Cultura

Ma che arcibellezza di piano!

Ché al Capolinea mica si deve per forza scivolare nell’entropia. Vi si riparte invece, prima o poi. Ecco che allora l’ebano e l’avorio tornano a danzare in coppia seguendo il tocco delle dita con le quali Mario Rusca riaccarezza i tasti di un pianoforte che è stato l’anima del buon vecchio jazz; di quel jazz preso in braccio da Giorgio Vanni di fianco alle sponde brumose del naviglio grande, quando nel locale con uso di cucina e studio di registrazione ci potevi trovare a tavola o in jam session Gerry Mulligan e Tony Scott, Dizzie Gillespie e Lionel Hampton, Chet Baker e Lee Konitz… E naturalmente i nostri Mario Rusca, Tullio De Piscopo, Enzo Jannacci, Larry Nocella, Paolo Pellegatti, Lucio Terzano, Luigi Bonafede, Paolo Tomelleri, Graziano Tedeschi… L’elenco e sconfinato, insomma tutto il gotha dello swing, del free e della cultura mondiale (giusto per buttare là un nome, il Premio Nobel Dario Fo era di casa). Una curiosità: il pianoforte lustrato a nuovo ha fatto risentire il suo canto tra memorabilia musicali, muri scrostati e punching ball dismessi che diventano installazione; facendo rivivere un certo aspetto underground americano, ricollegato all’aria eroica degli anni milanesi non solo di piombo ma soprattutto di ottone. I tutto ricollocato in una palestra, la stessa dove Visconti ambientò le scene di boxe per Rocco e i suoi fratelli, capolavoro cui l’indimenticato batterista-locandiere ha per altro partecipato come comparsa. Due leggende che si intrecciano, il tempio del jazz e il film culto con Delon, Salvatori, la Cardinale e la Girardot, grazie alla lungimiranza della famiglia Vanni e del circolo Arci Bellezza.

(sopra, il piano ricollaudato da Mario Rusca e lo stesso Rusca insieme a Laura, Alessandra e Angelica che con mamma Maria hanno gestito quel gioiello nascosto, spartano e senza insegna, proprio come voleva papà)
Sport, Vittorio Veneto

