Editoriali

Carlo Calenda, Ambasciatore a Bruxelles di fresca nomina, già torna a casa

di Roberto Bernardini

Non solo "governi balneari" nel nostro agone politico degli ultimi 70 anni ma anche "nomine di durata imbarazzante" per cariche importanti.
A poco più di un mese dal suo insediamento a Rappresentante Italiano all'Unione Europea, Carlo Calenda è stato "rimosso" e nominato Ministro dello Sviluppo Economico a Roma. Non ha fatto nemmeno in tempo a terminare i giri di presentazione alle Autorità comunitarie. Aveva appena preso casa a Bruxelles, ci rimetterà la caparra! C'è da rimanere basiti.
La sua nomina in una posizione da sempre riservata ai diplomatici di carriera aveva suscitato grandi proteste e levate di scudi da parte delle feluche del Ministero degli Esteri. Le giovani feluche addirittura avevano preso carta e penna per protestare con il Presidente del Consiglio: “… non ci si improvvisa Ambasciatori, si diventa Diplomatici non solo con il superamento di un concorso tra i più selettivi ma soprattutto attraverso un percorso di professionalità ……”.
Si sentivano tristemente allontanati da una posizione internazionale che era loro appannaggio professionale, per la quale erano sempre in competizione i migliori “cavalli” della Farnesina che, per ambire alla poltrona, dovevano possedere un curriculum diplomatico significativo.
La lettera è caduta nel vuoto. Non c’è stata nessuna attenzione ne alcun passo indietro da parte del Governo. Il Premier voleva “cambiare le cose” a Bruxelles, dove i contrasti con i potentati tedeschi non mancavano, e per questo serviva un suo uomo di fiducia, al posto della feluca di turno che non aveva saputo soddisfare le sue aspettative. L'Ambasciatore rimosso, Stefano Sannino, dicono che fosse troppo “asservito” alle regole comunitarie ed alle lobby di matrice tedesca. Allora via, rottamazione, avanti il fedele Calenda.
Ma adesso come la mettiamo? Era stato mandato lassù perché unico in grado di far bene. Allora i casi sono due: o Calenda in un mese ha miracolosamente risolto tutti i problemi di Bruxelles - ristabilito cordiali rapporti con il Presidente della Commissione Juncker e con il Presidente del Consiglio europeo Tusk che avevano fortemente criticato Renzi per le sue ripetute uscite molto critiche sulla politica dell’Unione - ed ora fatto il miracolo può cedere il timone della rappresentanza italiana a qualcun altro, magari ad un’altra feluca; o piuttosto siamo al totale sbando dove si fa e si disfa senza un progetto politico reale ma anche con poco rispetto delle Istituzioni.
C'è anche una terza ipotesi, che i Diplomatici abbiano fatto "ricorso", vincendolo, ma non lo ritengo possibile perché la loro ben nota correttezza istituzionale non lo avrebbe consentito.
Ed allora viene da chiedersi: possibile che in Italia le persone idonee per gli incarichi di grande rilevanza siano così poche da dover ricorrere sempre agli stessi che vengono di volta in volta interessati a rapide investiture, ad incarichi multipli, a volte sovrapposti, concomitanti secondo una procedura ai più poco comprensibile se non in una logica di solo potere? Calenda era andato a Bruxelles con un compito strategico o solo per consentire di cacciare lo sgradito diplomatico?
La gente osserva che questo ultimamente avviene in tutti i settori ed i cittadini pensano, ma ora cominciano anche a dire: “sempre le stesse facce, sempre quelli dello stesso carro, questo non è "far squadra", è semplicemente "fare….. altro”, sicuramente con poco rispetto delle regole istituzionali. Come dar loro torto?

Nessun oggetto disponibile.
LE NOSTRE FOTO
I NOSTRI VIDEO
INVIA UN ARTICOLO
SEGNALA EVENTO

ULTIMA EDIZIONE DE "IL PIAVE"

Ultima edizione
ARCHIVIO
EDIZIONI CARTACEE
Ultimo aggiornamento: 15/06/2019 17:33