Cultura

Oh Capitano, mia Capitano!

Quel piglio all’apparenza disinvolto, ma poi così riservato e a tratti trepidante; quella fierezza nel portamento e nello sguardo; quella bellezza diafana, virginale, sottolineata ancor più dalla chioma ravvolta in chignon quando indossa la divisa dell’Arma. Il valore aggiunto delle due ultime serie di Don Matteo è proprio lei, Maria Chiara Giannetta. Attrice italiana under 30, nata in Puglia nell’anno di Tangentopoli, ecco che fin da subito le forze dell’ordine, benché in chiave di racconto televisivo, hanno messo in qualche modo piede nel suo destino professionale. È stata senza dubbio la popolare fiction con Terence Hill e Nino Frassica, ben accompagnati da Nathalie Guetta e Francesco Scali, a darle grande quanto meritata visibilità; da rimarcare però che in queste ultime stagioni ha posto la sua freschezza e il suo talento anche al servizio del cinema grazie a un poker di pellicole: Ricordi? con Luca Marinelli, Mollami con Neri Marcorè, Gian Marco Tognazzi e Caterina Guzzanti, Tafanos con Stefano Chiodaroli e Bentornato Presidente! contestualmente a un super cast capitanato dal protagonista Claudio Bisio che comprende, fra gli altri, Sarah Felberbaum e Pietro Sermonti. Intanto si susseguono ogni giovedì in prima serata su Rai 1 gli episodi spoletani costellati di delitti, partite a scacchi e una controversa relazione sentimentale tra il Pubblico Ministero interpretato da Maurizio Lastrico e l’incantevole Giannetta, un’artista non certo da bosco e da riviera; se mai da film e da sceneggiato per dirla come ai tempi eroici di Bolchi, Landi, Fenoglio… Insomma, una donna di spettacolo che ci piace molto, per questo nella titolazione abbiamo scomodato Whitman come già fecero - giusto per restare nell’ambiente - per quel fuggente attimo che ci consegnò un Robin Williams in stato di grazia. Auspicando che per lei si tratti invece di un istante interminabile.
Venezia

La mostra “Da Tiziano a Rubens"

VENEZIA - E’ in corso al palazzo Ducale di Venezia la mostra “Da Tiziano a Rubens. Capolavori da Anversa ed altre collezioni fiamminghe” nella quale si possono ammirare capolavori di artisti come Tiziano, Rubens, van Dyck, Sweerts, Jordaens, de Vos e tanti altri.
Ma l’opera che mi ha impressionato di più, anche per la sua storia, è sicuramente “L’angelo annuncia il martirio a Santa Caterina di Alessandria” del grandissimo pittore veneziano Jacopo Tintoretto (1518-1594).

Il capolavoro del Tintoretto era stato pensato per la chiesa di San Geminiano in piazza San Marco, straordinaria opera di Jacopo Sansovino; il figlio di questi, Francesco, ne parla come di una chiesa che “anche se piccola, è forse la più ornata di tutte le altre della città”: in effetti, oltre a marmi bellissimi, c’erano opere del Veronese, dei Vivarini, del Brusaferro, di Luigi del Friso, di Sebastiano Ricci e di tanti altri; il grande Jacopo Sansovino era così orgoglioso della sua opera che chiese di esservi sepolto.

Tale gioiello fu ammirato fino al 1807: Napoleone decise di raderlo al suolo per costruire quella che ancora oggi si chiama “ala napoleonica” … ma non finisce qui, poiché nel 2002, più o meno nelle stesso posto dove si trovava la Chiesa di San Geminiano, l’intellighenzia veneziana pensò bene di collocare nel Museo Correr un orrendo monumento al rapinatore francese… come mettere un monumento a Hitler nel Ghetto veneziano …

Il capolavoro del Tintoretto finì in un primo tempo all’Accademia e poi nel mercato artistico … nel 1983 venne acquistato da David Bowie e conobbe nuova notorietà proprio grazie all’icona del rock inglese: da qualche mese è ritornato nella sua città e per chi lo vuole ammirare c’è tempo fino a domenica primo marzo.