Luisa Cavarzerani del Karate Club Cordignano è campionessa del mondo

Sventolano la bandiera italiana e i colori di Cordignano sul gradino più alto del podio del Campionato Mondiale UWK di karate, svoltasi dal 30 novembre al 3 dicembre a Montecatini Terme.
La protagonista di quest’impresa è Luisa Cavarzerani, alfiere del Karate Club Cordignano,chiamata a difendere i colori italiani e della Nazionale Italiana FESIK e capace di vincere un oro, un argento e un bronzo mondiali.
Cavarzerani ha partecipato a ben 4 categorie: kata shitoryu junior (lo stile praticato nella palestra cordignanese), e kata open styles junior (in cui partecipano tutti gli stili di karate), entrambe dedicate alle atlete dai 18 ai 20 anni, oltre che alla categoria shitoryu senior (dai 21 anni in su) e kata team senior, dedicata alle squadre.
Giovedì al Palaterme di Montecatini si sono svolte le categorie OPEN.
In una categoria molto agguerrita ed equilibrata, in cui al termine delle semifinali ben 3 atlete si trovavano a pari punteggio, tra cui la 19enne di Cordignano, Cavarzerani, grazie all’esecuzione del kata Unshu, è riuscita in finale ad avere la meglio e coronare il suo sogno di diventare campionessa mondiale della categoria kata open styles junior.
Non c’è stato però spazio per celebrare la vittoria, perché il giorno seguente tutti gli atleti italiani erano nuovamente sul tatami, chiamati a guadagnarsi le qualificazioni per le finali di stile e delle squadre che si sarebbero svolte la domenica, obbiettivo centrato per la portacolori del K.C. Cordignano in tutte e tre le categorie a cui partecipava.
Domenica, dopo aver perfezionato gli ultimi dettagli e trovato la giusta concentrazione nella giornata di sabato di “riposo” dalle competizioni, Cavarzerani è riuscita ad aggiungere altre due medaglie mondiali al suo palmarès.
Nella categoria kata shitoryu junior ha vinto il bronzo, in una gara molto serrata e sul filo dei decimi, a cui si è aggiunto l’argento conquistato in squadra con Susanna Belletti e Tania Reato.
A tutto ciò si aggiunge anche la soddisfazione di aver ben figurato nella categoria senior, in cui Cavarzerani ha ottenuto il secondo punteggio più alto della finale, che le ha permesso di scalare la classifica e di arrivare ad un solo decimo dalla possibilità di giocarsi lo spareggio per il terzo posto, risultato di grandissimo rilievo e che ha messo in luce le abilità della nostra giovane atleta anche tra i “grandi”.
“Vincere la medaglia d’oro al mondiale è il sogno che ho sempre avuto da bambina, e che ora diventa realtà” dice Cavarzerani “per questo risultato devo ringraziare il mio Maestro Costantino Da Ros, che mi segue fin da quando ero piccolissima e che mi ha fatto crescere come atleta, e l’allenatore Daniele Cantiron, oltre ovviamente che il ct della Nazionale Italiana FESIK Riccardo Ragno, che sta facendo un grandissimo lavoro con tutti noi atleti, tutto lo staff della FESIK e i miei compagni di Nazionale che sono come una famiglia. Questo risultato voglio considerarlo un punto di partenza per continuare a migliorarmi e ottenere sempre migliori risultati”.
Grandissima la gioia da parte di tutto il Karate Club Cordignano, che festeggerà la sua atleta giovedì presso la sede sociale in via Garibaldi.
e.c
Portogruaro

A Portogruaro si inaugura l’Anno Accademico del Corso di Laurea in Infermieristica

Continua con ottimi risultati il Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Padova, nella sede di Portogruaro. Martedì 5 dicembre verrà inaugurato l’anno accademico 2017/2018 con 69 immatricolati, provenienti in gran parte dal Veneto orientale ma anche da Mestre, Padova, Vicenza e dal Friuli Venezia Giulia.
Gli iscritti ai tre anni di corso sono complessivamente 168, a questi si aggiungono 40 neo infermieri recentemente laureati (a novembre) che hanno discusso la tesi di laurea non più nella sede padovana dell’Università, bensì nella prestigiosa biblioteca antica del Collegio Marconi. Fatto storico, questo, in quanto con la discussione delle tesi a Portogruaro lo svolgimento del Corso di Laurea in Infermieristica avviene ora interamente nella sede distaccata della Città del Lemene.
Se tale novità agevola i laureandi, allo stesso tempo corona l’impegno profuso dall’Ulss4 nel mantenere sul territorio una formazione universitaria fortemente legata a questa Azienda sanitaria.
“In primo luogo il Corso di Laurea in Infermieristica rappresenta una straordinaria fonte di risorse umane per la sanità pubblica ma anche per tante strutture private del territorio – osserva il direttore generale dell’Ulss4, Carlo Bramezza -. Questi infermieri, preparati e motivati, rappresentano inoltre una formidabile leva di innovazione di cui ha bisogno il sistema sanitario, sono infatti un incentivo per chi già lavora grazie a un continuo scambio e confronto di idee e di esperienze e non va tralasciata la possibilità per questi futuri infermieri di essere inseriti in un efficace percorso formativo, che non tutte le Aziende sanitarie possono garantire, a cui segue spesso un’occupazione vera e propria”.
In 17 anni di attività, il Corso di Laurea in Infermieristica che ha sede a Portogruaro ha laureato complessivamente 456 ragazzi. Sul fronte occupazione, un’indagine tra i laureati dell’anno accademico 2015/2016, ha riscontrato che quasi tutti risultano al lavoro, in ospedali, case di riposo, residenze assistenziali, libera professione; altri stanno ancora studiando in corsi di laurea magistrale e master, qualcuno è emigrato all’estero per nuove esperienze lavorative.
L’inaugurazione dell’A.A. 2017/2018 si svolgerà con inizio alle ore 10.00, nella sede universitaria di Portogruaro (via Seminario 35). Tra i relatori interverranno il direttore generale e il direttore sanitario dell’Ulss4 Carlo Bramezza e Maria Grazia Carraro; il presidente della Fondazione Calasanzio Antonio Lazzaro; il sindaco di Portogruaro Maria Teresa Senatore; il presidente del coordinamento regionale IPASVI Luigino Schiavon; il direttore delle Professioni Sanitarie dell’Ulss4 Paola Casson; il coordinatore del corso di laurea Elsa Labelli.
Mondo

