Cultura

Madame & Messieurs

Metto le mani avanti affermando che l’ultimo pezzo di Madame, quello che fa da traino alla serie Bang Bang Baby, è davvero l’eccezione; aiutato dal richiamo di un’atmosfera anni sessanta tracciata da Mina in Città vuota, non a caso dietro le quinte c’è la Caselli ben salda al comando dell’operazione. La regola non comporta però esagerati lampi di talento in questa nuova deriva trap-pop italiana. Vediamo un po’. A seconda di come ti senti cerchi in rete un bit triste. O allegro. O aggressivo. Vocoder, Auto-Tune e rimario a portata di mano. Poi vai di campionamenti da hit storiche mescolando con citazioni dai social, qualche parolaccia, su le mani e ciao Roma! Patata in bocca e biascicamento, come ripete spesso Silvia Boschero dagli studi di Rai Radio 2; racconti da una desolante periferia dell’anima malnutrita nella tua cameretta di adolescente che gioca a fare il Moroder dei nativi digitali. Aggiungi un producer di grido e montaci un video zeppo di effetti, meglio se abbastanza banali. Mah! Forse che Paoli, Vecchioni, Carmen Consoli e la Nannini compongono così? Forse che lo fanno Carboni, Silvestri, Fabi, Bersani e Nina Zilli? Forse che lo facevano Modugno, Dalla, Bindi, Tenco, Gaber, Battisti, De André? Senza scomodare Mozart e Beethoven, Verdi e Puccini, forse che quel gigagenio di Morricone usava questi mezzi e questi ripieghi? Per carità, la musica - come il mondo - va in prog, signore e signori! Talvolta, ahinoi, all’indietro.
Treviso

Il ricordo a Bibano (Godega di Sant’Urbano) di Don Dionisio Ragazzon

GODEGA DI S.U. - Mi è capitato di fermarmi presso la Chiesa di Bibano, un po’ perché nutro per questo luogo una sorta di attrazione un po’ perché alla fine di una bella camminata una sosta ed una preghiera certo non fanno male.
 

Ed ecco che all’interno dell’edificio religioso, sulla sinistra è stata allestita una bella ed interessante mostra su Don Dionisio Ragazzon, sacerdote mancato nel 1982, indimenticabile parroco del quale anche mio padre conservava una viva memoria. 

Visto l’interesse e la cura con la quale sono stati esposti cimeli, libri, paramenti e soprattutto fotografie che ripercorrono la sua vita di sacerdote si comprende subito che seppe entrare nel cuore dei suoi parrocchiani grazie ad una semplicità e ad una capacità di esprimersi da raggiungere agevolmente ogni anima che si avvicinasse a lui.
 

Mi ha colpito la macchina da scrivere posta su di un banchetto insieme ad alcuni libri di preghiera, una Olivetti M40 sul quale si srotola ancora un foglio dove capeggia una frase che fa riflettere e non poco “Fratelli perdonate, perdonate sempre! Non solo a quelli che vi chiedono perdono, ma anche a quelli che non ve lo chiedono!”
 

Perdonare a volte risulta tanto difficile ed è un passo importante verso gli altri ma soprattutto nei confronti di sé stessi, una tappa fondamentale per continuare nella vita, ci insegna a non serbare rancori e convogliare la rabbia o l’acredine verso qualcuno in un’energia che possa portare a qualcosa di costruttivo, verso opere di bene atte ad invogliare anche gli altri verso la costruzione di una società migliore. E deve averne portato molto di bene Don Dionisio, tanto che molti si stanno adoperando per onorarne la figura, cercando foto, documenti, testimonianze che possano trasmettere alle generazioni presenti e future il suo passaggio e l’eredità dell’amore che ha dato e lasciato ai suoi parrocchiani.

Colpisce la cronologia che segna i vari passaggi della sua vita terrena, le tappe di un’esistenza che tra l’altro lo ha visto ricevere gli ordini minori di accolito ed esorcista nel 1940, come altrettanto significativo è il manifesto che ci dice chi era quest’uomo e questo pastore, elencando le sue doti tra cui spicca quella di predicatore eccezionale in quanto le sue omelie lasciavano sempre il segno.

