Cultura

Capitan Cino

Se n’è andato. Il mago più amato. Non solo dai bambini. Quel suono dolce e allegro che scaturiva dal suo nome di scena, Zurlì, ci mancherà assai. Come ci mancherà l’altrettanto tenero accento del suo casato reale, quel Tortorella col quale ha firmato fior di progetti troppo lontani ormai. Oltre al più noto mezzo secolo denso di zecchini d’oro, è stato uomo di spettacolo a tutto tondo. Lo ricordo direttore dello spazio giovani al Teatro dell’Arte quando nel marzo '70 ho partecipato a «Il Fatto è...» con Claudio Rocchi per la regia di Geri Palamara. L’ho incrociato alcuni anni dopo a Castellanza, figura di spicco dietro le quinte di Antenna 3 Lombardia, insieme al quasi omonimo Tortora. L’ho anche intervistato per conto di Radio City nel backstage de «La Bustarella», storico programma televisivo condotto da Ettore Andenna, il re di «Giochi senza frontiere». L’ho infine rincontrato nella prima decade del nuovo millennio qui a Motta, nello specifico durante una riunione in Sala Consiliare; mi sovviene pure che i convenuti a un certo punto hanno dato segni d’insofferenza perché m’attardavo con lui parlando dei vecchi tempi milanesi. L’ultima volta che l’ho visto è stata la sera stessa, dietro il palco in piazza, nel corso della selezione dei bambini. L’ho salutato là, nel dehors del Gin Bar, e m’è parso particolarmente triste; sensazione condivisa dall’amico attore e fine dicitore Mario Disarò. Ciao, Capitan Cino! Come nella Ballata del Cerruti composta dal grande Gaber, continueremo a chiamarti mago. Proprio così. Anche al di fuori del tuo alter ego Zurlì.
Sport, Vittorio Veneto

13 medaglie regionali al Karate Club Cordignano

Sono ben 13 le medaglie conquistate dal Karate Club Cordignano al Trofeo Interregionale Triveneto, competizione valida per l'assegnazione dei titoli di campione regionale, svoltasi a Pordenone lo scorso 12 marzo.
I 18 atleti cordignanesi, sotto la guida del Maestro Costantino Da Ros, si sono misurati con i migliori karateka veneti e delle regioni confinanti dando filo da torcere agli avversari.
Mioni Michael vince la categoria kata 9-11 anni, davanti a Collodet Alessio in un "uno-due" tutto nostrano.
Nella corrispondente categoria femminile anche le ragazze del K.C.Cordignano si fanno valere, conquistando il titolo regionale con Bolzan Anna e il terzo posto con Maso Aurora.
Lavina Sabrina sale sul secondo gradino del podio nella categoria kata 12-14 anni. Ardengo Thomas, oltre al titolo regionale della sua categoria, conquista anche l'argento in quella superiore (15-17 anni).
Nelle categorie kata junior e senior femminile le atlete del K.C.C. Cavarzerani Luisa e Michelin Alessia non lasciano tregua alle avversarie conquistando un oro e un argento a testa.
Per quanto riguarda il combattimento, oro per Cinot Angelo nella -70kg e argento per Celotto Davide nella categoria OPEN.
In gara anche Tardivo Samuela, Bolzan Francesco, Conforti Luca, la "mascotte" Conforti Alice, Poloni Nicole, Grando Giada, Zanette Giampietro e Drzewicki Dawid, autori di buone prestazioni.
Ottimi quindi i risultati ottenuti dal Club Cordignanese, che fanno ben sperare per le prossime importanti competizioni in cui i nostri atleti saranno impegnati: i campionati italiani under 14 che si terranno a Montecatini il 9 aprile p.v. , stessa data in cui Cavarzerani Luisa rappresenterà l'Italia al Campionato Europeo WUKF di Cluj Napoca (Romania).
Non resta che augurare al Club del Maestro Da Ros di continuare su questa strada anche nel prosieguo della stagione.
Mondo

Kosovo, nuovi contrasti tra etnie?


Perché gli albanesi stanno cercando di riaccendere la tensione con i Serbi nella ex provincia jugoslava, oggi Stato “quasi” indipendente nei Balcani?

