Vittorio Veneto, Veneto, Turismo

Dalla Strada del Calvario alla Chiesa di San Martino di Colle Umberto 

di Monia Pin

Unire in un solo percorso la spontanea bellezza della natura ed il fascino misterioso dei tempi antichi, il fervore della fede abbinata all'arte e la memoria di una guerra che ha visto il nostro territorio diretto protagonista, senza dimenticare le due personalità di un paese che pur distinguendosi in ambiti diversi hanno lasciato il ricordo glorioso del loro passaggio terreno nel cuore non solo dei propri concittadini ma anche nel mondo. Non è difficile, è possibile se vi trovate a San Martino di Colle Umberto e partendo dall'oratorio di borgo Mescolino vi incamminate sulla Strada del Calvario, risalente ai primi del Novecento.

Durante il tragitto si può godere di un’atmosfera suggestiva che vi accompagnerà passo dopo passo caratterizzata dai chiaroscuri della luce che si infiltra tra le chiome degli alberi e dagli scorci che si aprono all'improvviso sulla pianura circostante finché non si raggiunge la sommità del colle dove la prima sosta è sicuramente dedicata alla Chiesa di San Martino.
L'edificio religioso che vediamo oggi è il risultato di importanti interventi eseguiti nel 1800 sulla sua pianta originale del XV secolo. Colpisce per la raffinatezza del suo porticato rinascimentale, ma non da meno sono le opere che custodisce all’interno a cominciare dai meravigliosi affreschi di Francesco da Milano. Entrando sulla destra si nota l’elegante battistero sormontato dall’effige di San Giovanni Battista e proseguendo lungo la navata si può ammirare la pala d’altare maggiore opera dell’artista Gasparo Fiorentini e datata 1678.

L’altare è splendido con la ricchezza dei suoi marmi ed il suo tabernacolo opera di Battista de Zorzi Veronese, nondimeno lo sono le tele poste ai lati, l’una opera di Vittorio Casagrande e raffigurante la “Cena di Emmaus” e l’altra dipinta da Giuseppe Modolo che rappresenta la “Madonna fra i Patroni d’Italia S. Caterina e S. Francesco” , entrambe dipinte nel 1946. Interessante l’ambientazione di quest’ultima dove le figure sacre appaiono tra le macerie, in un luogo quasi buio che richiama il dolore e le ferite lasciate dal conflitto e sanate dall’apparizione nel dipinto della Vergine Maria che porta con sé la luce mentre i Santi Patroni sembrano invocare la Sua Materna protezione.
Di notevole interesse è la rappresentazione della “Sacra Famiglia” datata 1598 del pittore Giuseppe Moretto ed il busto scolpito dall'artista Beppino Feletti raffigurante Papa Giovanni Paolo I, l’indimenticabile Papa del sorriso.

Naturalmente non si può uscire senza aver ricordato Don Costantino Vendrame, missionario salesiano e attualmente Servo di Dio la cui causa di beatificazione e canonizzazione è in corso dal 2006. La sua presenza sembra aleggiare ovunque a cominciare dal porticato dove una lapide posta alla sinistra del portone d’ingresso ricorda la sua dedizione totale all’evangelizzazione e allo sviluppo delle comunità presso cui prestò la sua opera fino al battistero dove ricevette il sacramento del battesimo nel 1893. All’interno della chiesa si ricorda il suo lungo apostolato in India ed uno spazio è riservato ai fedeli che desiderino lasciare una richiesta di grazia, un segno di gratitudine per l’aiuto ricevuto in un momento di difficoltà o semplicemente la testimonianza della devozione.

Appena usciti dalla chiesa il cammino prosegue verso sinistra dove un sentiero pedonale porta alla zona del Terai (da cu il nome Terraglio), un tempo insediamento paleoveneto che faceva parte dei castellieri della zona poi in epoche più recenti riadattato per le postazioni della contraerea austro-ungarica durante il primo conflitto mondiale, a difesa degli aerocampi di Veglia e Campardo. Le postazioni si trovano su di un terreno tipicamente caratterizzato da terrapieni e terrazzamenti e sono state recuperate grazie al lavoro degli Alpini di Colle Umberto che hanno individuato e ripristinato gli anelli e ricomposto il sito con i materiali ritrovati sul posto. Numerosi i reperti rinvenuti come bossoli, spolette, caricatori, monete e persino medagliette con immagini religiose.

Oltre a ritrovarsi nel bel mezzo della storia che partendo dall’antichità ci porta ad episodi drammatici che hanno segnato le nostre comunità in un recente passato, lo sguardo non può che spaziare intorno ammaliato da un panorama dove è tutto un alternarsi di colline che emergono dalla pianura, con le sagome distinte dei campanili che si elevano verso il cielo straordinariamente azzurro a contrassegnare borghi e paesi, ognuno con le sue storie e tradizioni da raccontare. Intorno distese di vigneti orgogliosamente rammentano al visitatore che la zona è Patrimonio Unesco grazie alle colline del Prosecco, diventando negli ultimi anni meta sempre più ambita dai turisti alla ricerca di una bellezza genuina che unisce la natura, la storia e l’arte senza dimenticare l’alta qualità dell’enogastronomia che qui può vantare un’ampia e ricca offerta al visitatore.

Prima di scendere riservo qualche attimo al Parco della Rimembranza lungo il viale che porta al cimitero dove alcuni cippi ricordano i soldati caduti durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, volti nei quali ancora è viva la memoria di una gioventù che ha combattuto coraggiosamente a difesa della Patria fino all’ultimo, restituendoci la nostra libertà. Qualche istante di silenzio è dovuto in memoria di un sacrificio che non dovrà mai essere dimenticato.

Agli appassionati di ciclismo non sfuggirà l’occasione di recarsi dentro al cimitero dove riposa il noto campione di ciclismo Ottavio Bottecchia, primo italiano a vincere il Tour de France nel 1924, impresa che ripeterà nel 1925 diventando una leggenda del ciclismo. Sarà ricordato per essere stato il primo ad indossare la maglia gialla dalla prima l’ultima tappa della Grande Boucle. La sua prematura e misteriosa scomparsa ha dato adito a diverse teorie che hanno ispirato alcuni scrittori, ma resta pur sempre inciso nella memoria di tutti come un grande campione che dopo aver conosciuto la miseria dell’Italia dei primi del Novecento grazie alle sue vittorie gloriose ha donato e dà tuttora lustro alla storia sportiva italiana.

Il tempo di scendere, l’aria è più fresca oggi ma la temperatura è ulteriormente mitigata dall’ombra quanto mai provvidenziale degli alberi. Nel mentre che il sole gioca tra i rami la mia mente riprende ad uno ad uno le immagini colte in ogni luogo appena visitato, unendoli come parole che scriveranno le frasi di un’altra straordinaria pagina sulla nostra amata terra. Pagina che va ad aggiungersi ad altre raccolte nel mio semplice girovagare tra le meraviglie di borghi e paesi e che non sarà l'ultima, nell'attesa di arricchire il volume con un altro nuovo capitolo.




Ultimo aggiornamento: 11/08/2022 23:13