una sola inoculazione su cui si sta valutando in questi giorni. A seguire vi sono 14 infermieri, addetti alle pulizie (10 unità), 7 alla ristorazione e altrettanti amministrativi. A dare il proprio ok alla vaccinazione anche 4 fisioterapisti, 4 addetti alla lavanderia, 3 educatori professionali, 3 addetti all’area tecnica e 3 assistenti sociali. A completare l’elenco 2 psicologi, altrettanti medici di medicina generale e 1 logopedista. Quindi 11 volontari che prestano servizio nella struttura. Tutti hanno acconsentito all’inoculazione. «Avere il personale vaccinato», spiega Sara Furlanetto, presidente dell’Ipab “Francescon”, «è per noi fondamentale in termini preventivi e di sicurezza. Da sottolineare vi è poi la presa di coscienza dell’importanza di sottoporsi alla vaccinazione per la tutela collettiva della salute, a cominciare da quella dei nostri ospiti. Tutti gli operatori, volontari compresi, hanno dimostrato un forte senso di responsabilità, in un momento certamente non facile, soprattutto per le case di riposo. Questo, per noi della Francescon, è un altro passo in avanti verso quell’auspicata normalità di cui abbiamo sempre più bisogno per guardare con fiducia al futuro» Sul fronte degli ospiti, su 141 anziani, 139 risultano vaccinati e 2 non possono sottoporsi all’inoculazione per motivi clinici. Continuano senza sosta anche le visite giornaliere, in modalità diverse in base alla richiesta del familiare. Gli incontri, per chi è provvisto della certificazione verde, avvengono senza barriere e con la possibilità di contatto tra vaccinati. Per chi non ha il “green pass”, invece, le visite sono protette con i consueti box, già apprezzati nel corso degli ultimi mesi. La Residenza Francescon utilizza queste due modalità per garantire a tutti i familiari almeno una visita settimanale.
Venezia

Premio “Angels Gold” alla Stroke Unit dell’Ulss4 Veneto Orientale

La Stroke Unit dell’Ulss4 è ai vertici internazionali per gli elevati livelli garantiti nella cura dell’ictus. Oggi l'ospedale di Portogruaro (sede della Stroke Unit) è stato insignito del premio “Angels gold” da parte di ESO (European Stroke Organization) e dell’organizzazione internazionale “Angels”, supportata dalle società scientifiche allo scopo di ottimizzare i percorsi di cura dell'ictus su scala mondiale.

Si tratta di un riconoscimento che poche altre strutture italiane possono vantare. Il premio è stato assegnato in quanto questa Stroke Unit ha soddisfatto gli elevati standard richiesti dalla European Stroke Organization in merito ai vari parametri impiegati per valutare qualità ed efficienza nella cura dell'ictus, come il numero dei pazienti trattati nella fase acuta, la rapidità di somministrazione delle terapie tempo-dipendenti, la prevenzione delle complicanze, la correttezza delle terapie di profilassi secondaria. Un risultato importante frutto non solo della competenza e della passione dei neurologi e degli infermieri della Stroke Unit, ma altresì del lavoro del team multi professionale che comprende medici e infermieri del pronto soccorso, della radiologia e del laboratorio, internisti e cardiologi, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti e operatori socio-sanitari.

La consegna del prestigioso premio è avvenuta questa mattina nell’unità Stroke Unit dell'ospedale di Portogruaro, alla presenza della dottoressa Elisa Salvati (rappresentante di “Angels”), del direttore generale Mauro Filippi, del primario della Neurologia Luca Valentinis e del responsabile della Stroke Unit Antonio Baldi. “Era noto che nella Stroke Unit della Ulss 4 si lavorasse con professionalità che hanno sempre portato ad ottimi risultati in termini di cure e vite salvate, questo importante riconoscimento è una conferma in ambito internazionale – ha dichiarato il direttore generale dell'Ulss 4, Mauro Filippi –. Il tasso di mortalità a 30 giorni qui è tra i più bassi d'Italia, nel periodo estivo l'attività aumenta in modo importante per effetto dei flussi turistici e va detto che nonostante la pandemia nel 2020 sono stati effettuati circa 300 ricoveri ed eseguite 70 trombolisi ossia un incremento del 25% rispetto l’anno precedente. Congratulazioni ai medici ed agli infermieri di questa unità operativa, e tutte le varie figure multidisciplinari coinvolte nell'attività della Stroke Unit”.

