Cultura, Treviso

Bioglera moonight!

Oh, come è bella l’uva al chiar di luna / Oh, come è bello saperla vendemmiar… L’attacco fogarino della vecchia canzone popolare portata al successo dal Duo di Piadena ben si presta a riassumere la nuova edizione di un evento che è frutto all’occhiello di Sarah Dei Tos (sopra, in un frame da una video intervista nel suo vigneto). La giovanissima imprenditrice vittoriese sta portando avanti da alcuni anni un’iniziativa culturale e agricolturale che ha dato un po’ il via a nuove tendenze nel rapportarsi con la natura dionisiaca e fors’anche selenica di un prodotto di pura eccellenza, il Prosecco Superiore Docg. Dalle ormai virtuali nebbie milanesi della Bocconi dove si è laureata alle brume romantiche della tenuta dove questa stagione celebra altresì la prima raccolta d’uva glera completamente biologica, vitigno dal quale nascono i grappoli di luna del suo Brut Millesimato. Un’esperienza cui approcciarsi con lo stesso sereno rigore col quale affrontiamo un concerto, un reading letterario o una mostra d’arte, magari inforcando occhiali da luna. Eccezionale madrina dell’Incontro, per altro contestuale al Premio La Vigna di Sarah Bio per l’Agricoltura Eroica, la nostra Sandrocchia nazionale, già musa di Fellini che della luna ha malinconicamente evocato la voce nell’ultimo film. Un canto sale nella vigna / in riva all’idealtà / e da un decanter la malia scintillerà.

La Vigna di Sarah, via Col di Luna, Cozzuolo di Vittorio Veneto, Tv // Domani dalle 18 / La serata è presentata dal conduttore televisivo Massimiliano Ossini / Aperitivo conviviale con degustazione dei vini della Casa e dei formaggi della Latteria d’Aviano, Vendemmia Notturna, buffet, cena, musica dal vivo / Posti limitati / Ufficio Stampa: Cristiana Sparvoli / Tra i partner: Antonio Carraro, Relais Hotel Ca’ del Poggio di San Pietro di Feletto, Mainor di Fregona, Banca Mediolanum, Itlas pavimenti in legno, Trattoria Larin da Bepo, le trote di Ulisse dell’azienda agricola Rosanna Carniel Fornasier.
Portogruaro

A Portogruaro inizia l’attività dell’U.T.E.

Aperte le iscrizioni al XXX Anno Accademico dell’Università della Terza Età del Portogruarese. (Segreteria in Villa Comunale a Portogruaro (ex-biblioteca), dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 12.00, telefono: 0421.277285)

Le lezioni di cultura generale si terranno dalle 15.00 alle 17.00 nella Sala delle Colonne del Collegio Marconi. I corsi di Lingue straniere (Inglese Francese Tedesco Spagnolo e Russo) si terranno al lunedì, martedì e venerdì, dalle 15.00 alle 18.00, presso il Liceo XXV Aprile. Le conferenze di musica operistica presso l’aula magna dell’Istituto scolastico “Marco Belli” e le lezioni di informatica presso il laboratorio dello stesso istituto.

Gli iscritti all’U.T.E. avranno sconti e facilitazioni presso la Piscina Comunale, il Teatro Luigi Russolo, la palestra Tonica di San Nicolò, il Centro di Medicina del dottor Salar di Viale Trieste e l’agenzia Viaggi Dotta.

IL PROGRAMMA

Gli oltre cento appuntamenti previsti inizieranno lunedì 7 ottobre alle ore 16.00 con la presentazione di un filmato realizzato durante un recente viaggio in Iran da Loretta Del Ben e Renzo Bortolussi.

Il tema del viaggio, come apertura alla mondialità, sarà poi ricorrente con i multivision di Adriano Mascherin e i racconti “estremi” di Fabio Polbodetto.

