Italia

S. Like No One ha realizzato quella che sembrava un’utopia

Quando la mano di un uomo, guidato dalla passione dal sacrificio diventa pura Avanguardia.
Martino Salino ha realizzato il ponte temporale e interculturale del Made in Italy

La S.Like no one società di consulting, è una realtà imprenditoriale che in questi anni si è fatta ponte tra le migliori realtà del nostro paese e le aziende di tutto il mondo. Ha saputo dare lustro al nostro Made in Italy e trasmetterlo all’estero soprattutto nei mercati emergenti. Forte della sua esperienza più che trentennale, la S. like no one ha offerto consulenza qualificata per esportare il know how produttivo italiano, consulenze a 360 gradi non solo nel settore tessile ma anche in quello edile, alimentare e del medical wellness. Ha saputo individuare, con una tenace e costante azione di scounting, le migliori imprese del nostro paese, portatrici delle potenzialità per crescere e affermarsi anche all’estero, offrendosi di rispondere al loro bisogno d’internazionalizzazione e di accompagnarle verso l’apertura al mercato globale. Anche in momenti di recessione economica, ha rilanciato il Made in Italy, ha creato business dando vita a sinergie tra le aziende nostrane e le migliori aziende in Europa e nel mondo, soprattutto in Asia oltre che in Arabia Saudita e nei Balcani. S. Like No One ha realizzato quella che sembrava un’utopia Le consulenze produttive e commerciali hanno permesso l’ottimizzazione dei processi produttivi, e l’impiego di nuove tecnologie avanzate, sempre nell’ottica dell’attenzione al cliente e della grande etica che contraddistingue la S.like no one. Ha selezionato aziende di spicco con lo scopo di rivalutarle e di rilanciarle nel mercato internazionale, ha aiutato le aziende tessili a ridurre i costi, calcolando per loro i reali consumi di materie prime per ogni singola produzione o modello, ha fornito la formazione di personale con competenze adeguate, garantendo la sicurezza di lavoratori. Ed è così che è nata la piattaforma virtuale gratuita per mettere in contatto le aziende sia Italiane, sia estere che hanno bisogno di far produrre capi sia in Italia che all’estero con i fasonisti italiani e stranieri. In questi anni la S. like no one ha istituito fruttuosi gemellaggi tra chi produce il Made in Italy e chi lo richiede, ossia è riuscita a far incontrare la domanda e l’offerta, ha così dimostrato di avere a cuore le aziende italiane per questo il suo core business è la creazione di sinergie tra imprenditori nostrani e imprese straniere, facendo trovare per ambo le parti i partner ideali per realizzare progetti ambiziosi. Sono nate così fiorenti collaborazioni, partnership solide. La S. like no one si è fatta promotrice anche attraverso sedi governative e ministeriali, ha garantito alle aziende italiane un passaporto professionale per affermarsi all’estero, conscia che oggi sia necessario aprirsi a un mercato globale soprattutto in settori chiave dove la concorrenza è sempre più agguerrita. Tutte le aziende che sono state guidate dall’attività di consulenziale della S. like no one possono vantare produzioni di altissima qualità a prezzi concorrenziali, sono altresì riuscite nell’internazionalizzazione a differenziarsi e a innovarsi; a ritagliarsi una quota di mercato anche nei settori del lusso di India e Arabia Saudita. La S. like no one, esportando le eccellenze del Made in Italy, è un ponte geografico, ma rappresenta anche un collegamento tra passato presente e futuro. Dal passato prende le migliori tradizioni e abilità artigiane, custodi ed eccellenze del nostro Made in Italy, i valori del nostro bel paese e li aiuta a rendersi protagonisti del presente e del futuro aprendosi ai mercati globali senza rinunciare alla propria identità, affiancandole in un costante cammino di crescita e innovazione. Allo stesso tempo, ben sapendo quanto sia importante non perdere la tradizione artigiana italiana, il nostro stile contraddistinto da eleganza unità e qualità, ecco che in questi anni ha deciso di portare avanti progetti di formazione gratuiti con scuole e accademie di moda, sia italiane, sia estere, creando cosi il Progetto “Fashion Training” dando l’opportunità ai giovani di riuscire a immergersi e a capire come funziona il mondo della produzione della moda nella realtà e non solo nella teoria; soprattutto il metodo produttivo italiano, riservando particolare attenzione alla formazione di giovani maestranze che nel futuro poteranno avanti la tradizione del Made in Italy. La conoscenza pragmatica, per questi giovani, è stato un viaggio a partire dal reparto modellistico prototipi e del campionario, passando per la microproduzione e l’accessoristica fino alla macroproduzione per uomo donna e bambino all’interno delle aziende dove la S. like no one ha messo a disposizione le sue consulenze. Gli allievi hanno così imparato lo studio e lo sviluppo produttivo dei capi, questi giovani dai 24 ai 27 rappresentano la New generation degli uffici modello e stile Agnese Cremaschi dei più alti brand e famosi del settore moda in Europa e non solo. Questo è l’azienda che ha creato Martino Salino nei suoi 58 anni di vita e grazie ai suoi 35 anni di commercio. Il fulcro importante della sua attività imprenditoriale e umana è la volontà di lasciare a tutti e per tutti un immenso patrimonio di valori, emozioni, tradizioni, artigianalità e Made in Italy dal respiro globale. Martino prima di essere uomo d’affari è un uomo con la febbre della vita, un’esistenza la sua, dedita alla missione di insegnare, pilotare, organizzare e coordinare, non solo i suoi figli, sono solo i suoi collaboratori, le aziende a cui offre consulenza e i dipendenti che considera il capitale umano, ma anche i gioviani alunni che vengono ad attingere la conoscenza, dell’accessorio, della prototipia, del campionario, della produzione dei capi del Made in Italy. Inoltre conscio dell’importanza del nostro Made in Italy, parte dell’insegnamento che vuole lasciare ai posteri Martino Salino, è anche come vendere i prodotti, l’arte di distribuire e commercializzare il nostro pregiato Made in Italy. Dopo aver visto, conosciuto e studiato i prodotti, Martino Salino mette a disposizione dei giovani allievi tutta la sua esperienza di vita umana e professionale sviluppando una formazione, che per lui rappresenta soprattutto una missione, di vendere i prodotti, ma soprattutto di saperli vendere, per essere certo che i prodotti italiani saranno sempre protagonisti del mercato globale anche nel futuro. Martino Salino è un imprenditore, orgogliosamente Italiano che ha sempre operato per il bene degli altri e per il futuro del nostro Made in Italy. Conversando con lui si percepisce tutta la carica e l’energia che mette nei suoi progetti, un uomo che non vuole avere i riflettori puntati addosso, ma che ha costruito tutto dal nulla e che non ha mai dimenticato di portare in azienda e nel mondo il suo cuore. La S like no one ha dato vita a un vero e proprio karma consulenziale, ha creato successi internazionali, sinergie eccezionali. La passione, la competenza, la tenacia e la determinazione di Martino Salino e famiglia hanno trasformato le idee in realtà, lasciando la sensazione che sarà anche grazie a loro se il nostro Made in Italy sarà protagonista del futuro e delle nuove generazioni alle quali lasciarne in eredità l’inestimabile valore.
Cultura