Dettagli sulla Stroke Unit. Nell'anno 1999 l'Ulss 4 fu una delle prime in Italia a dotarsi di un'unità di cura dedicata alla gestione dell'ictus in fase acuta. I risultati raggiunti in oltre 20 anni di attività testimoniano la bontà e la lungimiranza di tale scelta. Infatti, se è vero che l’ictus ha un’elevata letalità a 30 giorni e nei sopravvissuti determina spesso esiti invalidanti, tanto che nel mondo occidentale rappresenta la terza causa di morte e la prima causa di disabilità permanente, è ormai dimostrato che il ricovero in una Stroke Unit è in grado di ridurre in modo significativo la mortalità e/o l’infermità. La Stroke Unit dell’Ulss4 effettua in media 300 ricoveri l'anno, il 70% per ictus ischemici, il 15% per ictus emorragici, il 15% per attacchi ischemici transitori. Nel 2020 il personale ha effettuato 70 trattamenti di trombolisi sistemica, con un incremento rispetto all'anno precedente di circa il 25% nonostante il periodo pandemico. Il tasso di mortalità è tra i più bassi d’Italia, come conferma il Piano Nazionale Esiti 2020: 3,8% a 30 giorni contro una media nazionale del 10%. Nel 2020, la dotazione della Stroke Unit (che normalmente consiste di 8 posti letto con sistema di monitoraggio multiparametrico) è stata potenziata con l’aggiunta di altri due posti di isolamento, monitorizzati e video-sorvegliati per pazienti covid-positivi.

Pordenone

Caneva pronta ad accogliere il Giro come nel 1967...

Il Giro si prepara ad entrare in Friuli Venezia Giulia da Caneva, come nel 1967. Era il 7 giugno, tappa 18, da Vicenza-Udine: Vincenzo Torriani autorizza una deviazione del percorso per mantenere fede alla parola data all’amico Toni Pessot. Pessot è titolare della celebre taverna di Stevenà dove ospita ciclisti e “suiveurs”, luogo magico dove espone i cimeli dei grandi campioni dello sport raccolti con passione. Il Patron omaggia l’amico e una terra che vanta migliaia di appassionati che in una giornata di festa godono del grande spettacolo del Giro d’Italia sotto la porta di casa.

A Caneva, tra i filari di Glera e le piante di FigoMoro, si respira aria di ciclismo. Qui nacque Duilio Chiaradia, pioniere dei cineoperatori RAI. Sua l’invenzione delle riprese con le telecamere mobili in motocicletta e all’inconfondibile posizione rovesciata, la schiena verso il pilota per guardare in faccia i corridori.

Toni e Duilio, negli anni del boom la loro passione contagiò un’altra coppia: Gianni Biz e Tino Chiaradia che diedero vita al Gruppo Sportivo Caneva. Dal 1963 oltre 3300 vittorie, 9 titoli iridati, un campionato europeo, una medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, 9 titoli italiani a squadre, 3 Coppe Italia, 3 Giri d’Italia U23, 94 maglie tricolori…

Con la maglia giallonera, i colori sociali immutati da allora, hanno corso il CT Marco Villa e Giovanni Lombardi, oggi procuratore di Peter Sagan e Remco Evenepoel, Roberto Amadio, Domenico Pozzovivo e pure Alessandro De Marchi, 2003-2004 categoria juniores: centinaia di km in fuga, poche vittorie.


TAPPA 14: CITTADELLA – MONTE ZONCOLAN
Quest'anno il Giro transita per Caneva, anche in omaggio a questo storico team e salirà lo strappo del Castello, simbolo per le categorie giovanili di fatica, sudore e gloria. Sulle rampe delle colline calcaree a tifare per i girini ci saranno anche le Api Giallonere, i giovanissimi che portano avanti una tradizione che è nel DNA di questo territorio.

