Editoriali

I gas in Siria, di chi sono?

di Roberto Bernardini

bombardamenti di precisione

Dopo alcuni anni dal deciso rifiuto del Presidente degli Stati Uniti Obama di intervenire contro la Siria accusata ora come allora di aver usato armi chimiche contro i propri cittadini, la comunità internazionale si è tragicamente trovata ad affrontare la stessa sfida ed a dover decidere se e come punire i probabili responsabili. Il come è sempre stato la vera incognita in questi frangenti. Il ventaglio delle misure va dalla presa di posizione politica contro il presunto colpevole, alle sanzioni contro lo Stato ritenuto colpevole, all'intervento militare punitivo, il più chirurgico possibile. Si tratta di punire i responsabili di quello che viene chiamato nel diritto internazionale, un crimine di guerra. Con quale autorità? Bella domanda, l’ONU non esiste e le Nazioni di “buona volontà” fanno quello che ritengono opportuno per il bene del mondo, molto poco, e per il bene dei propri interessi nazionali, moltissimo. Mosca protesta e parla di un piano dei ribelli anti Assad. Vedremo come reagirà anche se non c’è dubbio che la sostanza che ha causato la morte di una cinquantina di civili siriani lo scorso 7 aprile a Douma, ultima sacca dei ribelli alle porte di Damasco, sia uno dei gas vietati dalle convenzioni internazionali sulle armi chimiche. La Francia, per stressare la sua posizione interventista, ha sottolineato in Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che si è trattato di “una carneficina chimica perpetrata esponendo esseri umani ad un potente agente nervino, in combinazione con il cloro per aumentare l’effetto letale”. La reazione sembrerebbe quindi legittima perché ci sarebbero state violazioni delle regole internazionali. L’attacco c’è stato ma contro cosa e con quali risultati? “Hanno colpito delle scatole vuote”. Questo il commento di alcuni analisti. Ma cosa ci si poteva aspettare? Chiunque capisca qualcosa di relazioni tra gli Stati – sempre più problematiche per la totale assenza di una coerente governance mondiale, e quindi allo sbando – sa che nessuno colpirebbe in una fase così effervescente obbiettivi veri ne materiali ne umani. Certo ora Assad farà vedere bambini uccisi e case sventrate ma si tratterà di propaganda fatta con immagini di repertorio. Così come il gas nervino non ha padre ne lascia tracce di chi lo ha impiegato (Assad o i ribelli anti Assad che, si mormora, lo avessero ricevuto ai tempi di Hillary Clinton) anche le macerie non sono etichettate e di immagini di bambini uccisi son pieni gli archivi in Siria e fuori. Diranno anche che con l’attacco si volevano cancellare le tracce dei veri responsabili, che gli USA si vogliono vendicare per le opposizioni ai loro progetti per le pipeline, tireranno in ballo tutte le questioni ancora sultappeto dei contrasti tra gli interessi geostrategici ed economici di USA, FR e UK. Tutte cose che non giustificano comunque un attacco veramente distruttivo. Ed allora è ovvio che le basi siriane, i possibili o probabili obiettivi di un attacco, siano state preventivamente allertate ed evacuate. Per cui logicamente l’attacco è andato contro delle scatole vuote. Ma non è l’effetto sul terreno che conta bensì la questione politica sollevata ora della coalizione (USA,UK,FR) che ha deciso di intervenire con il consenso della TU che forse rientra nei ranghi della NATO (per sopravvenuto interesse). Gli attacchi non dovevano fare danni significativi ma solo dimostrare che l’Occidente ancora c’è, che la contrapposizione con la Russia, il vero problema, è in atto. Assad non verrà eliminato perché serve a tutti. Sono schermaglie, indubbiamente più muscolari delle chiacchiere che l’ottimo Staffan de Mistura Rappresentante ONU per la Siria, è costretto a fare e ad ascoltare ormai da troppo tempo nel vano tentativo di comporre diplomaticamente la crisi. Schermaglie però ugualmente molto pericolose.


 




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Ultimo aggiornamento: 12/12/2018 18:16