Negli ultimi anni il Kosovo ha goduto di una situazione di relativa quanto vigile calma che nella regione è mantenuta con i consistenti aiuti economici degli Stati europei, con la risoluzione ONU 1244 e con le forze NATO che la fanno osservare. Le promesse di adesione alla NATO ed all'UE fatte dopo la guerra ai bellicosi Stati della ex Iugoslavia, alcune delle quali andate a buon fine, hanno avuto benevoli effetti sulla pace nei Balcani. Ma anche le speranze offerte alla Serbia dall'Europa di un maggior coinvolgimento nell'Unione in cambio della sua “accettazione” dell’esistenza del Kosovo come stato, hanno consentito di tirare avanti con calma.

Purtroppo il Kosovo è ancora un problema, l’indipendenza voluta da Clinton e dichiarata nel 2008 è stata riconosciuta solo da 115 Stati su 193 presenti alle NU. L’economia, dopo i primi sostanziosi interventi esteri, è stagnante, i profitti inesistenti, la disoccupazione incombe, la leadership è ancora composta da ex capi militari della guerra, la corruzione impera e la crescita democratica, politica ed economica del Paese è nulla. Il Kosovo è stato un tragico fallimento non solo per la maggioranza kosovara di etnia albanese al potere ma anche e soprattutto per l’ONU che con la missione UNMIK è stato l’artefice della prima fase post guerra del cammino verso l’indipendenza e per l’UE che con la missione EULEX subentrò alle Nazioni Unite nel 2008. Oggi il Kosovo è dunque uno “stato fallito” sulle spalle della Comunità Internazionale sempre meno disposta a sostenerlo. I ritratti giganteschi di Clinton ancora troneggiano a lato di alcune delle principali arterie ma nell'era di Trump appena iniziata la fiducia a suo tempo riposta negli USA, vacilla

Ed allora proprio per questo i Kosovari - che temono di essere dimenticati dal loro sponsor a stelle e strisce preso da altre incombenze - cercano delle possibili vie di uscita dal loro disastro, ricorrendo anche a pericolose provocazioni per rimanere sulla ribalta internazionale. Il sospetto che aleggia nelle valutazioni di alcuni analisti di parte serba è che Pristina voglia riaccendere i fuochi. Il timore è come sempre alimentato anche dalla comunità religiosa ortodossa che presidia i monasteri salvati dalle distruzioni della guerra e dai moti del 2004 e che non nutre alcuna fiducia nelle autorità albanesi.

La KFOR, forza NATO per il Kosovo è sempre là, anche se ridotta a poco più di una Brigata di 5000 militari, tutto

compreso. Negli ultimi tempi la radicalizzazione islamica ha preso piede nelle regioni meno frequentate della provincia. Ma il governo poco ha fatto per combattere i reclutatori dell’IS. Forse perché la loro cattura potrebbe tornargli utile al momento opportuno per dimostrare il suo impegno nella lotta al terrorismo grazie al quale poter invocare ulteriori sussidi di sopravvivenza. Pragmatismo balcanico ma non solo da parte della dirigenza ex combattente che queste misure ha sempre privilegiato. Tutto studiato allora?

Ma c’è di più. In questi giorni alcuni analisti di parte serba tra cui Andrew Korybko hanno abbozzato un’analisi interessante della situazione. Korybko sostiene che il vortice della geopolitica ed il momento di passaggio per il cambio al vertice dell’amministrazione degli Stati Uniti, potrebbero avere un impatto negativo anche sulla fragile pace nel Balcani. Recentemente in Kosovo si sono registrati episodi di intolleranza tra le due etnie, provocati dagli albanesi, che portano a chiedersi cosa ci sia di nuovo nella complessa situazione. Si sta tornando ai vecchi trucchi, a nuovi tentativi di provocare Belgrado per riaprire anche un possibile confronto militare? Un altro fronte nei contrasti USA-Russia, oltre all'Ucraina, alla Crimea, per attrarre l’attenzione di Trump mentre si sta insediando? L'ex primo ministro del Kosovo, Ramush Haradinaj, è stato arrestato in Francia su mandato d'arresto serbo all'inizio dell'anno. Anche se non è stato ancora estradato a Belgrado per rispondere alla giustizia dei numerosi crimini di guerra di cui è accusato, la Serbia ha ricevuto rapporti da agenzie di intelligence occidentali su possibili attentati albanesi contro sue strutture diplomatiche o consolari negli Stati Uniti o in Europa. Un pretesto più che una rivalsa. Per ora non ci sono stati atti terroristici anti serbi ne in Kosovo ne altrove, ma l’allerta rimane. Il Presidente serbo Nikolic si è espresso in termini categorici: eventuali azioni armate di albanesi contro i serbi della regione nord di Mitrovica costringerebbero Belgrado ad un'azione militare per salvaguardare la sua minoranza. Ed allora la potenziale provocazione appare più evidente. Gli albanesi si stanno comportando in modo nuovamente molto aggressivo contro i serbi e tutti si chiedono: perché proprio ora? Che cosa li ha spinti a questa escalation che potrebbe portare allo scoppio di un nuovo conflitto in Kosovo?