TAPPA 16: SACILE – CORTINA D’AMPEZZO

Tra gli eventi collaterali che impreziosiscono la partenza da Sacile di particolare interesse la mostra Sogni dal Cassetto. Per celebrare l’anniversario dei 90 anni della Maglia Rosa, sono qui esposte venti maglie provenienti dal Museo “Toni Pessot” di Caneva. La mostra abbraccia un periodo che va dal 1946 al 1993 con importanti cimeli del dopoguerra.

Bartali era compare di Pessot (ma tifoso di Coppi, ndr) al quale regalò la maglia rosa più importante, quella del terzo dei suoi trionfi, nel 1946. Il Giro della ricostruzione, l’Italia delle macerie, i corridori che sfilano sui ponti di barche dell’Esercito per passare i fiumi, la folla che gli accoglie come veri eroi. Primo Bartali, secondo Coppi. Tra le rosa spicca la Maglia Nera di “Nane” Pinarello, anche lei simbolica, iconica, elegante. Giro numero trentaquattro, 1951. Maglie uniche, ognuna di esse porta con sé una storia fatta di fatica e sudore, sogni e gloria… e la passione di Toni.

tratto da
tuttobiciweb.it
Veneto

Alla Francescon di Portogruaro il marchio “Family Audit”

Alla struttura di Portogruaro il noto riconoscimento dedicato agli standard qualitativi nel rapporto tra famiglia e posto di lavoro. E’ l’unica attività sul territorio portogruarese e il primo centro servizi per anziani certificato nel veneziano. L'Ipab Francescon riconosciuta con il prestigioso marchio “Family Audit”. La Residenza per Anziani di Portogruaro, dopo un’attenta analisi durata alcuni mesi, ha ottenuto la certificazione che premia quelle strutture, sia pubbliche che private, che meglio conciliano a livello nazionale il binomio vita-lavoro. Si tratta di un importante riconoscimento formale che attesta ufficialmente lo standard di benessere aziendale della struttura di borgo San Gottardo, che vanta ben 130 dipendenti e collaboratori, per la maggior parte donne e a tempo indeterminato.

All'obiettivo si è arrivati grazie a una serie di fattori giudicati idonei per l'ottenimento della certificazione partendo dallo studio, analisi e valutazione dei modelli organizzativi e gestionali messi in campo. Tra questi, per esempio, la facoltà per i lavoratori di pianificare annualmente le ferie e determinare con anticipo i turni mensili, rilevando le preferenze nella predisposizione degli stessi, ma anche iniziative di supporto psicologico, formazione specifica su più sessioni, organizzazione di screening periodici in giorni e orari compatibili con le esigenze personali, cartelle sociosanitarie informatizzate e snellimento delle modalità di comunicazione con modalità smart. Ma anche per la presenza di una seria formazione organizzata in più sessioni, incontri periodici con tutto il personale operante in Residenza e invio online di cedolini e timbrature.

Tutto è partito con l'inserimento dell'Ipab all'interno del progetto "Alleanza per la famiglia", presentato dal Comune di Portogruaro nel 2019. La struttura, per l'occasione, ha costituito un gruppo di lavoro che ha individuato gli obiettivi e le iniziative utili a migliorare le esigenze di conciliazione tra famiglia e lavoro dei propri dipendenti. Quindi è stato redatto un apposito piano aziendale con obiettivi triennali. Da lì è stato dato il via a un processo di auditing durato ben 7 mesi e concluso con la comunicazione finale di idoneità. La Francescon è ora l'unica attività riconosciuta con marchio Family Audit sul territorio portogruarese e l'unico centro servizi per anziani certificato della Città Metropolitana di Venezia. E' tra le realtà socio assistenziali più importanti del Veneto: ha una capacità di 138 posti letto per non autosufficienti, 4 per autosufficienti, 8 dedicati all'hospice e 4 posti di centro diurno. «Aver ottenuto questa certificazione», spiega la Presidente Sara Furlanetto, «rappresenta per noi un riconoscimento di primaria importanza, prima di tutto perché testimonia il benessere aziendale nel rapporto tra famiglia e posto di lavoro. In seconda istanza perché permette alla nostra struttura di esser riconosciuta a più alti livelli su graduatorie e bandi, acquisendo maggiori punteggi. Tra le prossime iniziative che metteremo in atto, nel miglioramento continuo degli standard, ci sarà la possibilità, per i dipendenti, di usufruire dei servizi professionali della Residenza, ricevere presso la struttura gli acquisti fatti online e attivare convenzioni esterne nonché proseguire con l’ambizioso progetto di ospitare presso la Residenza anche l’asilo nido a servizio di tutta la città. Il tutto sempre con il monitoraggio e l'analisi costante dei bisogni e dei desiderata dei nostri operatori». Il marchio Family Audit verrà prossimamente inserito nella carta intestata e nei principali mezzi di comunicazione aziendali. Il riconoscimento dura un anno e alla scadenza viene appositamente verificato dall'ente certificatore, il cui proprietario, per l'Italia, è la Provincia Autonoma di Trento.

