Editoriali

Il “burkini” ci terrorizza?

Il burkini è oggi un problema solo perché la Francia ha detto basta, dopo quello che ha subito sulla propria pelle a causa del terrorismo di matrice islamica.
Ma, c’è da chiedersi: ha detto basta anche al suo sperimentato sistema di accoglienza basato sulla laica accettazione delle peculiarità religiose degli altri a scapito della propria cultura e tradizione? Probabilmente no, perché le tradizioni democratiche e liberali in Francia hanno un grosso spessore e rappresentano il fondamento dello Stato. Ma si tratta comunque di un giro di vite ai “principi della Marianna” che il momento storico impone e che trova concorde la maggior parte dei francesi.
In questo contesto, il burkini viene usato strumentalmente ed è diventato un problema. Fino a un anno fa appariva sulle spiagge francesi e nessuno diceva nulla. Oggi se ne occupano addirittura il premier Valls, la Merkel. Il burkini orienta la politica europea? Ci mancherebbe, anche se all’apparenza lo si potrebbe pensare. Non possono essere i capi di governo ad impantanarsi in questa discussione. Valls in Francia non può imporre proibizioni generalizzate, e lo sa, perché sarebbero in contrasto con le leggi nazionali e soprattutto con il laico principio di “liberté, égalité, fraternité” nato dalla rivoluzione francese.
A livello locale sono i sindaci che per motivazioni particolari possono imporre specifiche restrizioni per motivi di ordine pubblico o di tipo sociale.
È comunque un segnale di cambio di tendenza non solo nei confronti del terrorismo, ora si agisce con maggiore impegno e determinazione nella prevenzione a tutti i livelli e nella neutralizzazione dei terroristi una volta individuati, ma anche nel controllo della vita di tutti i giorni nelle vaste comunità islamiche francesi, per le quali sarà giustamente sempre più difficile occultare certe derive integraliste che fino ad oggi hanno potuto costituirsi e prosperare quasi liberamente.
In Francia si è detto basta. “Le regole le dettiamo noi e chi non le accetta è libero di andarsene”. Il burkini è diventato un problema solo per questi motivi.
Ma dietro a questo costume da bagno c’è anche dell’altro.
È fatto di stoffa leggera dello stesso materiale dei nostri usuali costumi, è stato inventato in Australia per soddisfare alle esigenze degli islamici in quel continente, è una forma di copertura della donna in spiaggia o in piscina, studiato per consentire il rispetto della cultura, della tradizione e forse anche del pudore islamico. Sarebbe tutto qua se non avesse ora assunto un significato che è politico, sociale e culturale allo stesso tempo.
L’uso di questo indumento in Occidente viene interpretato come una “evidenza di sottomissione” della donna che è invitata, ma molto più spesso obbligata a nascondere il proprio corpo. Ad onor del vero questa convinzione non trova sempre riscontro in tutte le donne islamiche: molte di loro tramite alcune associazioni femminili, anche in Europa, si sono più volte espresse invece a suo favore.
Il problema è solo occidentale e paradossalmente si vedono più burkini nelle nostre spiagge che in quelle dei paesi di cultura musulmana.
C'è da chiedersi se da parte di chi tesse le fila dell’islam mondiale e della sua diffusione in tutto il pianeta, non sia in atto un’azione di propaganda islamica, che anche in questo caso “usa” la donna per guadagnare visibilità, presenza mediatica e per posizionare proprie bandierine nella carta geografica degli obiettivi previsti dai suoi “piani di conquista” dell’Occidente. E’ un aspetto che non va sottostimato, ma piuttosto attentamente indagato perché potrebbero emergere risvolti più seri della discussione su pelle coperta o scoperta.
Anche il burkini imposto alle donne in Occidente potrebbe essere un mezzo studiato per sovrapporre la cultura dell'Islam alla nostra, in casa nostra, sfruttando le nostre debolezze e il nostro buonismo che ci ha portato ad essere più tolleranti di quanto richiesto o dovuto.
Il noto scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, autore di numerosi libri nei quali con pacatezza ed equilibrio cerca di spiegare l'Islam ed il mondo arabo all'Occidente, intervenendo sul problema alla Web ArabpressTV ha detto:"ognuno è libero di mostrare o nascondere il proprio corpo ma quando si va in spiaggia non ci si deve mettere la “djellaba”, cioè presentarsi coperti da capo a piedi. Un’affermazione semplice, di buon senso che in questo frangente appare anche illuminata.
Portogruaro