Mladic all’ergastolo. Il Tribunale per la ex Yugoslavia chiude

Con la sentenza del 22 novembre 2017 che condanna all’ergastolo Ratko Mladic, l’ex capo militare nelle forze serbe di Bosnia, il Tribunale Penale Internazionale per la ex Yugoslavia (TPIY) ha terminato il suo mandato.

Dopo vent'anni di inchieste e circa 100 sentenze definitive si chiude con un’ultima sentenza, la più roboante ed importante,che sanziona per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio un comandante militare che era stato soprannominato il “macellaio dei Balcani”. Era l'ultimo della lunga lista di accusati posti a giudizio da questo tribunale internazionale.

Il TPIY era stato creato nel maggio del 1993 e trovava la sua legittimazione nella risoluzione 827 delle Nazioni Unite (NU).

All’epoca la guerra imperversava in Bosnia a seguito della dichiarazione di indipendenza della Bosnia-Erzegovina di un anno prima. Altri Paesi come la Croazia, la Macedonia e la Slovenia avevano dichiarato la loro indipendenza dalla Jugoslavia. Ma il potere centrale di Belgrado, saldamente nelle mani di Slobodan Milosevic e a maggioranza cristiano ortodossa, si accanì soprattutto contro la Bosnia a maggioranza musulmana, reprimendo nel sangue i moti indipendentisti.

Il conflitto fu caratterizzato da numerosi crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

E’ rimasto nella mente di tutti, in particolare, il massacro di Srebrenica nel corso del quale più di 8000 bosniaci vennero uccisi dai militari del generale Mladic nel mese di luglio del 1995, sotto gli occhi di un contingente di “caschi blu” olandesi che aveva il compito di presidiare una particolare zona di sicurezza delle Nazioni Unite predisposta per dare rifugio ai perseguitati. Nulla fece per impedire che i profughi fossero costretti dai serbi ad uscire da questa zona e poi massacrati e passati tutti per le armi.

Ma qual’era il compito del TPIY? Il tribunale doveva portare in giudizio i responsabili di violazioni gravi dei diritti internazionali e dei diritti umani, commesse dopo il 1991 sul territorio della ex Jugoslavia. Non poteva dunque perseguire uno Stato ma solo delle persone.

I suoi campi di competenza erano riferibili a quattro categorie di crimini: le infrazioni gravi alle convenzioni di Ginevra del 1949 riguardanti le regole da seguire nella condotta dei conflitti armati, in particolare nei confronti dei civili e dei prigionieri; le violazioni delle leggi e costumi della guerra; il genocidio ed i crimini contro l'umanità.

Il tribunale penale internazionale ha messo sotto accusa 161 persone responsabili di crimini perpetrati durante le guerre nella ex Jugoslavia.

83 sono stati condannati e 56 hanno già scontato la loro pena, 13 sono stati rinviati davanti a una giurisdizione nazionale, 37 sono deceduti o il loro atto di accusa è stato ritirato, 19 sono stati assolti.

Tre imputati hanno avuto la ribalta internazionale per la loro alta carica nell’organizzazione politica e militare della Serbia.