Venezia

A Caorle l’assemblea di Federalberghi

E' passato circa un anno e mezzo dalla stretta di mano tra il presidente di Confcommercio

Portogruaro Bibione Caorle, Manrico Pedrina, e l'allora presidente dell'Associazione Albergatori di Caorle, Loris Brugnerotto, che ha sancito la nascita di Federalberghi Caorle, il soggetto sindacale che riunisce per la prima volta 130 strutture alberghiere della località balneare.

A febbraio 2020, durante la cinquantesima edizione della Fiera dell'Alto Adriatico, l'assemblea dei soci elesse il primo consiglio direttivo, guidato proprio da Loris Brugnerotto che ha avuto il difficile compito di traghettare l'ente in questo primo anno di vita, fortemente condizionato dalla pandemia.

Lunedì 17 maggio, alle ore 15, nel Palaexpomar di Via Aldo Moro si riunirà l'assemblea di

Federalberghi Caorle per fare il punto sull'attività svolta dall'associazione in questo primo anno di attività. L'assemblea si sarebbe dovuta svolgere nei mesi scorsi, ma è poi stata rinviata più volte in attesa che le condizioni sanitarie consentissero lo svolgimento in presenza.

Nel rispetto dei protocolli sanitari, si è scelto il padiglione fieristico come sede dell'assemblea, in modo da consentire un notevole distanziamento tra i partecipanti (che potranno accedere solamente se muniti di mascherina).

All'assemblea interverranno anche diversi esponenti del mondo imprenditoriale e della politica. In particolare, oltre alla presenza del presidente Brugnerotto e del presidente mandamentale di Confcommercio Manrico Pedrina, è annunciata la partecipazione dell'assessore regionale Francesco Calzavara ( Programmazione- Attuazione programma - Rapporti con Consiglio regionale - Bilancio e patrimonio– Affari generali– Enti Locali), del sindaco di Caorle Luciano Striuli, del presidente di Federalberghi Veneto Massimiliano Schiavon e del presidente dell'Ente Bilaterale Turismo di Venezia, Danilo De Nardi.

Sarà poi dato spazio, ovviamente, agli interventi dei soci Federalberghi Caorle: sin dalla costituzione, l'associazione tiene molto al dialogo ed al confronto con i propri associati.

“Questo appuntamento è particolarmente importante – spiega il presidente di Federalberghi Caorle, Loris Brugnerotto – perché da un lato permetterà di illustrare agli albergatori di Caorle il grande impegno che Federalberghi ha profuso in quest'anno così difficile sia per quanto concerne la comunicazione e la promozione che per quanto riguarda l'attività sindacale. Dall'altro, permetterà alla platea dei soci di ascoltare il punto di vista sulla stagione turistica 2021 sia dei rappresentanti del mondo imprenditoriale che della politica. A questi ultimi chiederemo anche di illustrare le azioni intraprese a sostegno del comparto ricettivo che, pur soffrendo per una crisi senza precedenti, si presenta ai nastri di partenza della stagione turistica pronto ad accogliere gli ospiti italiani e stranieri”.

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Ultimo aggiornamento: 20/06/2021 00:32