La risposta secondo Korybko potrebbe essere: Donald Trump. Ovviamente il neo Presidente americano non ha nulla a che fare con tutto questo, ma gli albanesi sono preoccupati perché la sua politica, ancorché non ancora del tutto svelata, di nuova distensione con la Russia potrebbe portare gli Stati Uniti a prestare meno attenzione a questa parte dei Balcani considerandola una parte della sfera di influenza da riconoscere a Putin. Visto il fallimento del Kosovo come Stato temono questo epilogo e con esso la fine dell’antico sogno, quello della Grande Albania. Non sono solo fantasie perché recentemente il dossier è stato riaperto dall'ex diplomatico britannico Timothy Less che ha sostenuto l’urgenza di procedere ad un definitivo riassetto territoriale dei Balcani auspicabilmente avallato e supportato nella sua esecuzione dagli USA del nuovo corso di Trump.

Solo annunci per ora. Resta il fatto che il “safe and secure environment – ambiente sicuro” richiesto alla NATO dalla risoluzione ONU per il Kosovo è oggi un po’ meno “safe”.

di Roberto Bernardini


Portogruaro

Il 5° reggimento “Superga” consolida gli storici legami con Portogruaro

Importante evento culturale venerdì 24 marzo presso la sala del circolo unificato della Caserma "L. Capitò" in Portogruaro dove, con inizio alle ore 18.00, avrà luogo un incontro dal titolo "Le immagini della Grande Guerra".
All’iniziativa, organizzata dal 5° reggimento artiglieria lanciarazzi "Superga" in collaborazione con l'associazione culturale di geopolitica Historia ed il comitato locale della Croce Rossa Italiana, nell'ambito delle attività volte a commemorare il Centenario della Grande Guerra, sono stati invitati il Sindaco della Città di Portogruaro, i Sindaci dei comuni limitrofi, le Autorità civili e militari, i rappresentanti dei Comitati locali della Croce Rossa Italiana e delle Associazioni culturali e Combattentistiche e d'Arma del Veneto e del Friuli Venezia Giulia.
Il programma della serata prevede gli interventi del Colonnello Edmondo Dotoli, Comandante il reggimento che presenterà l'evento; della Dottoressa Georgia Schiavon sul tema "Il labirinto della Guerra" tratto dal romanzo di Jorge Luis Borges; dell'attore e regista Filippo Facca che interpreterà la preghiera di Doberdò di G. D'Annunzio; del Dottor Arturo Pellizzon sul tema "Immagini della Grande Guerra" e del Maggiore (CRI) Paolo Ettore Forzato Arcioni che tratterà "la Croce Rossa Italiana nella Grande Guerra".
Nella mattina di martedì 21 marzo si è anche svolto, presso il Duomo di S. Andrea, il tradizionale Precetto Pasquale Interforze per tutto il personale delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine e dei Corpi Armati dello Stato che operano nel portogruarese. La funzione religiosa è stata officiata da S.E. Monsignor Giuseppe Pellegrini, Vescovo della diocesi di Concordia – Pordenone, e concelebrata dai cappellani militari in servizio nel territorio. La cerimonia ha visto la presenza del Comandante dell'Ente, Colonnello Edmondo Dotoli, del Sindaco di Portogruaro, Maria Teresa Senatore e delle principali Autorità civili e militari del territorio, nonché di una nutrita rappresentanza di donne e uomini in uniforme impegnati nell’area della Provincia di Venezia, ognuno nelle proprie competenze operative, e di numerosi soci appartenenti alle sezioni locali delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Il Colonnello Dotoli, nel suo intervento a conclusione della funzione, ha ringraziato S.E. Monsignor Giuseppe Pellegrini per aver condiviso questo importante momento con tutto il personale intervenuto ed ha ringraziato tutti presenti per la partecipazione numerosa augurando una serena e santa Pasqua. (Nella foto il Colonnello Dotoli e Monsignor Pellegrini).
Cultura, Padova

