Editoriali

Coronavirus: conseguenze economiche e sociali

di Andrea Biz

L’emergenze coronavirus ha portato il nostro paese, dopo la Cina e insieme a molti altri nel mondo, a dover impiegare misure restrittive molto severe non esenti da critiche e dal portare a conseguenze giuridiche, economiche e sociali non trascurabili. 

A causa della rapida diffusione del virus, che ha infettato ad oggi più di 80.000 persone e ne ha uccise più di 9.000, è stata dichiarata fino al 31 luglio lo stato di emergenza sanitaria, e l’emanazione di norme restrittive atte a contenere, per quanto possibile, la trasmissione di covid-19. Ne conseguono gli obblighi per tutti i cittadini di rimanere a casa e non uscire dai confini comunali, regionali e statali, se non per comprovati motivi lavorativi, grave stato di salute o necessità di acquisto di beni primari, evitando in ogni caso di creare assembramenti. 

Soffermandosi sul mondo del lavoro, sono sospese tutte le attività considerate non essenziali o che possano contribuire direttamente alla diffusione del virus, come bar, ristoranti, mercati. Per i servizi di pubblica necessità, è d’obbligo che l’attività sia svolta nel rispetto di protocolli di sicurezza anti-contagio. Il mancato rispetto delle norme di contenimento viene punito con sanzioni amministrative che vanno dai 400 ai 3.000 euro di multa; se vengono violate le misure previste per l’attività lavorativa, si applica altresì la chiusura dell’attività da 5 a 30 giorni. Se il mancato rispetto delle norme di contenimento è commesso da persone in quarantena in quanto positive al virus, la pena è contemplata nell’articolo 452 del codice penale, e va da 1 a 5 anni di reclusione.

Le sopracitate misure di contenimento stanno danneggiando fortemente la nostra economia e, se la situazione dovesse rimanere tale per settimane o addirittura mesi, le conseguenze sarebbero disastrose. Sono diverse le previsioni degli esperti del settore, che stimano inesorabili crescite del debito pubblico e del deficit di bilancio, e soprattutto un crollo del PIL del 3-5%, alcuni affermano addirittura dell’8-11%, con una conseguente perdita di miliardi di euro e una crisi delle imprese, soprattutto piccole e medie, che potrebbe portare a perdere fino a 60.000 posti di lavoro.

È dalle conseguenze giuridiche ed economiche che derivano quelle sociali. L’isolamento forzato si contrappone alla natura stessa dell’uomo, che è per definizione un animale sociale. Gli effetti delle restrizioni si manifestano in modo diverso sulle persone, come abbiamo visto dai canti ben auguranti intonati dai balconi dei propri palazzi, ai post sui social, alle rivolte nelle carceri. Una fortuna è, però, che i nostri mezzi di comunicazione ci permettono di “accorciare le distanze” tramite attività di chiamata, chat o video chat. Ma il problema non si limita alla lontananza dai cari: il 44% degli Italiani, secondo un sondaggio, considera possibile il rischio di perdere il lavoro e un buon 27% lo teme seriamente. È impossibile prevedere che conseguenze potrebbe avere un lungo periodo di isolamento forzato sulla psicologia delle persone. 

È certo però che le manifestazioni di solidarietà tra cittadini e le buone notizie che, seppur poche, cominciano a diffondersi contribuiscono a sostenere il morale della popolazione.
Dopo la Cina e l’Italia, la pandemia si è progressivamente allargata, al momento soprattutto alla Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti, Iran e Gran Bretagna. In questa situazione il nostro paese costituisce un ottimo esempio su come il sistema sanitario deve affrontare il virus, ma i morti nel mondo superano i 22.000 e la diffusione sta accelerando. 

Per aiutare i paesi membri a gestire meglio la crisi, Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha annunciato il congelamento del patto di stabilità dell’Unione per permettere ai membri in difficoltà di agire senza preoccuparsi di eventuali sanzioni per l’innalzamento di deficit e del debito pubblico. Tutti i paesi, l’Italia in primis, chiedono, però, che l’Unione europea vari misure di sostegno maggiori, come il ricorso agli eurobond, ossia prestiti solidali a un singolo stato che prevedano la spartizione del debito tra tutti i paesi membri. Ulteriori provvedimenti sono attesi entro le prossime due settimane.

Andrea Biz 
Studente Liceo Economico Sociale
Pujati - Sacile (PN) 

Ultimo aggiornamento: 27/05/2020 18:48