A Portogruaro il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti 

Sarà il neuro scienziato Giacomo Rizzolatti, scopritore dei cosiddetti neuroni a specchio, il protagonista dell'incontro dal titolo “Basi neurali dell'empatia” in programma martedì 23 agosto alle ore 18, con ingresso libero, nella Sala Consiliare del Municipio di Portogruaro e inserito nel programma della 34° edizione del Festival Internazionale di Musica.
Dedicata al tema “Della mente e dei sensi” l'edizione 2016 del Festival di Portogruaro è un percorso tra le diverse forme del “sentire” che pone come comune denominatore di tutti gli eventi l'arte dei suoni. L'incontro con Rizzolatti tratterà in particolare l'empatia intesa in senso sociale e interpersonale, ponendo però le basi per una riflessione sull'empatia nel rapporto con “il bello” inteso in senso artistico. L'empatia infatti, essendo la prima forma di contatto, si instaura sia tra due soggetti, sia tra un soggetto e un oggetto, quindi anche tra l'uomo e l'oggetto artistico. Per questo l'empatia sta alla base di ogni esperienza estetica.
Noto per aver coordinato l'equipe dell'Università di Parma che ha scoperto i neuroni a specchio – una classe di neuroni che si attiva quando un individuo compie una determinata azione ma anche quando l'individuo osserva un altro soggetto compiere la medesima azione – Giacomo Rizzolatti si è laureato in Medicina e Chirurgia a Padova dove si è poi specializzato in Neurologia. Attualmente dirige il Centro dell'IIT “Brain Center for Social and Motor Cognition”, con sede a Parma. Tra gli innumerevoli riconoscimenti da lui ottenuti figurano il “George Miller Award” della Cognitive Neuroscienze Society, il premio internazionale “Grawemyer 2007” per la psicologia, considerato il più prestigioso riconoscimento in questo campo, il “Premio Principe della Asturie per la Scienza” e il “Brain Prize for Neuroscience”, il maggior premio internazionale per le neuroscienze. Ha ricevuto Lauree Honoris Causa dalle Università “Claude Bernard” di Lione, di San Pietroburgo e di Lovanio.





Storia

Gonfalone di San Marco: Montagnana come Perasto?

Perasto per gli appassionati della storia della Serenissima Repubblica Veneta è una città-simbolo: in questo suggestivo borgo, situato nelle Bocche di Cattaro (Dalmazia, ora Montenegro) il 23 agosto 1797 venne ammainato il gonfalone di San Marco, deposto, con una commovente cerimonia sotto l’altare della chiesa.
E ancor più commovente fu il discorso del capitano di Perasto, Giuseppe Viscovich:“…In sto amaro momento, che lacera el nostr cor, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenissimo Dominio, al Gonfalon de la Serenissima Republica, ne sia de conforto, o cittadini, che la nostra condotta passata e de sti ultimi tempi, rende non solo più giusto sto atto fatal, ma virtuoso, ma doveroso par nu.… Par trecentosettantasette anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le nostre vite le xe stae sempre par Ti, o San Marco; e fedelissimi sempre se avemo reputà Ti con nu, nu con Ti; e sempre con Ti sul mar nu semo stai illustri e vittoriosi. Nissun con Ti ne ha visto scampar, nissun con Ti ne ha visto vinti e spaurosi!
… par Ti in perpetuo sarave le nostre sostanze, el nostro sangue, la vita nostra e, piuttosto che vederTe vinto e desonorà dai toi, el coraggio nostro, la nostra fede se avarave sepelio sotto de Ti! Ma za che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cor sia l'onoratissima to tomba, e el più puro e el più grande to elogio le nostre lagreme!"
Va tenuto presente che la Serenissima era caduta il 12 maggio 1797 e che quindi, per oltre tre mesi ci furono delle “enclave” dove la bandiera veneta continuava a sventolare e dove, fondamentalmente, la Repubblica Veneta continuava ad esistere.
Ci sono diverse testimonianze che in altre parti della Dalmazia, il Gonfalon della Serenissima sia stato posto sotto l’altare della chiesa, non mi era mai capitato di leggere che anche nella terraferma veneta tale atto di grande rispetto e di grande amore si fosse realizzato.
Leggendo invece il volume di Giorgio Dissera Bragadin, storico autorevole recentemente scomparso, “I Dissera a Montagnana”, trovo una nota relativa al suo antenato Pietro Dissera che “fu il primo ad innalzare nel 1848 la bandiera con il simbolo marciano, (sepolta nel Duomo nel 1797) nel verone del palazzo municipale”.
Siamo nel 1848, nei primi giorni della Rivoluzione Veneta che portò alla rinascita della Repubblica Veneta e i cittadini di Montagnana, città fedelissima alla Serenissima, scesero in piazza per reclamare la Repubblica di San Marco.
E’ una testimonianza importante e mi auguro che gli studiosi di storia veneta possano verificare se tale “sfogo de amor” al Veneto Gonfalon si sia verificato anche in altre città della terraferma: e chissà se sotto gli altari delle nostre chiese ci sono ancora dei gonfaloni della Serenissima …