Il teatro quest’anno avrà una spazio particolare: a partire da quello antico, Greco e Romano (le lezioni di Manuela Padovan e Marina Moro) per arrivare a quello italiano contemporaneo da Visconti a Strehler (Agnese Colle). Ma anche il ciclo cinematografico curato da Sergio Amurri avrà un’impronta particolarmente teatrale con pellicole di Visconti e di Zeffirelli, il regista recentemente scomparso. Di un’opera teatrale di Pirandello, mai rappresentata, ma la cui locandina era stata disegnata a Parigi da Luigi Russolo, ci parleranno con notizie inedite Emanuela Ortis ed Enrico Cottignoli, presidente dell’U.T.E. di Latisana.

Friuli V.G.

Premiazione Concorso APPI

PREMIO APPI - CORDENONS 5 SETTEMBRE 2019

Premio Appi, X edizione. “Un anello fra passato e futuro.”

E’ Liana Tarussio di Tricesimo la vincitrice della decima edizione del Premio internazionale di poesia intitolato a “Renato Appi”.

Appi, indimenticato cantore della friulanità, poeta, scrittore, musicista, drammaturgo, già vicepresidente della Società filologica friulana e dell’Ente Friuli nel mondo. Evento organizzato dall’associazione Ciavedal, presieduta da Paolo Dalmazi, e dal Comune di Cordenons.

Tarussio ha partecipato al concorso con una poesia scritta dalla madre, recentemente scomparsa, Clorinda Menean dal titolo “Peneladis di marcjat” (Pennellate di mercato).

Due i secondi premi ex aequo che, in base alle indicazioni unanimi della giuria, hanno ottenuto lo stesso punteggio: Nicolina Ros di San Quirino con “Penac’us ta i Magrets” (Penac’us sui Magredi) e Aldo Rossi di Reana del Rojale con “Preiere di autun” (Preghiera d’autunno).

Tre, inoltre, le menzioni speciali: ad Anellina Colussi di Casarsa della Delizia con la poesia “La pavea” (La farfalla), Egle Taverna di Gorizia con “Il bearc” (Il cortile) e Giuseppe Mariuz di San Vito al Tagliamento con A Sanaa, in memoria di Sanaa Dafani, la diciottenne barbaramente uccisa dal padre il 15 settembre 2009 a Montereale Valcellina perché troppo “occidentale”.

Infine, quattro le segnalazioni che la giuria ha inteso attribuire alle composizioni di Francesco Indrigo (“Un puin di minuts prin”, “Un pugno di minuti prima”) di San Vito al Tagliamento, Enrico Maiero (“Pignarul”, “Falò”) di Tricesimo, Giacomo Vit (“Par ‘na pitura sculurida tal mur”, “Per una pittura sbiadita sul muro”) di Bagnarola di Sesto al Reghena e Maria Fanin (con “Scure le gnot”, “Buia la notte”) di San Giorgio di Nogaro.

Autori in marilenghe e sue sfumature. Poesie che trasmettono emozioni intense. Antiche sagge parole riecheggiano vivaci nei loro versi. Una ricercatezza fine di vocabolario.

Ottime qualità che hanno messo a dura prova la giuria così composta: presidente Mons. Luciano Padovese, i Componenti, Guglielmo Cevolin – Università di Udine, Eros Cisillino – ARLEF, Elio De Anna – Ciavedal e Famiglia Appi, e Silva Gardonio – Comune di Cordenons.

E' stato sottolineato inoltre che al concorso sono pervenute ben 146 poesie.

Ha presieduto anche la famiglia Appi che ha ricordato la dedizione dello scrittore per il suo operato “si sentiva la macchina da scrivere di notte o la mattina presto”.

Ha allietato inoltre la serata la Corale Cordenonese che ha proposto alcuni brani della tradizione tra cui l’immancabile “Al paèis pi biel del mondu”, musica e parole di Appi. A seguire grande performance del tenore Adriano Turrin, accompagnato dalla maestra Patrizia Avon con la celebre “Suspîr da l’anime”.