Il successo de “I docili rumori delle offese”. RINGRAZIAMENTI (& PETTEGOLEZZI)

Gentile direttore del “Piave” (ed editore di Publimedia), voglio ringraziare tutti, per il suo tramite, della gentile attenzione e del successo della mia prima e unica raccolta di poesie, "I docili rumori delle offese". Cioè per come in molti state accompagnando con sensibilità e un simpatico incoraggiamento questo mio breve e imprevisto viaggio nella poesia-tra-virgolette (e lo dico per fisiologica modestia, bisogna essere consapevoli dei propri limiti).

Sono stupito io per primo. Perché non lo credevo possibile. Però già che ci sono, un paio di cose le aggiungo, ai ”sentiti ringraziamenti” di rito.

Mi piace scrivere, parlare in pubblico – come andare in onda in tv – lo faccio da secoli dei secoli, ma è sempre una sorda sofferenza, una sempre più piccola forzatura del mio pudore naturale (una timidezza che ho dentro, scambiata spesso per superbia). Eppure nel tempo ho imparato: mentre prima negli incontri, nelle conferenze, alle presentazioni, davanti a folle prevenute o sparuti gruppetti adoranti, mi spendevo e prosciugavo, in seguito, invecchiando, ho capito che il pubblico non solo assorbe da te ma, se comprendi come fare, anche ti restituisce. Quindi, l’incontro pubblico è un flusso biunivoco, mentre io temevo fosse solo univoco: da me e senza di me. Sbagliavo, per supponenza e inesperienza scambiate per generosità.

“I docili rumori delle offese” nasce durante i mesi in cui mio padre si è separato fisicamente da me, che gli somiglio molto. Fisicamente, non spiritualmente, non moralmente, non intellettualmente: e la raccolta di “poesie” (occhio alle virgolette) mi serve a ricordarmelo, qualora mi distragga.

Dunque, “serve” a me, questo ve lo devo dire con tutta la franchezza che so. Questione di istinto di sopravvivenza.

Poi però.

C’è il mistero insondabile della umana curiosità, dello stupore per il fatto che “Versace ha fatto ‘sta cosa strana…”, insomma dell’interesse di chi mi conosce (e apprezza o detesta) per il mio lavoro in tv o come giornalista che scrive libri e articoli. E non si sarebbe aspettato questo.

Ciò che leggete in questa raccolta intitolata “I docili rumori delle offese” (Publimedia editore) sono, appunto, quei pensieri che non sono riusciti a trovare altra forma espressiva che questa. Non c’è stato verso: io avevo assoluta necessità di cacciarli fuori dalla mente, questi pensieri. Cose anche molto personali, risonanze di fantasie e ricordi all’imbrunire, passeggiate costeggiando un fuoco nel folto del bosco di un’anima inquieta.

Cose che incredibilmente stanno diventando condivise, nell’esperienza “magica” della lettura sulla pagina scritta, oppure dell’ascolto dei file audio di Pigi Svaluto con quella sua voce straordinaria (o di me medesimo, molto meno…).

C’è il dolore. C’è la sofferenza. La meraviglia e la rabbia. La speranza e l’attesa della speranza. L’ignoto me davanti a me stesso. Ma c’è anche molto altro. Che non avrei saputo come altro esprimere, per non impazzire. Fin da piccolo, ho sempre dovuto trovare una via di fuga alle parole che non riuscivo.