Slobodan Milosevic, presidente della Serbia durante la guerra, arrestato nel 2001 e messo sotto processo, dopo parecchie interruzioni del procedimento per ragioni di salute è morto a 64 anni l'11 marzo 2006 prima della sentenza.

Radovac Karadzic, presidente della Repubblica Serbia di Bosnia dal 92 al 95 arrestato nel luglio del 2008, è stato condannato nel marzo del 2016 a quarant'anni di prigione.

Ratko Mladic, generale dell'esercito serbo durante la guerra e capo di stato maggiore delle forze armate serbe di Bosnia dal 92 al 96, arrestato nel maggio del 2011 dopo essere sfuggito alla giustizia per 16 anni. Accusato di genocidio, di crimini contro l'umanità e di crimini di guerra è stato condannato all’ergastolo lo scorso 22 novembre 2017.

Per quanto riguarda altre rilevante appare che lo Stato olandese sia stato riconosciuto nel 2014 responsabile in sede civile della morte di più di trecento uomini e ragazzi musulmani a Srebrenica. Nessuna condanna ma solo richiesta di indennizzi e risarcimenti. Per gli olandesi il disprezzo della comunità internazionale nei confronti dei loro pavidi militari che è suonata come una reale condanna morale. La corte ha infatti sottolineato che i caschi blu non avrebbero dovuto permettere l’evacuazione dei profughi dalla zona protetta sotto loro controllo in presenza della concreta possibilità di atti ostili nei loro confronti una volta nelle mani dei serbi.

Quello delle sentenze dei tribunali internazionali penali è forse l'unico buon risultato che le NU possono vantare.

Nella condotta delle sue missioni internazionali, l’ONU evidenzia invece tutti i suoi limiti confermandosi sempre di più come “ente morale” più che operativo nel dirimere le controversie internazionali. L’ONU non dispone in proprio di un “braccio armato”, le sue risoluzioni sono solo delle “incitazioni morali” alle nazioni ad intervenire per la soluzione delle crisi.

Non avendo capacità coercitiva le NU devono sempre rimettersi alla volontà delle “coalizioni di stati volonterosi” che non sempre si trovano nella cosiddetta “comunità internazionale”.

Cultura

Una vuota vigilia luccicante

Dieci lustri, senza troppi lustrini, per un Grido che ancora sale. Il poemetto contro il consumismo delle feste per la nascita di nostro Signore, compie mezzo secolo. L’ho composto nel lontano 1967 portandolo poi, lungo le stagioni, un po’ ovunque: in teatro, nelle biblioteche, sui sagrati delle chiese, in radio, perfino in discoteca (allo Space Electronic di Firenze), nelle fabbriche occupate, sul palco dei centri sociali, a sorpresa in uno spettacolo di Battiato al Salone Pier Lombardo... Qui nella Marca, è di quattro anni fa il reading in piazza con la riproposta integrale, sempre recitata dal sottoscritto. Per il cinquantesimo ho curato una riduzione che andrà in scena a Milano, dove il poemetto è nato, grazie al giovane scrittore Matteo De Luca insieme alla giornalista e modella Giusy Randazzo (sopra, nella foto), sostenuti dagli amici del Bar dell’Artista, locale storico della metropoli lombarda. Proprio quegli amici che in momenti diversi hanno in qualche modo partecipato o parteciperanno alla promozione culturale di questa libera prosodia, da Mario Leny a Pino Scotto, da Francesco Caprini a Ubi Molinari a Carlone Fassini... Non scender dalle stelle, oh Re del Cielo / Non stare in una grotta al freddo e al gelo! Così si chiude il Grido che, in quest’ultima versione, verrà poi passato a Rock’n’roll Radio, emittente presso la quale Queen Giusy trasmette regolarmente. Anche per ricordare i tre musicisti che sono intervenuti nelle prime performances e che ora concertano lassù, nei pascoli del cielo: Larry Nocella al sax, Cooper Terry all’armonica e Graziano Tedeschi alla batteria.
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Ultimo aggiornamento: 15/12/2017 16:51