Numerose le autorità che hanno partecipato alla serata, con la giunta comunale quasi al completo guidata dal sindaco Andrea Delle Vedove, l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti e i rappresentanti di Efasce, Arlef, Friuli nel mondo, Società filologica friulana, Bcc e Università di Udine. A presentare la serata, Fabio Scaramucci.

L’appuntamento è per la prossima edizione, con l’impegno di riuscire a coinvolgere sempre più le giovani generazioni affinché la lingua friulana e le sue varianti, tra cui si annovera il folpo cordenonese, possano essere conosciute e parlate ancora.

In quest'ottica è stata proposta anche una possibile collaborazione con la “Catalogna”, Comunità con una particolare attenzione alla politica linguistica, con il “Venezuela e i nostri emigranti”.

Monia Andri


Politica, Storia

Becero teatrino della politica

Senato. Fase convulsa, tutti contro tutti
Becero teatrino della politica
Cartelli contro Salvini
La mattinata inizia nel miglior modo. Verso mezzodì nello studio televisivo di Augias il prof. Zagrebelsky presenta l’ultimo saggio “Mai più senza maestri”, nel ricordo del sommo Norberto Bobbio. Primo pomeriggio, ore 15, sulla generalista Rai 1 della De Santis, il presidente del Consiglio in carica spiega, nell’aula primaria, i motivi delle dimissioni del Gabinetto. Si assiste a un serrato corpo a corpo verso il suo vice, dipinto con pesanti aggettivi, che lasciano esterrefatto il ministro degli Interni. Dopo circa 50 minuti, di alta difesa del Dicastero, tocca allo stesso, che vorrebbe ribattere dal suo posto alla destra del presidente. Interviene E. Alberti Casellati, presidente del Senato, e lo manda tra i suoi, leghisti. “Grazie e finalmente” ripetuto due volte, quasi a riprender fiato. Sempre più eccitato, elenca le motivazioni a sua difesa. Inizia la bagarre. Applausi a lui dai suoi, e viceversa all’altro vice da parte dei 5s. La presidente, con voce ferma pone fine alle “tifoserie da stadio”. In contemporanea si innalzano cartelli contro il san Sebastiano leghista, dileggiato dai più. Inizia la serie delle rimembranze classiche, aperte dal presidente Conte sulla “cultura costituzionale”, di cui il ministro e suo vice, sembra non avere contezza. Ebbene, a questo punto mi rendo conto che nemmeno il premier conosce il contenuto della famosa “lectio magistralis” del prof. Giorgio La Pira, 22 dicembre 1947, ultima seduta della Costituente, presidente Terracini. Presentata la sera prima la proposta, che quel pomeriggio intende discutere, il quarantenne La Pira chiede di parlare, proponendo una variante al testo costituzionale. La Costituzione, dice, sia preceduta da una brevissima formula di natura spirituale: “In nome di Dio, il popolo italiano si dà la presente Costituzione”, aggiungendo tra commenti a sinistra: “Spero che si possa pervenire all’approvazione, perché, mi pare, che in Dio tutti possiamo convenire.[...] C’è un punto di convergenza per ogni creatura, c’è sempre una realtà superiore e, per questa ragione, se noi potessimo, concordemente al di sopra di ogni questione politica, ancorarci a questa formula, sarebbe veramente uno spettacolo di fede. Il popolo è il soggetto e non ci sarebbero questioni da sollevare. Pregherei tutta l’Assemblea di votare unanimemente la formula da me proposta”[…]. Il Presidente Terracini:[...] ad alta voce afferma: ieri sera non ancora formalmente, [..] ho fatto all’on. La Pira una prima osservazione: che la sua proposta poneva una questione di principio, quella del preambolo della Costituzione. La questione è stata dibattuta frequentemente