Perciò se siete del luogo ed avete foto o quant’altro riguardi Don Dionisio o vi troviate anche per pochi minuti a passare davanti alla chiesa di Bibano non perdete l’occasione di conoscere una personalità così ricca di umanità e così disponibile verso il prossimo, un sacerdote che quasi sembra essere stato un padre per la parrocchia di Bibano tanto è l’affetto che a distanza di quarant’anni le persone dimostrano ed esprimono, raccontando aneddoti, ricordi, con gli occhi un po’ lucidi e l’aria commossa di chi non ha dimenticato una figura emblematica che ha lasciato tracce indelebili nei cuori e nelle anime di chi lo ha conosciuto. In parrocchia cercano ancora qualsiasi testimonianze riguardi Don Dionisio, troverete all’interno ogni nominativo e recapito delle persone che si stanno occupando di questa interessante iniziativa e raccolta di informazioni ai quali potrete rivolgervi.
 

A volte i nostri paesi si possono conoscere attraverso le opere d’arte, gli edifici storici, i percorsi naturalistici, ma capita che una località rechi impresso ancora il segno di personalità eccezionali che qui hanno vissuto donando sé stessi interamente alla comunità, e questo è uno di questi ultimi casi. 

Don Dionisio Ragazzon non lascerà mai Bibano di Godega di Sant’Urbano perché la memoria del cuore si sa è eterna, come il ricordo di chi ha dedicato la propria vita al benessere e alla gioia dei propri concittadini e parrocchiani. E ogni persona qui fa di tutto perché Don Dionisio non sia dimenticato, ma anzi resti e sopravviva come esempio di buon pastore che ha saputo comprendere, accogliere e coinvolgere tutti nell’essere comunità viva, cosa di cui ora abbiamo estremo bisogno per ripartire e sentirci di nuovo una società consapevole, forte e viva.


Monia Pin

Cultura

La Storia fra le storie

Un volo di ricognizione attraverso 400 pagine. E l’autore, fra l’altro pilota dei cieli, racconta quel mondo in subbuglio nel quadriennio 1914-1918 a uso e consumo del mondo, altrettanto in subbuglio, di oggi. Collegandoci all’unica pubblicazione di Neal Cassady, il Moriarty di Sulla strada, siamo di fronte (termine che dolorosamente si presta) a un primo terzo del comandante Damiano. È questo infatti il libro numero 3 dello scrittore-carabiniere il quale ha portato le sue radici salentine nella terra dei Dogi. Una trilogia che, a partire dalle esperienze del nonno Mauro Gisberto, guardia carceraria, affronta poi l’orrore velato da idiotismi contestualmente alle ostilità del più grande conflitto mondiale, grande beninteso per le atrocità perpetrate e per lo sconfinato rosario di lutti disseminato. Un corposo volume contrappuntato da immagini d’epoca, alcune di esse riferite a D’Annunzio e a Francesco Baracca, e riflessioni di Cocteau, Montaigne, Creso; particolarmente toccante la preghiera di Papa Francesco nel risvolto di copertina e un pensiero del presidente Lincoln sul retro del segnalibro. In copertina e in quarta una preziosa cartolina che proprio il succitato nonno di Damiano spedì dal fronte ai suoi cari. Curioso e allo stesso tempo raggelante l’aneddoto riferito a quel nostro soldato che ebbe un atto di clemenza verso un nemico rivelatosi poi il terribile Führer. La Storia trascritta dai letterati fra storie tramandate dalla povera gente.