Ettore Beggiato
Belluno

“Zoldo is fun” con l'Associazione Italiana Persone con sindrome di Down

“Zoldo is fun” dal 23 al 25 gennaio, è una iniziativa nata dalla collaborazione tra AIPD (Associazione Italiana Persone con sindrome di Down) della provincia di Belluno e l’Associazione Dilettantistica Sci Fondo Val Zoldana, per favorire la pratica degli sports invernali da parte delle persone con sindrome di Down ed altre disabilità intellettive.
Quest’anno, inoltre, la manifestazione acquisisce ulteriore valore in quanto rientra tra le azioni CETS del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Il prossimo fine settimana ne vedrà lo svolgimento della tredicesima edizione: dalla prima edizione, di un solo giorno dedicato allo sci di fondo, negli anni si è passati ad edizioni di tre giorni, ampliando la proposta ad altri sports invernali. Infatti nel programma si sono inseriti pattinaggio su ghiaccio, allo stadio di Forno di Zoldo, passeggiate con le “ciaspole” ed anche gite con la slitta trainata da cavalli o passeggiate a cavallo. Fin dall’ inizio gli organizzatori hanno pensato anche ad una pratica sportiva promotrice di integrazione ed inclusione sociale. E, fin dall’inizio, c’è stata la partecipazione degli alunni dell’Istituto Scolastico Comprensivo della Val Zoldana., presenti nella staffetta, ad integrare ciascuna squadra di fondisti. Con gli anni la partecipazione si è allargata ad altre Associazioni che seguono persone con disabilità, del Veneto e di fuori regione (Lombardia, Emilia,
San Marino, Roma), ai Centri Diurni delle ULSS Bellunesi (ora ULSS 1), ad altre scuole.
Tra le Scuole, al riguardo, quest’anno , oltre a quelle di Zoldo ed all’Istituto “Catullo” di Belluno, ci saranno la Scuola Media di S. Giustina Bellunese e l’Istituto Scolastico Comprensivo dell’Alpago; quest’anno poi è segnalata la partecipazione anche del Centro Diurno di Agordo, oltre a quelli di Belluno e di Feltre e, tra le Associazioni , oltre alla tradizionale, robusta presenza dell’AIPD Venezia, ci sarà una rappresentanza dell’AIPD Bergamo. Ovviamente il nutrito programma si può attuare solo grazie alla partecipazione e collaborazione delle Amministrazioni Comunali (Val di Zoldo e Zoppè), Associazioni di Volontariato (Amici della Befana, in particolare, che curano la ristorazione degli atleti e accompagnatori), tanti commercianti ed imprenditori della zona, tra cui i gelatieri che offrono la degustazione del gelato artigianale; quest’anno
Quest’anno ci saranno ulteriori nuove proposte, come la scultura di pupazzi, golf ed un originale “bowling umano” sempre con e sulla neve. Tutte le attività, a parte il pattinaggio, saranno concentrate a Palafavera 
Belluno

2000 iscritti alla Granfondo Dobbiaco-Cortina

2000 fondisti iscritti, al 70% stranieri, con tutta la pista di 42 km completata eccezion fatta per gli ultimi 800 metri prima del traguardo cortinese. La Granfondo Dobbiaco-Cortina dell’1 e 2 febbraio procede a vele spiegate, garantendo come sempre competenza organizzativa ed un manto innevato spettacolare, dall’aeroporto militare di Dobbiaco al cuore di Cortina d’Ampezzo, con i percorsi di 42 km e 32 km da affrontare nella stessa direzione di marcia. Affluenza considerevole alla 43.a edizione, ma le iscrizioni sono ancora apertissime, alle cifre di 100 euro per la competizione in tecnica classica della giornata di sabato e di 75 euro per il contest in tecnica libera sulla distanza più breve (e valevole come prova Challengers) in quella di domenica, il tutto entro il 29 gennaio, pochi giorni prima dello start. Il norvegese Tord Asle Gjerdalen, già vincitore dell’evento in tre edizioni, proclama di cercare il poker, ma nel frattempo a spadroneggiare nel circuito Visma Ski Classics c’è il giovane svedese Emil Persson, che alla scorsa Kaiser Maximilian Lauf si è imposto sul norvegese del Team Ragde Andreas Nygaard e sul connazionale Marcus Johansson. Tra le donne invece altra sorpresa e altro successo svedese, ma non con la ‘solita’ Britta Johansson Norgren (giunta seconda), bensì con Lina Korsgren. Terza la norvegese Astrid Slind che aveva vinto “La Venosta”. Ora passaggio elvetico a “La Diagonela” prima di sfilare verso l’Italia con il prestigioso duetto Marcialonga e Dobbiaco-Cortina. E come disse uno dei pionieri dello sci, Otto Schniebs: “Qualunque sia il grado di abilità che uno sciatore può possedere, non dovrebbe mai dimenticare che i suoi sci sono dopo tutto solo uno strumento, un mezzo attraverso il quale egli può godere l’inverno in tutto il suo splendore e la robustezza, respirando l’aria fresca e pulita, incontrando altri esseri umani nel loro vero carattere, e dimenticando tutti i problemi che affliggono la nostra meschina civiltà. Queste sono alcune delle ragioni per le quali lo sci non è solo uno sport – è un modo di vivere”. Per questo la Granfondo Dobbiaco-Cortina viene scelta non solo dai campionissimi Visma Ski Classics, ma anche da numerosi amatori che ogni anno si godono la spettacolare passeggiata sugli sci da fondo in totale serenità e tranquillità, un’area che pare disegnata su misura per la pratica fondistica. E se ha destato curiosità la notizia della consegna di due tori, uno ciascuno, ai vincitori della gara, ora sappiamo anche i nomi dei bovini: “Giovanni” e “Ferdinando”, presentati tramite un assegno con la loro figura disegnata sul traguardo di Cortina. Dopodiché i protagonisti decideranno se rivenderli o… tenerli come animali da compagnia!
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Ultimo aggiornamento: 28/01/2020 17:56