Ettore Beggiato – bejato@hotmail.com
Sport

Imoco Volley A1. Oggi al Palaverde porte aperte per l'inizio preparazione

Agli ordini del confermatissimo staff tecnico e fisico, con coach Davide Mazzanti, gli assistenti Rossano Bertocco e Daniele Santarelli e il preparatore fisico Terry Rosini, inizierà ufficialmente oggi, lunedì 23 agosto, a ranghi giocoforza ridotti la preparazione dell'Imoco Volley 2016/17, stagione in cui le Pantere dovranno difendere lo scudetto cucito per la prima volta sulle maglie gialloblu', protagoniste anche su altri tre fronti caldi oltre al Campionato di A1, la Supercoppa Italiana (8 dicembre, sede da definire, contro Bergamo), la Coppa Italia e la Cev Champions League.
In questi giorni le atlete disponibili hanno effettuato i test fisici e i colloqui individuali con lo staff, lunedì si inizia con il primo allenamento.

LE CONVOCATE PER OGGI: saranno in sei al Palaverde le Pantere disponibili per la prima parte della preparazione, con la veterana Jenny Barazza alla sua quinta stagione in maglia Imoco Volley, e con lei le nuove atlete come la messicana Samantha Bricio, l'ex azzurra italoargentina Carolina Costagrande, la schiacciatrice Elisa Cella, la libero altoatesina Silvia Fiori e la palleggiatrice polacca già scudettata con Casalmaggiore (e coach Mazzanti) Katarzyna Skorupa.

LE ASSENTI: non ci saranno ovviamente le atlete "olimpiche", cioè le tre azzurre che hanno giocato pur senza fortuna a Rio, Monica De Gennaro, Serena Ortolani e Anna Danesi, e con loro ovviamente anche la centrale olandese Robin De Kruijf che stanotte è impegnata nella semifinale ai Giochi. Rientreranno dopo il meritato riposo post olimpico nei primi giorni della settimana successiva al raduno.
Assenti lunedì in quanto convocate per un collegiale azzurro a Roma, in vista delle qualificazioni per i prossimi Europei, anche Ofelia Malinov, la giovane palleggiatrice ex Club Italia, e la centrale ex Modena Raphaela Folie che torna in azzurro, mentre anche la "bomber" polacca Berenika Tomsia (top scorer della A1 2015/16) sarà impegnata a difendere i colori della sua nazionale e rientrerà come le altre dopo le qualificazioni europee.

IL PROGRAMMA DI OGGI, LUNEDI' 22 AGOSTO, APERTO A PUBBLICO E MEDIA:

-Dalle 16.30 fino alle 17.00 "media time" con possibilità per giornalisti e media di intervistare atlete e staff e di effettuare le foto di rito.

-Alle ore 17.00 apertura porte del Palaverde: ingresso libero al pubblico da entrata atleti sul retro

-17.00 inizio allenamento


ABBONAMENTI
Lunedì durante l'allenamento sarà aperto presso l'Ufficio Imoco Volley lo sportello degli abbonamenti per la stagione 2016/17. Sarà possibile acquistare l'abbonamento stagionale SOLO SETTORI NON NUMERATI che prevede un'offerta "All Inclusive" con tutte le partite al Palaverde di Campionato (compresi tutti i play off!), Coppa Italia e Cev Champions League. Informazioni e prezzi su www.imocovolley.it.
Dal 1 settembre riprenderà comunque la vendita PER TUTTI I SETTORI al Palaverde tutti i giorni escluso sabato e domenica, dalle 15.00 alle 18.30.

Pordenone

A Pordenone cinema sotto le stelle con "Veloce come il vento"

“Veloce come il vento”, uno dei film italiani che ha convinto entusiasticamente pubblico e critica nella passata stagione, arriva al Cinema sotto le stelle di piazza Calderari lunedì 22 agosto alle 21.00 per una serata di Estate in città del Comune di Pordenone.