Luigi Damiano // 1914-1918 Un mondo in subbuglio / Curiosità, orrori e idiozie nella Grande Guerra // Dahm - Presentazione presso l’Hotel Patriarchi di Aquileia il 15 maggio alle 11. Insieme allo storico Vito Marcuzzo (che ha curato altresì la prefazione) e all’autore, anche le figlie di quest’ultimo Eleonora ed Elisa, rispettivamente maestra di canto e psicologa.
Treviso, Turismo

La chiesetta di San Clemente situata a Codognè 

CAMPOCERVARO DI CODOGNE' - Soprattutto adesso con la bella stagione il desiderio di uscire per la classica gita fuoriporta può darci l’occasione per conoscere ed apprezzare angoli suggestivi e luoghi quasi sconosciuti della nostra zona, soprattutto se si decide di usare la bicicletta o si propende per una camminata, così da unire l’attività sportiva ed un momento di quiete alla possibilità di scoprire le bellezze del nostro territorio.

Capita così che anch’io quando ho del tempo libero giri alla scoperta dei nostri paesi e mi imbatta, a pochi chilometri da casa, in panorami mozzafiato dove la sinuosità delle colline si alterna al fascino della pianura, dove vigneti e campi arati o già verdeggianti si alternano armoniosamente, portando lo sguardo ad abbracciare il territorio in tutto il suo splendore. 

Spesso succede che d’istinto, seguendo l’invito di un cartello della segnaletica turistica, decida di prendere una stradina laterale deviando dal percorso abituale e solitamente questa mia scelta porta sempre a qualche gradita sorpresa. E’ accaduto anche stamattina e la mia curiosità mi ha portata davanti alla chiesetta di San Clemente situata a Codognè (frazione di Campocervaro), un piccolo gioiello perfettamente incastonato tra le case che pur avendo un aspetto sobrio ed essenziale riserva non poca meraviglia al visitatore più attento che decida di fermarsi per una visita.

Risalente al secolo XI è sicuramente uno degli edifici più antichi del paese viste anche le tracce delle pavimentazioni rinvenute durante il restauro, effettuato grazie al cofinanziamento del GAL n.5 (Programma Regionale Leader II-UE) e che porterebbe la datazione dell’edificio all’anno 1050, rivelando una probabile origine longobarda (come si può leggere sull’apposita targa posta all’esterno).
Internamente è di particolare interesse il dipinto di ispirazione bizantina che rappresenta San Clemente posto sulla sinistra poco prima dell’altare, parzialmente ancora visibile, al quale segue un affresco dove spicca la figura di Sant’Antonio da Padova con in braccio il Bambino ed una statua della Madonna con Bambino risalente al secolo XVII-XVIII (come indicato dall’apposita targa).

A destra è presente un altro affresco ben conservato dove la Madonna con il Bambino appare tra Sant’Antonio e presumibilmente Santa Caterina da Siena. Sull’altare, appare imponente la statua di San Clemente al quale la Chiesa è dedicata. Accanto all’altare sono ancora visibili i resti dell’antica pavimentazione opportunatamente ricoperti da teche trasparenti mentre all’ingresso della chiesa, sulla destra, sono stati posti alcuni reperti trovati durante i restauri. Meritano particolare attenzione anche questi ritrovamenti, tra i quali ci sono vetri e ceramiche trovati presso l’angolo destro della chiesa, frammenti di ceramica di epoca veneziana raccolti durante lo scavo del pavimento, una moneta veneziana di Pietro Galdenigo (1289-1311) ed un sigillo rinvenuti vicino all’altare (il tutto è ben descritto sui cartellini posti accanto ai pezzi ritrovati).
 
Per chi alzi lo sguardo verso il tetto, sopra l’altare, è visibile un’immagine del Cristo a braccia aperte che sembra benedire e nel contempo accogliere chiunque abbia varcato con devozione e ammirazione le porte di questa chiesetta.
E questo è solo uno dei tanti bellissimi esempi di mete di turismo locale che si potrebbero proporre.
E’ giusto ricordare che spesso sono famiglie private ad occuparsi della cura e della custodia di questi luoghi (alcune famiglie possiedono le chiavi da decenni se non da più di un secolo) le quali, oltre ad essere sempre disponibili ad aprire le porte di questi edifici che salvaguardano con orgoglio, non mancano di dedicare il loro tempo al fortunato visitatore fornendo informazioni, raccontando eventi ed aneddoti, svelando qualche curiosità che permette di calarsi per un momento nella nostra storia e comprendendo ancor di più il valore del nostro patrimonio culturale ed artistico locale.
 