Memory & Money & Songs

Curiamoci con una dittatura d’argento viola! Omaggiando un nonno livornese e naturalmente senza farlo apposta. A caldo, in coda alla prima serata della kermesse sanremese avevamo su queste pagine celebrato la grazia lirica di Cristicchi (che infatti è stato poi premiato dagli orchestrali per la miglior composizione). A ridosso della seconda serata avevamo sottolineato il gran testo di Silvestri e Rancore (i quali hanno preso un doppio premio della critica oltre a quello per le parole più belle); avremmo loro altresì assegnato un riconoscimento per il duetto insieme al coautore Manuel Agnelli ma in fondo la coppia Motta-Nada (che gliel’ha soffiato) non ha certo sfigurato. Per il resto ci spiace che siano andati via a mani vuote Nigiotti (un pezzo scritto molto bene e un’interpretazione davvero centrata), The Zen Circus (quattro lustri di gavetta ben spesa), Ghemon (un suono delicato e ammaliante pur dentro le sue oscurità), Shade e Federica Carta (lo spirito genuino di una generazione malgrado tra l’uno e l’altra intercorra quasi una dozzina d’anni). Con un pensiero speciale al grande Tenco, riproposto da Elisa e dal direttore artistico (sopra): sentitamente devastante quel vedrai vedrai dedicato alla madre dell’artista scomparso proprio a Sanremo nel 1967. Non sono mancate le consuete accuse di plagio, stavolta indirizzate alla Rolls Royce di Lauro, specie nell’attacco, seguite da polemiche d’ordine morale, sempre verso il giovane trapper, alimentate perfino dal ministro dell’interno. Peccato infine per l’esiguo spazio dato alla stampa nel dopofestival. Comunque il vincitore è stato Mahmood che si è aggiudicato pure il Baglioncino d’oro assegnato dai colleghi in gara, e che ha portato nel futuro il classico di Conte Vieni via con me nel contesto di una performance sostenuta da Rocco Papaleo e compagnia. Una vittoria la sua, spiegabile dal teorema jalisse, come lo ha chiamato Fegiz, secondo il quale un giovane catapultato di botto tra i big ha ottime probabilità di farcela grazie ai tanti, serrati provini sostenuti per arrivare fino a quel punto. Il tutto anche grazie alla giuria d’onore e a quella dei giornalisti, in questo caso. Stando al televoto avrebbe vinto invece Ultimo il quale, oltre al secondo posto, ha fatto man bassa dello streaming ufficializzatogli sul palco da Tim, sponsor unico dell’evento.
Cultura

