Mondo

La Brexit in stallo, ci stanno ripensando?


Nella sede dell’UE domenica scorsa i tavoli si erano fatti caldi per le accese discussioni tra i negoziatori comunitari e britannici ma nonostante l’impegno non si è riusciti a raggiungere un accordo. Che l’accordo non si possa più fare nei tempi previsti è sempre più probabile anche secondo Tusk, Presidente del Consiglio europeo, che ha espresso serie preoccupazioni al riguardo.
Di giorno in giorno l’uscita della Gran Bretagna dalla famiglia comunitaria incontra sempre più ostacoli perché la situazione si è dimostrata ben più complicata di quanto ipotizzato. Anche gli ottimisti si sono dovuti ricredere. Come tutti sanno, i dossier scottanti sul tappeto riguardano il Mercato Unico e la questione della frontiera irlandese post Brexit.
Consapevole della delicatezza dei dossier, il ministro degli esteri britannico Jeremy Hunt, ha voluto mantenere alta l’attenzione e la preoccupazione comunitarie affermando che la firma di un accordo sulla Brexit rimane fondamento importante per preservare la sicurezza in Europa.
Si sperava di poter portare almeno una bozza di accordo al vertice UE che si apre mercoledì 17 ottobre a Bruxelles, ma così non sarà.
A meno di sei mesi dalla data fissata per il divorzio, il 29 marzo 2019, e nonostante tutti gli sforzi prodotti, le questioni chiave sono ancora in sospeso. L’arrivo improvviso a Bruxelles del ministro britannico Brexit Dominic Raab, aveva alimentato delle speranze nel capo dei negoziatori europei, il francese Michel Barnier, che sperava in una soluzione soddisfacente. Ma è rimasto deluso.
Certo la porta rimane aperta, certamente tutti sono speranzosi ma la data si avvicina ed i dubbi rimangono e la difficile realtà negoziale non si può nascondere. Prima di mercoledì non ci potranno essere altri incontri e di questo gli ambasciatori dei 27 sono stati informati dallo stesso Barnier. Stallo, ma allo stesso tempo speranze da entrambe le parti: la posta in gioco è troppo importante e rischiosa per tutti.
"Il Regno Unito confida nel prossimo Consiglio europeo di ottobre", ha dichiarato Raab.
Il clima non è dei migliori e tutti auspicano che si arrivi ad un accordo con gli inglesi ma diversi partner europei ritengono oramai che l'UE debba tenersi pronta anche per lo scenario peggiore, vale a dire un divorzio senza accordo.
Ed in tale funesto contesto il primo ministro britannico Theresa May potrebbe pensare alle dimissioni perché la crisi politica è strisciante e sugli esiti del negoziato si misurerà la durata del governo. La stampa britannica ritiene che oggi la politica della premier verso la Brexit non sia più espressione di tutto l’esecutivo perché diversi ministri hanno minacciato di dimettersi, se la signora May non rivedrà i suoi piani.
Qualcuno però la appoggia. Il più famoso diplomatico britannico Jeremy Hunt, ha sostenuto con enfasi che "solo Theresa May può negoziare il miglior accordo possibile” e poi si è scagliato contro i leader europei e la stessa Unione che ha maldestramente paragonato alla vecchia Unione Sovietica.
Evidentemente anche da loro le esternazioni fuori dalle righe sono all’ordine del giorno, come è abitudine diffusa per molti politici europei di questo millennio.
Ed allora, raccogliamo le idee tralasciando il fatto che nei momenti di crisi anche il far play britannico cede all’enfasi e all’eccitazione. La stampa internazionale ci illumina.
L’accordo è essenziale per la stessa sicurezza britannica perché le relazioni economiche di Londra sono al centro di tutte le partnership, degli accordi commerciali e trattati e delle alleanze. Tutte cose di vitale importanza per la sicurezza di cui oggi Londra gode assieme ai partner europei.
Inoltre la Gran Bretagna si è impegnata a non ripristinare una frontiera in Irlanda, nel rispetto dell’accordo di pace del 1998 che pose fine al terrorismo dell’IRA. Ma questo impegno contrasta con l’uscita dal Mercato Unico e dall’ Unione Doganale europea, che impone il controllo delle merci al confine irlandese..
Ed allora, compromesso: la May propone un "accordo doganale provvisorio" tra il Regno Unito e l'UE fino a quando non si troverà una soluzione duratura per garantire che non si debba tornare a una frontiera fisica. Proposta denegata. Il partito conservatore le ha detto “assolutamente no” perché “dal provvisorio al permanente la strada è storicamente in discesa, provvisorio può significare anche eterno”. Un accordo “permanente di fatto” potrebbe impedire accordi commerciali con paesi terzi, che è quello che i pro Brexit vogliono fare.
Anche sul Mercato, niente alchimie di compromesso. Da parte comunitaria, i negoziatori UE si oppongono logicamente a concedere al Regno Unito un accesso al Mercato Unico e allo spazio doganale europeo “quando gli serve” senza sostenere i relativi oneri di associazione. Troppo comodo gentleman!
In definitiva non si vede proprio una soluzione possibile entro la data del 29 aprile. Occorre una proroga del periodo di transizione post Brexit, durante il quale Londra rimarrà comunque sia nel Mercato Unico che nell'Unione Doganale. Di questo si è cominciato a discutere, secondo diversi media britannici, al tavolo dei negoziati. Ricordiamo che la transizione dovrebbe normalmente essere completata entro la fine di dicembre del 2020, al massimo 2021. Ma attenzione, il prolungamento aumenterebbe il conto già salato che Londra dovrà pagare per andarsene davvero.
Ripensarci? In Gran Bretagna si sta presagendo il fallimento e si parla di un nuovo referendum per misurare il polso degli elettori e per confermare la loro volontà a volersene veramente andare dall’Unione L’idea si sta affermando e l’euroscetticismo è in calo al di là della manica. Vedremo.