nel corso dei nostri lavori […] Il comitato di redazione dopo lunga e ampia discussione, ha respinto il concetto dell’inserzione di un preambolo nella Costituzione. Si poteva riaprire questa discussione già conoscendosi la profonda diversità di pareri? [...] L’on. La Pira, obbedendo a un impulso della sua coscienza, ha ritenuto ugualmente suo dovere di porre il problema. [...] Alcuni colleghi hanno chiesto di parlare sull’argomento. [..] La questione ha una delicatezza di contenuto in sé e più è delicata per le ripercussioni che essa certamente avrà nell’animo di tutti coloro, che la conosceranno e la conosceranno tutti gli italiani. Le parole siano dunque adeguate”.[...] Primo interviene l’on. Togliatti, autorizzato, dice: “On. Presidente, è un fatto che stamani quando ci siamo alzati faceva freddo, ma nonostante questo, quando abbiamo visto brillare il sole nel cielo di dicembre, abbiamo sperato che, almeno per noi, membri della Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, esso avrebbe brillato su una giornata di unità e di concordia. Siamo venuti qui [...] con il deliberato proposito di scartare in questo giorno tutte le questioni che potessero dividerci, aprire o riaprire solchi, elevare barriere. Io vorrei pregare tutti i colleghi di non staccarsi da questa atmosfera elevata [...] Se dovessimo aprire il dibattito sulla proposta dell’ on. La Pira, non ci troveremmo uniti. Questo è un fatto certo.[...] non so nemmeno se in campo cattolico una posizione, la quale faccia della fede qualcosa di collettivo e non soltanto personale, possa essere accolta da tutti.[...] Per questi motivi, prego l’on. La Pira di voler desistere dalla sua proposta. L’on. prof. Concetto Marchesi, esimio latinista, comunista e già rettore dell’ateneo patavino (7/9-29/11/1943) si infervora: “Questa nostra Carta costituzionale ha certamente grande importanza per la storia del nostro paese, per gli sviluppi che successivamente avrà nella futura legislazione, ma facciamo in modo che non cominci con una parola grande che susciti il dissidio dei piccoli mortali.” Concreto e commosso l’intervento dell’on. prof. Piero Calamandrei, avvocato fiorentino e docente di procedura civile: “Anch’io avevo intenzione di presentare la proposta di alcune parole introduttive da premettere come epigrafe alla nostra Costituzione. Avevo pensato che questa invocazione allo Spirito e all’eternità fosse consacrata in un richiamo sul quale credo che tutti noi ci saremmo trovati concordi; in un richiamo ai nostri Morti, che si sono sacrificati, affinché la grande idea per la quale hanno dato la vita, si potesse trasfondere in questa nostra Costituzione che assicura la libertà e la Repubblica. […] Avevo in animo…, che la Costituzione incominciasse: «Il popolo italiano consacra alla memoria dei fratelli caduti, per restituire all’Italia libertà e onore, la presente Costituzione». Questo non si può più fare, ha detto il Presidente, per ragioni di procedura.” Il riferimento è ai fratelli scomparsi nella seconda guerra mondiale, e in primis, a quelli caduti nei quasi seicento giorni di guerra civile. Implacabile è il presidente: “Noi abbiamo accettato un Regolamento per i nostri lavori: l’estrema delicatezza ora posta, travalica lo stesso regolamento. Ora più che mai il Regolamento non può essere ignorato. Per questo dico all’on. La Pira e all’on. Calamandrei, che non ritengo più proponibile nessuna richiesta.” Da fervente cattolico, ribatte La Pira: […] “Se potessimo unificare le due formule, quella dell’on. Calamandrei e quella mia, non sarebbe cosa veramente opportuna? L’importante è di non fare una specifica professione di fede; ma perché rifiutarci di dire “In nome di Dio”?
