Mondo

C´era una volta il Brasile!

di Gian Pietro Bontempi

Il paese abbandona la propria sovranità per asservirsi ai poteri nord americani.

Le grandi divergenze nell`ambito del governo hanno portato alla riduzione dei poteri dell´attuale presidente Bolsonaro. A quanto riferito ma, ancora non comunicato ufficialmente, il governo argentino ha ricevuto comunicazione che le decisioni presidenziali sono nelle mani della giunta militare e in modo specifico, in quelle del generale Braga Neto. L´inesperienza del presidente, che sembrerebbe poco abile nei rapporti con la diplomazia e innanzitutto nel dialogo con i propri elettori, ha fatalmente contribuito alla sua silenziosa caduta. Tenace combattente contro il partito dei lavoratori, non è riuscito a salvare il proprio e, nonostante l´assidua raccolta di firme, non è stato in grado di formare il nuovo partito, così come si era proposto. Non si contano le denunce per violazione del diritti umani nella sede ONU e nel Tribunale Penale internazionale, principalmente per la questione della confisca delle terre indigene, l'inosservanza della protezione ambientale e ultimamente, per il rifiuto di seguire le indicazioni della "Organizzazione Mondiale della Salute," per quanto riguarda la prevenzione alla epidemia coronavirus. Ma il panorama del Brasile è ancor peggiore se si pensa alle decine di migliaia di funzionari pubblici licenziati dal proprio lavoro per motivi ideologici, alla selvaggia vendita del patrimonio naturale e delle industrie ai gruppi multinazionali: trilioni di barili di petrolio del Prè-Sal venduti al prezzo di acqua minerale, aeroporti ceduti a metà del costo di un moderno jet con la previsione futura della riduzione del 50 per cento del valore dei salari, la vendita delle banche e perfino della zecca di Stato, la cosiddetta "Casa da Moeda". Non ci saranno investimenti per 20 anni nel sistema sanitario, nella scuola e nella ricerca scientifica. Anche se la maggior parte del brasiliani non si preoccupa, di fatto si sta affrontando una brutale recessione e una involuzione sociale che trasformerà il Brasile in un popolo di straccioni e di disperati. Tutto ora dipende dai difensori della Costituzione democratica del 1988, dal "Tribunale Superiore Federale" che tutela la democrazia e infine, dalle prossime elezioni nord americane, il cui risultato in novembre, potrebbe dare impulso a nuove relazioni economiche e diplomatiche.

Gian Pìetro Bontempi
Corrispondente da Brasília

Ultimo aggiornamento: 27/05/2020 18:48