Non vi è un metro al dolore, ognuno ha il suo a volte nemmeno sapendolo. La scrittura di “poesie” (idem come sopra) è l’espressione del mio stato d’animo, che per ciò stesso porta in sé i segni della mia sensibilità individuale, ma anche della mia storia, di ciò che sono stato e di quel che sarei voluto essere.

“I docili rumori delle offese” sono il prodotto, per me imprevisto, di un lasciarsi andare a una scrittura che affonda le proprie radici nella mia essenza. A tal punto che il gesto creativo, la scrittura di queste “poesie” virgolettate mi si è imposta come una necessità espressiva, il bisogno per il mio essere di accompagnare questo passaggio cruciale della mia esistenza – la perdita del padre – con parole che vanno oltre il loro stesso significato pratico, diciamo così quotidiano. Dando la mano e la lingua a demoni e santità, carnalità e trascendenza, dannazioni ed estasi, ferite e ricuciture delle ferite, umanità e divinità.

E come scrisse al momento del commiato Cesare Pavese (che ho messo in epigrafe nel libro, per noi tossicodipendenti dalla scrittura) su un umile pezzo di carta: "Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi".

Ricapitolando. Grazie veramente a tutti quanti voi!

Gianluca Versace
Conegliano

L’ “ORGOGLIO” DELLA FAMIGLIA DE GIUSTI AL SUO PRIMO VINITALY

Si chiama Orgoglio il Prosecco DOC che la famiglia De Giusti presenterà per la prima volta a Vinitaly, in programma dal 9 al 12 aprile 2017. Nelle versioni Dry ed Extra Dry, una nuova storia che arricchisce il panorama vitivinicolo italiano.

La famiglia De Giusti non smette mai di sorprendere: quest’anno i produttori della storica azienda Manuel Caffè danno spazio anche il settore vitivinicolo, segnando in agenda l’appuntamento con la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino. Sarà infatti Vinitaly, in programma dal 9 al 12 aprile 2017, ad aprire le porte al Orgoglio Prosecco De Giusti, il frutto privilegiato delle colline venete di Conegliano e Valdobbiadene.
Per la prima volta, presso lo Stand D1 del Pad. 3, sarà possibile degustare la punta di diamante della produzione enologica De Giusti, nelle versioni Dry ed Extra Dry: un vino che nasce da una storia di passione affinata nel tempo, e che sfocia in un’etichetta capace di celebrare tutte le sfumature del Prosecco, esaltandone il fruttato floreale.
Orgoglio De Giusti rappresenta il successo di una famiglia che da oltre 50 anni mette a disposizione il proprio know-how nella valorizzazione della cultura italiana del caffè in tutto il mondo, per estendersi ora anche al settore enologico. Una realtà in continuo movimento quindi che, grazie all’entusiasmo e alla costanza dei suoi componenti, ha trasformato in breve tempo un’attività vitivinicola amatoriale in una produzione rilevante, che vanta risultati di riguardo nell’interpretazione di questo classico della tradizione veneta.
Una confezione che già anticipa la raffinatezza del vino racchiude un nettare che si contraddistingue per sentori di agrumi, pesca bianca e mela verde. Dal colore paglierino brillante, al palato risulta morbido ma asciutto. Orgoglio De Giusti proviene dai versanti ripidi alternati ai dolci pendii della marca trevigiana, dove svettano generosi vigneti, fiore all’occhiello dell’eccellenza italiana del Prosecco.
Gli accreditati produttori di Manuel Caffè, storica azienda leader nella produzione di miscele di caffè d’eccellenza, replicheranno il loro successo nell’ambito enologico, grazie a rilevanti progetti di promozione e valorizzazione delle proprie etichette.
Nata nel 1975 dalla Famiglia De Giusti e gestita con successo oggi dai fratelli Emanuela, Mauro e Cristina, Manuel Caffè coniuga con successo tradizione ed esperienza, innovazione e intuizione, dando vita ad grande varietà di prodotti. Dalle miscele classiche, robuste, speziate e dolci, fino alla gamma di tè, infusi e cioccolata, l’azienda è in grado di soddisfare le più diverse richieste del consumatore moderno e le esigenze specifiche di ogni locale.

www.manuelcaffe.it
www.degiusti.eu
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Ultimo aggiornamento: 27/03/2017 00:22