Il Presidente: “On. La Pira, l’impulso che l’ha mossa è stato di unità e concordia. Ma […] prendendo la sua iniziativa, ella non aveva valutato tutte le conseguenze che avrebbe determinato. Dopo questa breve, composta e degna discussione, io credo che lei si sia reso conto che non con un atto di unità si concluderebbe la nostra seduta, se insistesse nella sua proposta.[...] Per non incrinare […] occorrerebbe che ella, con quello stesso impulso di bontà che l’ha mossa a fare la proposta, ci dicesse che, comprendendo, accetta di ritirarla” La Pira: “Se la pace e l’unità non si possono raggiungere cosa devo dire?” Il solito importuno urla: “La procedura sbarra il passo a Dio.” (On. Ezio Coppa, segretario, già dell'Uomo Qualunque). Vivaci, animati commenti a sinistra. Prontamente Terracini: “Facciamo silenzio, prego, on. La Pira, prosegua”. “Francamente”, dice, “se tutto questo dovesse produrre la scissione nell’Assemblea, io non posso dire che questo: che ho compiuto, secondo la mia coscienza, il gesto che dovevo compiere”. Ritira così la sua proposta di preambolo (che non c’è). Tra vivissimi, generali, prolungati applausi e molte congratulazioni, termina la seduta ultima della Costituente.
Questi i fatti di quel lontano, dicembre 1947. Cinque giorni dopo, a palazzo Giustiniani, Roma, il primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, firmava la Costituzione, entrata in vigore il 1°/1/1948, presente l’on. Degasperi, pres. Consiglio, Terracini della Costituente, Giuseppe Grassi, Guardasigilli e il funzionario, Francesco Cosentino, segretario generale della Camera, contro firmatari.
Ho inteso riportare l’episodio – dimenticato – della Costituente, ove preclari docenti si sono confrontati civilmente, quando invece i nostri onorevoli (e di onorevole hanno ben poco…) si sbeffeggiano inopinatamente, non conoscendo le più elementari norme di comportamento, anche costituzionale. E sono sicuro che non conoscono nemmeno la Storia. Orbene, ho perso un pomeriggio, amareggiato, da storico qual sono, oggi, seguendo le sceneggiate messe in atto dalle varie Cirinnà, Taverna e C. Storico di lungo corso, distolto dalla cura del bellissimo profilo di don Paolo De Töth sul nobil uomo, conte Stanislao Medolago Albani, amico fraterno del beato prof. Giuseppe Toniolo, entrambi presidenti per lungo tempo dell’Opera dei Congressi (in sezioni diverse), antenata della «Democrazia cristiana». Il Dr teologo commendatore, Stanislao Medolago Albani fu molto apprezzato dal santo padre, Pio X, che gli indirizzò LXXII lettere manoscritte. Il sottoscritto sta per pubblicare l’opera importante per la Chiesa di Bergamo, e far conoscere al mondo le preclari doti del pio uomo bergamasco con ascendenze da Joseph De Maistre, illustre personaggio della storia italiana.
Non conosco quale sarà la soluzione del presidente Mattarella, che stimo moltissimo per la saggezza e per lo stile notarile, ma un umile consiglio intendo dare, attraverso la stampa, ai vari venditori di tappeti o assicuratori porta a porta, alla capitano (ris.) Trenta, che tanto male – dicono – abbia fatto alla Difesa, e altri siffatti ancora. Tifate per andare al voto. Attenti. Gli italiani, che non dimenticano facilmente gli sgarbi istituzionali, che cosa faranno, in caso di votazioni? Non c’è sondaggio che tenga. E se in massa (milioni) disertassero le urne, come fece – in altro contesto – Lisistrata (e Mirrina)? Chi rimarrà con un palmo di naso?
Renato BORSOTTI