“Veloce come il vento” è un film sportivo e d’azione sulle corse automobilistiche, firmato da Matteo Rovere, che nel 2011 ha diretto il film drammatico Gli sfiorati, tratto da un omonimo romanzo di Sandro Veronesi e i due attori principali sono entrambi bolognesi: Stefano Accorsi (che regala una splendida prova attoriale) e Matilda De Angelis (al suo primo film, ma non meno convincente). Questo l’identikit di quest’opera che ha stupito tutti e che racconta la storia di Giulia De Martino, una ragazza che vive in una cascina nella campagna dell'Emilia Romagna con il fratellino Nico. Sua madre se ne è andata (più volte) di casa, e suo fratello maggiore Loris, una leggenda dell'automobilismo da rally, è diventato un "tossico di merda" parcheggiato in una roulotte. Quando anche il padre di Giulia muore, dopo aver scommesso su di lei come futura campionessa di Gran Turismo usando come pegno la cascina, Giulia si trova a gestire lo sfratto incipiente, il fratellino spaesato e il fratellone avido dell'eredità paterna. Ma la vera eredità dei De Martino è quel talento di famiglia, ostinato e rabbioso, per le quattro ruote e, insieme a Loris, nonostante tutto, Giulia intende dimostrarlo.

Biglietto intero 3 euro, ridotto under 18 e over 65 2 euro, abbonamento 10 ingressi 25 euro, ingresso gratuito under 12. In caso di pioggia la proiezione viene spostata in sala grande a Cinemazero.
Pordenone

Cultura ebraica a Brugnera

E’ quello dell’ebraismo e del suo contributo alla civiltà europea il tema indicato dalla commissione cultura del comune di Brugnera per il 2016. Lo spunto nasce dalla presenza, a Brugnera, di una piccola comunità ebrea già nel Quattrocento, presenza rinnovatasi nell’Ottocento con la famiglia Morpurgo, ebrei triestini che acquistarono e ampliarono Villa Varda, oggi il più importante monumento di Brugnera e polmone verde, con il suo parco, della cittadina liventina.

Il tema, proposto alle associazioni del comune e sviluppato autonomamente dalla stessa Commissione, ha dato vita a un’articolata proposta di iniziative che, dopo un’apertura settembrina, si terranno prevalentemente nel mese di novembre.

A settembre, nel contesto delle Giornate Flora e Fauna promosse dalla CICO, si avrà un primo assaggio, con un concorso di pittura dedicato al tema dell’anno e che vedrà la sua conclusione, con le premiazioni, domenica 4.

Le altre iniziative riguarderanno la storia, la musica e la conoscenza dei luoghi dell’ebraismo italiano: a questi ultimi, e in particolare ai ghetti di Venezia e Ferrara e agli insediamenti ebraici di Trieste saranno organizzate, a cura dell’associazione Terra Mater, delle visite guidate. Ai medesimo siti sarà dedicato un reportage fotografico curato da Photo-grafando, che ne farà l’oggetto di una sua mostra.

Riccardo Calimani, uno dei più importanti storici dell’ebraismo italiano, illustrerà la storia degli ebrei e del Ghetto di Venezia, mentre a Pier Cesare Joly Zorattini spetterà trattare le presenze ebraiche nella nostra regione.

Due appuntamenti musicali, infine, daranno conto del grande influsso esercitato dalla cultura ebraica nella musica, con il concerto del contralto veneziano Giovanna Dissera Bragadin, dedicato alla presenza di temi ebraici nella musica europea e con quello di un trio di giovani friulani (il soprano Paola Crema, il violoncellista Riccardo Pes, il pianista Matteo Andri) dedicato a musiche di autori legati all’ebraismo triestino tra Otto e Novecento.