Sanremocontro

La luna piena contrapposta alla luna storta, il panico quotidiano, la cancellazione della cronologia nella memoria degli affetti… Finalmente un rap fresco e originale grazie a Shade che si presenta con la bella Federica Carta. Poi ci sono le atmosfere rarefatte virate in viola da Ghemon, il sex appeal di Nigiotti (vivano i nonni!) e la rappresentazione di Cristicchi del quale abbiamo raccontato ieri in poche righe. Bella anche l’idea costellata da icone di ogni disciplina, forse andava approfondita da Achille Lauro col suo team ma nel complesso ha dato origine a un buon pezzo, che affianca Elvis e Marilyn a Van Gogh o agli Sones. Da sottolineare il gran testo di Silvestri con Rancore e il tappeto sonoro che accompagna le parole targate Zen Circus. C’è il timbro inconfondibile di Arisa, l’orecchiabilità non banale della Berté e della Turci, meglio però il suono su disco (non sempre l’orchestra e il live aggiungono valore all’esecuzione, specie se il ritorno audio non è calibratissimo). Bene il Volo, ci siamo abituati. Non ci ha particolarmente entusiasmati il brano di Nek (tuttavia servirebbero più ascolti) anche se lui ha il consueto cristallino compressore in gola. All’altezza Bisio e la Raffaele. Spigliatissima Melissa Greta Marchetto al dopofestival con Papaleo, la Foglietta e una super super band. Singolari alcune battute di Baglioni, sfuggite ai più, come per esempio quel “Torni a bordo… palco!” richiamando il comandante De Falco quando ordinò a capitan Schettino di risalire sulla Costa Concordia. Qui in Riviera per fortuna la nave è se mai un’altra, quella correlata alla gran Rolls Royce del succitato Lauro; e il mare è più calmo, come quello proposto da Bocelli un quarto di secolo fa sullo stesso palco. Dove per la cronaca si sono esibiti inoltre Patty Pravo con Briga, Anna Tatangelo, il bravo Motta, Nino D’Angelo con Livio Cori, Mahmood, Ex-Otago, Negrita, Irama, Einar, BoomDabash, Ultimo e Francesco Renga che ha aperto le danze nella prima serata. Sanremo incontro... O in controtendenza?
Portogruaro

Rotary Club Portogruaro: borse di studio

Una serata di grandi sorprese e soddisfazioni quella di martedì 29 gennaio nella Sala delle Colonne del Collegio Marconi, dove il Rotary Club di Portogruaro ha organizzato la cerimonia di consegna delle borse di studio conferite dalla Fondazione Musicale Santa Cecilia a tre suoi giovanissimi studenti: Giovanni Tagliente (pianoforte, primo classificato), il quale si è poi esibito in un saggio della sua bravura, Emma Morello (violino, seconda classificata) e Alberto Muschietti (tromba, terzo classificato).

In un primo momento la Fondazione Musicale aveva messo in palio solo una borsa, ma dopo aver individuato a pari merito tre ragazzi eccezionali il Rotary ha voluto estendere il contributo per permettere così ai giovani di accedere al premio e di seguire la loro vocazione perfezionandosi.

Lo speciale appuntamento accompagnato da una cena con gli storici soci ha visto come ospiti del Rotary, oltre al Presidente della Fondazione Musicale Paolo Pellarin e alla Vicepresidente Cristina Demo, al Vicesindaco del Comune di Portogruaro Luigi Toffolo in rappresentanza dell’Amministrazione, al Direttore della Fondazione Bambini Autistici Davide Del Luca e alla Presidente Cinzia Raffin, in particolare il maestro Enrico Bronzi, violoncellista e direttore d’orchestra di fama mondiale, già Direttore del Festival Internazionale di Musica di Portogruaro, e sua moglie Francesca Sperandeo.

Il maestro Bronzi e sua moglie dopo aver relazionato sulla crisi del rapporto gerarchico nella musica tonale verso il 1915, si sono esibiti in un duo con violoncello accompagnato da pianoforte in tre movimenti. Finita l’esibizione il Presidente del Rotary Club di Portogruaro Francesco Padrone e il maestro Bronzi hanno dialogato di fronte ai presenti sulle possibilità musicali dei giovani oggi e sul ruolo importante dell’informazione contemporanea in vista dell’incontro con Ferruccio de Bortoli di venerdì primo febbraio in Palazzo Municipale

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Ultimo aggiornamento: 18/02/2019 15:58