giovedì 8 agosto 2019, sera 
Friuli V.G.

Il coro del Friuli al Festival Internazionale di Musica di Portogruaro

Uno sguardo sulla musica corale sacra è in programma giovedì 29 agosto, alle ore 21, nella Cattedrale di Concordia Sagittaria. Protagonista della serata è il Coro del Friuli Venezia Giulia, diretto da Cristiano Dell'Oste, con Michele Bravin all'organo e Anna Molaro al violoncello. Un graditissimo ritorno della musica corale al Festival, con una compagine di livello, tra le più apprezzate dello scenario nazionale.


Anche il luogo è particolarmente suggestivo: la Cattedrale di Concordia Sagittaria è dedicata a Santo Stefano protomartire ed è un gioiello architettonico costruito nel X secolo e ultimato (con le attuali forme) nel XV secolo. La struttura, lineare e solenne, ospita un imponente organo Zanin, ricostruito e ampliato nel 2008 sul vecchio modello esistente dal 1940.

Il Coro del Friuli Venezia Giulia ha al suo attivo oltre 400 concerti dal 2001 e, grazie alla sua gestione modulare, interpreta con duttilità ogni tipo di repertorio. È presente nei più importanti festival a livello internazionale: Monteverdi di Cremona, Società del Quartetto e Pomeriggi Musicali di Milano, Musikverein e Stadttheater di Klagenfurt, Wien Musikwoche, Ljubljana Festival, Ravenna Festival, Festival MI.TO. Tra i direttori con cui ha cantato ci sono Riccardo Muti, Gustav Leonhardt, Ton Koopman, Luis Bacalov. Recente la collaborazione con il celebre violoncellista Mario Brunello che sta portando il Coro nei più importanti cartelloni e Festival europei.

Il programma della serata è unito da un affascinante fil rouge che avvicina Felix Mendelssohn Bartholdy e Johann Sebastian Bach. La serata a Concordia prevede l'esecuzione dei 3 Mottetti a doppio coro di Bach seguiti dai Salmi a doppio coro di Mendelssohn, del quale viene eseguito anche Hör mein Bitten WoO 15 per soprano, coro e organo. Completano il programma Toccata e Fuga per organo solo in re minore BWV 538 "Dorica" di Bach e la Sonata per organo in si bemolle maggiore op. 65 n. 4 di Mendelssohn.

Info e programma:www.festivalportogruaro.it

Mondo

Il Mondo preoccupato per gli incendi in Amazzonia, tra indifferenza e incompetenza.

Il Mondo preoccupato per gli incendi in Amazzonia, tra Indiffferenza e Incompetenza.


I vasti e prolungati incendi nella foresta Amazzonica hanno aperto una crisi Internazionale tra Brasile e Europa. Situazione che potrebbe avere influenza negativa sul futuro del Mercosul (Mercato Comune Sudamericano) e sui relativi scambi commerciali. Già negli anni `90, Orlando Villa Boas difendeva le popolazioni indigene e riscriveva la storia della colonizzazione nel Brasile centrale. All`epoca, Villa Boas denunciava la persecuzione agli indios e l`ìndiscriminato sfruttamento delle risorse minerarie nello Stato di Roraima. Oggi la situazione è drammatica, con più di 50.000 proprietà a nome di gruppi stranieri, su di una superficie di 5 milioni di ettari. Perfino la lingua portoghese è diventata obsoleta, poiché i nuovi “colonizzatori” comunicano in lingua inglese. Nella nuova “Babilonia”, con i conflitti tra cercatori d’oro, legnaioli, ONGS, finti missionari e pseudo scienziati, l` ordine sociale è mantenuto grazie all`impegno della polizia federale. Negli ultimi giorni, due capi delle comunità indigene sono stati uccisi e altri gruppi, sono stati privati delle loro terre. L` invasione delle terre indigene è in parte conseguente alla dichiarazione del Presidente Bolsonaro che nella campagna elettorale , disse testualmente:”Se sarò eletto, gli indios non avranno un centimetro di terra”. Affermazione assurda e in contrasto con il documento dell`ONU che con 46 articoli, difende la libertà, l`autonomia e persino l`autogoverno delle popolazioni autoctone. Occupazione di terre e incendi sono in funzione di nuove coltivazioni, ma, in primis, per favorire l`estrazione di ferro, rame, oro e del pregiato niobio. ( Sembra che il 98% di questo prezioso elemento si trovi in Brasile). Sicuramente le decisioni del nuovo governo brasiliano hanno indebolito il controllo ambientale: sono diminuiti i finanziamenti a favore della preservazione ambientale, sono state revisionale e ridotte le multe per i crimini relativi all`ambiente, cancellate il 30% delle regole di salvaguardia al patrimonio naturale, concesse più di 500 licenze per il disboscamento, e cosa gravissima, licenziati 20 funzionari dell`IBAMA (Istituto Brasiliano del Medio Ambiente) per essere sostituiti da militari, spesso sprovvisti della duvuta esperienza. La stampa e l` informazione locale rassicura sugli interventi a favore della foresta, non spiegando le cause, tentando di convincere che gli incendi avvengono in qualsiasi parte del mondo. Ma è difficile convincere la gente, e far credere all`Europa la casualità dei fatti. Specialmente è “difficile” convincere la NASA che con i suoi sattelliti vigila sulla foresta Amazzonica e controlla tutto il territorio dell` America latina.