Storia

Poitiers, Lepanto, Vienna: le tre battaglie che hanno salvato l'Europa cristiana

Ci sono tre date fondamentali nella storia dell’Europa, tre date, tre battaglie che hanno reso possibile la continuità dell’Europa, che hanno fatto si che l’Europa continui ad essere … europea e cristiana, tre date che sono ignorate dal mondo della cultura e della politica europea, sacrificate sull’altare del “politicamente corretto”, sacrificate nel nome dell’ipocrisia e della vigliaccheria.

Le tre date sono l’11 ottobre del 732, battaglia di
Poitiers (Francia), il 7 ottobre 1571, battaglia navale di Lepanto (mar della Grecia), e il 12 settembre 1683, battaglia di Vienna: in queste tre epiche battaglie gli eserciti europei e cristiani difesero eroicamente la nostra Europa dall’offensiva islamica.

La battaglia di Poitiers fu determinante per bloccare l’espansione araba in Europa; dopo la penetrazione del sud della Spagna (711) l’obiettivo dell’esercito arabo divenne la Francia e in particolare la città di Tours con la sua basilica dedicata a San Martino; la mobilitazione cristiana si concretizzò con un esercito guidato da Carlo Martello che venne sancito da un solenne giuramento sulle reliquie dei santi nella cattedrale di Reims.

Le truppe di Carlo Martello si posizionarono in mezzo alla confluenza dei fiumi Clain e Vienne e questa strategia fu determinante per respingere gli attacchi musulmani.

La vittoria ebbe una grande valenza simbolica per tutta l’Europa, il prestigio dei Franchi fu rafforzato notevolmente e con Carlo Magno, nipote di Carlo Martello, assunsero il ruolo di difensori del mondo cristiano; per la prima volta il monaco Isidoro Pacensis usò l’aggettivo “europei” parlando di questa battaglia: l’Europa, culturalmente e politicamente, non esisteva ancora, ma in quella battaglia emerse un’identità collettiva.

La sconfitta dell’esercito arabo fu pesantissima e ancor oggi viene ricordata nel mondo islamico come “il lastricato dei martiri della fede”; gli arabi si ritirarono nella Spagna dove la “reconquista” cristiana arrivò solo il 2 gennaio 1492.

La battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 è, almeno nel nostro Veneto, relativamente più conosciuta, anche grazie a numerose iniziative portate avanti in questi ultimi anni.

Dopo il martirio di Marcantonio Bragadin e la presa di Cipro da parte degli ottomani (17 agosto 1571) , l’Europa cristiana capì che era necessario mettersi assieme per respingere l’offensiva musulmana; la Serenissima Repubblica Veneta fu la vera artefice del trionfo cristiano grazie a figure straordinarie come Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo, (si pensi che su 7.500 cristiani morti ben 4.700 furono veneti),

la flotta musulmana fu sbaragliata e ancora una volta l’Europa cristiana fu salva.