Certo è giusto viaggiare, vedere luoghi lontani, entrare in contatto con realtà diverse per allargare i nostri orizzonti, ma sarebbe altrettanto opportuno dedicare del tempo alla riscoperta delle nostre zone, soprattutto tenendo conto che molti di questi “gioielli” disseminati in ogni angolo sono stati il frutto dei sacrifici di chi ci ha preceduto e che, nonostante ogni avversità, hanno trovato il modo di lasciarci testimonianze di fede, storia e di tradizioni perché non perdessimo di vista le nostre origini.
 
Si tratta di tracce preziosissime di un passato che nel nostro presente possono rappresentare anche una risorsa turistica, economica e culturale, magari per un turismo che nella prospettiva futura sia meno frenetico, più sostenibile e soprattutto maggiormente consapevole.

Monia Pin
Cultura

Web Site Story

C’era una volta un web. O, per meglio dire, c’erano i primi tentativi di navigazione virtuale. Fin da quegli albori si era prospettata una netiquette per un approccio educato e consapevole alla nuova globalità interconnessa. I buoni propositi si sono, ahinoi, presto arenati al cospetto di una diffusione sempre più pop, sempre più trash, sempre più egoriferita. Oggi sappiamo che passa anche dalla Rete il surriscaldamento globale. E ci passa in modo sostanzioso, basti pensare che nella sfavorevole top five delle nazioni più inquinanti (insieme a Cina, India e Stati Uniti) ci sia per l’appunto anche il Villaggio Internet. Ogni email circolante comporta emissione di anidride carbonica in misura più o meno rilevante a seconda soprattutto degli allegati: documenti di scrittura, immagini, registrazioni audio e video. Ciò vale anche per molte altre azioni o reazioni correlate. La stessa pubblicazione di questo articolo e la sua eventuale condivisione si traducono in CO2 ma perlomeno forse qui vi è un senso. Un sistema tuttavia ci sarebbe per contenere tutto questo spreco di energia. Come risolvere in parte il problema? Beh, con un adeguato tariffario. Si dovrebbe ovvero definire un piccolo contributo necessario al nostro stare ormai fin troppo collegati. In primis aumentando il costo agli inserzionisti privati e ai banner pubblicitari; non tralasciando di fissare una minima quanto articolata imposta contestualmente a quanto gira su social e portali: dai like alle emoji, dai post ai tweet, dalle chat su Messenger e WhatsApp passando per le dirette e le story. Un sistema grazie al quale avremmo per esempio altresì un giro di commenti e contenuti meno banali (non più piatti di carbonara, non più tramonti, non più florilegi di selfie, balletti e gattini a ogni piè sospinto). Aggiungerei pure una spesuccia per poter followare, così da contenere un po’ il numero esorbitante di influencer, blogger, youtuber, tiktoker… Avremmo un doppio vantaggio, la riduzione dell’inquinamento elettronico e il reinvestimento degli utili in progetti culturali ecosostenibili. Sì, perché va da sé, l’aggravio sostenuto dagli utenti andrebbe in un’equa direzione, non certo a ingrassare le già pingui finanze dei colossi informatici. Dopo aver messo al bando la plastica e aver sottolineato l’anacronismo di carbone e petrolio in quasi tutto il pianeta, dopo aver sposato con passione la campagna di Greta, sarebbe conveniente mettersi a legiferare anche intorno alla succitata proposta.

(Sopra, uno dei grandi server dai quali si dipana quell’immaterialità che pure ha un enorme peso, non solo in giga)
Nessun oggetto disponibile.
Ultimo aggiornamento: 18/05/2022 16:09