GIAN PIETRO BONTEMPI (Corrispondente da Brasilia- per il Giornale “Il Piave”)


Portogruaro

A Portogruaro performance di Pancino e Quignard

Grande attesa a Portogruaro per la performance fra Biagio Pancino (Santo Stino di Livenza, 1931) e Pascal Quignard (Verneuil-sur-Avre, 1948) prevista per il prossimo 24 agosto con inizio alle ore 21.00 presso la Galleria Comunale di Arte Contemporanea "Ai Molini". Lo annuncia il direttore Boris Brollo tenendo in sospeso lo svolgimento dell’azione e anticipando che il pubblico sarà colto di sorpresa al buio e che nascoste alla vista saranno anche le 24 opere esposte all’interno della Galleria. Intrigante è anche il legame tra l’artista e il celebre scrittore francese di “Tutte le mattine del mondo”, da cui è stato tratto l’omonimo film, e vincitore nel 2002 Premio Goncourt per la letteratura con “Les Ombres errantes”. All’origine di questo sodalizio artistico una parola: Natura. L’artista veneto, da sempre in Francia dove ha realizzato interventi anche al Beaubourg di Parigi, ha ricordato che nell' antico dialetto veneto gli organi genitali femminili venivano chiamati “natura” e così ha intitolato una serie di opere a tecnica mista con patata naturale dipinta e germogli essiccati, materiali organici che ama utilizzare ricordando l’importanza dell’origine e al tempo stesso la caducità della vita, perseguendo un tema dell’effimero che spinse Giorgio Celli e Roberto Daolio a dedicargli una mostra a Palermo e un libro nel 1981 e, pochi anni dopo, Renato Barilli a invitarlo nella sua iconica mostra “Anni Ottanta”. «In Galleria saranno esposte ventiquattro di queste opere sulla Natura su cui Quignard disserterà. Quignard è molto legato a questi temi, spiega Brollo, ha scritto un libro sull'eros a Pompei dal titolo “Le Sexe et l’Effroi” e in una recente sua pubblicazione ha dedicato un intero capitolo all'opera di Pancino». Questi due nomi erano già stati inseriti in una precedente mostra di Brollo sull’erotico tenutasi nella galleria RezArte di Reggio Emilia lo scorso anno, dove erano presenti le opere di Pancino della serie “Natura de Natura” e aveva potuto pubblicare un estratto in catalogo della traduzione in italiano tratta da “Le Sexe et l’Effroi” di Quignard. L'evento come detto si terrà nella serata del 24 agosto alle ore 21 e sarà possibile vederlo solo su invito fino ad esaurimento posti. Prenotazione al 320.048 2223, oppure al 349.1009452.
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Ultimo aggiornamento: 13/09/2019 17:21