Grandissima anche questa volta la valenza simbolica per tutto il mondo cristiano, valenza che negli ultimi anni è stata, purtroppo, persa e sarà difficile che Papa Francesco la rivaluti come meriterebbe…ma va ricordato che la festa della Madonna del Rosario fu istituita proprio per ricordare la vittoria di Lepanto, e la stessa tradizione di far suonare le campane a mezzogiorno risale proprio alla battaglia di Lepanto.

La terza data fondamentale è quella del 12 settembre 1683, a Vienna padre Marco d’Aviano benedice l’esercito cristiano che affronta in evidente inferiorità numerica l’esercito islamico: la battaglia dura tutta la giornata e si conclude con una devastante carica all’arma bianca guidata dal re di Polonia Giovanni Sobieski.

Le cifre parlano di oltre 20.000 islamici morti in battaglia: l’Europa cristiana era salva ancora una volta.

Qualche anno fa, nell’aprile del 2003, padre Marco d’Aviano venne beatificato da Papa Giovanni Paolo II e sulla sua straordinaria figura e sulla battaglia di Vienna venne anche girato un film, con la regia di Renzo Martinelli, che fu naturalmente boicottato dall’intellighenzia italiana.

Cosa rimane di tutti questi eroismi, di migliaia e migliaia di morti per difendere l’Europa e la sua civiltà ? Poco, troppo poco.

Monsignor Bernardini, vescovo di Smirne, Turchia, il 13 ottobre 1999, nel corso della secondo assemblea speciale per l’Europa del sinodo si alzò e disse: «Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

Dipende solo da noi europei, tutti devono sentirsi ancora una volta impegnati a difendere l’Europa, la sua storia, la sua civiltà, i suoi valori, da questa nuova, subdola e strisciante offensiva.

ETTORE BEGGIATO
beggiato@hotmail.com
Vittorio Veneto

A Vittorio Veneto, dal 25 al 28 ottobre, il raduno nazionale AssoArma

VITTORIO VENETO, 8 OTTOBRE 2018 – Vittorio Veneto dal 25 al 28 ottobre ospiterà il 5° Raduno nazionale AssoArma, evento che in città andrà a concludere la serie di raduni di associazioni d’arma che hanno scandito gli ultimi mesi e che traghetterà Vittorio Veneto verso il 4 novembre e la chiusura delle celebrazioni del Centenario della fine della Grande Guerra. Questo raduno, nello specifico, vuole ricordare la liberazione della città, avvenuta il 30 ottobre 1918, e conclude un periodo di circa tre anni e mezzo in cui AssoArma ha reso memoria dei sacrifici compiuti dal popolo italiano tra il 24 maggio 1915 e il 4 novembre 1918, il cui ricordo è iniziato a Udine con il 4° Raduno nazionale AssoArma il 24 maggio 2015.


AssoArma (Consiglio permanente delle associazioni d’arma) comprende decine di realtà associative militari che fanno riferimenti alle armi e alle specialità di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato. Presieduta a livello nazionale dal generale Mario Buscemi, l’associazione ha tra le sue finalità principali tenere alto l’amor patrio e il valore delle forze armate, nella storia e nel presente. E tra gli obiettivi di questo raduno, c’è quello di rinsaldare il rapporto tra la città della Vittoria e la memoria della Prima Guerra Mondiale, oltre a consolidare il sostegno della popolazione alle forze armate, ricordando i sacrifici di soldati e marinai durante la guerra affinché siano un monito per le nuove generazioni e un sostegno ai numerosi problemi che lo Stato oggi è chiamato ad affrontare. Il raduno sarà naturalmente anche occasione per rinsaldare vincoli di amicizia tra commilitoni.


Il Comitato organizzatore del raduno, presieduto dal generale Giampaolo Saltini, è al lavoro da mesi per questo appuntamento dall’alto valore commemorativo. «Con questo raduno vogliamo sottolineare l’importanza avuta da Vittorio Veneto per la fine della Grande Guerra. Questo appuntamento è vissuto da tutte le associazioni come un momento culminante di questo Centenario, perché – afferma il generale Saltini – è il raduno che conclude tutti i raduni fatti dalle singole associazioni d’arma e noi lo sentiamo anche come il momento finale di un percorso incentrato sul ricordo che come associazione terremo sempre vivo. Questo è un anno molto intenso e come Comitato siamo da tempo impegnati nell’organizzare un raduno in cui anche i cittadini possano partecipare con interesse, riempiendoci il cuore, ed esprimendo così la loro vicinanza alle forze armate e ai suoi valori».


Migliaia le persone attese da tutta Italia al raduno di Vittorio Veneto, che culminerà domenica 28 ottobre con la cerimonia ufficiale in piazza del Popolo alla presenza anche di un rappresentante del Governo e lo sfilamento per le vie del centro.


Il programma scandirà quattro giorni, dal giovedì alla domenica, coinvolgendo i cittadini. Ad aprire questo raduno, l’iniziativa che AssoArma ha voluto dedicare agli studenti delle scuole superiori della città. Giovedì 25 ottobre, alle 10.30 al teatro Da Ponte a Serravalle, gli studenti avranno l’occasione di incontrare l’ammiraglio Romano Sauro, nipote di Nazario, patriota, volontario della Marina italiana ed eroe della Patria che morì, condannato a morte dal tribunale austroungarico, nel 1916. A Nazario Sauro, Vittorio Veneto ha anche intitolato una delle sue scuole primarie, che si trova nel quartiere di San Giacomo di Veglia. Romano Sauro parlerà ai ragazzi di viaggi, avventure e valori nel ricordo del nonno e del suo progetto “Sauro 100 porti” (www.sauro100.it), viaggio in barca che dal 4 ottobre 2016 al 4 ottobre 2018 lo ha visto toccare, in due anni, cento porti italiani in memoria del nonno.


Altro appuntamento dall’alto valore culturale è l’esecuzione del Requiem in re minore KV 626 di W. A. Mozart: l’appuntamento è venerdì 26 ottobre alle 21 nel duomo di Serravalle. L’evento sinfonico-corale ha come protagonisti l’orchestra sinfonica “Gruppo d’Archi Veneto” e il coro “En Clara Vox”, diretti da Davide Pauletto.
Pordenone

III seminario di geopolitica

PORDENONE, UNIVERSITA’ - Una società in divenire. Un mondo “multipolare”. Apparentemente complicato anche per un giornalista restare sul pezzo. E allora ben vengano incontri come questo per “approfondire”, per confrontarsi e per andare oltre i propri confini. Ecco il III Seminario Geopolitico. Un titolo dal sapore futuristico: “Le relazioni internazionali del XXI secolo. Le vie della seta. Alleanze e sistemi istituzionali”.

E il salone dell’Università è pieno di studenti e appassionati di questa affascinante materia; la geopolitica.

Numerosi gli oratori di spessore che si sono avvicendati durante i lavori, dopo il saluto delle autorità.

Ed ecco i protagonisti che saranno storia: “Trump, Xi e Putin”. E’ la filosofia de “Il riccio e la volpe”. E il mondo non è più semplice, schematico, ordinato come un tempo. Allora subentrano “Le relazioni internazionali tra guerra economica di Trump e la globalizzazione alla cinese”. Diplomazie ibride e mutanti.

E l’antica “Via della seta” pare “un” mero “processo politico”, una corsa alla conquista delle “Terre rare.”

Dal temuto “dragone” ad una “opportunità”? Si vedrà.

E “Dove stiamo andando? Verso una nuova geografia economica!”

Certamente una Cina e realtà diverse dai tempi del Beato Odorico.

E oggi noi “In quale mondo ci è toccato di vivere? In un mondo con nuove forme di pensiero.”

Impegnative le sfide anche con le “Nuove tecnologie, Trump e alleanze”. Moderne tecnologie contro il terrorismo. Sbalorditivo il livello raggiunto, inquietante l’uso se cadessero in mani sbagliate. Largo dunque a nuove “strategie di cybersecurity”.

E intanto l’Europa arranca in questo apparente trambusto reale e virtuale.

Alla fine del seminario. La creatività. Un nuovo concetto: “economia arancione”. Incuriosisce. Un ultimo appunto: “tecnologie tarate su sistemi attuali. Più competenze umanistiche; uno stimolo alla comprensione del mondo”.

E per chi desidera avvicinarsi alla geopolitica: https://it-it.facebook.com/EuroHistoria/


Monia Andri

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Ultimo aggiornamento: 23/10/2018 18:14