In tutte queste occasioni non mancherà il contributo del Caffè Letterario, che accoglierà i suoi ospiti con proposte della gastronomia ebraica.
Conegliano

A Conegliano agosto tempo di cantieri

Agosto a Conegliano è tempo di cantieri. 8 cantieri su 14 del Comune attivi, principalmente quelli di messa in sicurezza dell'edilizia scolastica, ma anche su strade (via Pittoni, 161 mila euro) e palazzetti (palestra stadio, 1.6 milioni di euro).
"Le imprese sono impegnate sia per onorare le scadenze sia per velocizzare certi cantieri, come quelli delle scuole, per agevolare il più possibile l'avvio del prossimo anno scolastico - spiega il sindaco Floriano Zambon. Questa mattina, durante i sopralluoghi, abbiamo verificato di persona con i tecnici comunali e quelli delle imprese gli stati di avanzamento di diverse opere, anche della palestra stadio, i cui tempi di conclusione lavori potrebbero accorciarsi notevolmente".
<>

Soddisfazione da parte del sindaco che in tarda mattinata ha incontrato la STAMPA per presentare il piano di ammodernamento della illuminazione pubblica comunale, relativa a oltre 6.800 punti luce.
"L'aggiudicazione della gara è attesa entro fine novembre, per un importo di oltre 3.8 milioni di euro - spiega il sindaco Floriano Zambon - Tra i vantaggi che prevede questa nuova gestione c'è non solo il risparmio energetico e l'ammodernamento di tutta la rete di illuminazione pubblica, ma soprattutto la sicurezza notturna. Grazie al risparmio di 2/3 della spesa, derivanti dalle nuove installazioni tecnologiche, sarà possibile garantire a pieno un servizio utile non solo per la viabilità ma anche per la pubblica sicurezza. In sintesi, mai più lampioni spenti di notte a Conegliano".
<>

Nell'occasione il sindaco Zambon ha aggiornato anche su altri 4 interventi che saranno finanziati o partiranno da settembre.
"Si tratta del piano asfaltature, per 500 mila euro, che la giunta dovrà apporvare entro agosto ed il completamento di via Vespucci, per 700 mila euro - ha detto il sindaco Zambon - Inoltre abbiamo previsto per la messa in sicurezza dell'Istituto Umberto I circa 650 mila euro di lavori da appaltare. Infine, partirà a settembre il cantiere della pista ciclabile del Menarè per 680 mila euro. Impegni e progettualità rilevanti per i quali devo ringraziare la struttura tecnica comunale, che sta gestendo una mole di lavoro importante, con competenza e affidabilità".

Cantieri d’estate per 1.7 milioni di euro - Scuola secondaria 1° grado Brustolon, via Einaudi, palestra (140 mila euro) e scuola (250 mila euro), scuola Primaria G. Rodari via Einaudi (290 mila euro), scuola Primaria G. Marconi via Toniolo scuola (100 mila euro) e palestra (100 mila euro), scuola Primaria P. Maset, sala polifunzionale/palestrina, (140 mila euro) e scuola (140 mila euro), Scuola Primaria Don O. Mantovani (140 mila euro) e palestra (140 mila
euro), Scuola Primaria San Francesco via P. Sbarra (220 mila euro), Scuola secondaria di 1° grado Cima
– via P.Sbarra (140 mila euro).
__________________________
Sport

Benetton Rugby sfida il Leicester Tigers 

Dopo il match di venerdì scorso vinto 42 a 10 dai Leoni contro i francesi del Grenoble, domani sera alle 20.15 presso lo Stadio Monigo di Treviso, il Benetton Rugby tornerà in campo per il secondo match amichevole di preparazione in vista dell’inizio del Guinness Pro12.

L’incontro come già successo la scorsa settimana, sarà composto da quattro tempi da venti minuti intervallati da pause di dieci minuti.

Avversari dei biancoverdi saranno i plurititolati inglesi dei Leicester Tigers che durante la settimana si sono allenati in Ghirada insieme agli uomini di coach Crowley.

Rispetto allo scorso match, il Benetton Rugby recupera i piloni Alberto De Marchi e l’ex Tiziano Pasquali, saranno dell’incontro anche Ornel Gega e Marco Fuser che erano stati tenuti a riposo. Ancora infortunati invece: Filippetto, Zanusso, Bigi, Montauriol, Gori, Barbieri, Steyn, Tebaldi, Iannone, Morisi e Tagicakibau. In supporto dal Mogliano ci sarà ancora il mediano di mischia Enrico Endrizzi.



Questa la formazione annunciata dallo staff biancoverde.



L'estremo sarà David Odiete coadiuvato nel triangolo allargato dalle ali Angelo Esposito e Andrea Buondonno, reparto dei centri composto da Tommaso Benvenuti e Luke McLean.

Mediana affidata a Giorgio Bronzini, con Tommaso Allan all'apertura.

Pacchetto di mischia che vede in prima linea Alberto De Marchi, Ornel Gega e Simone Ferrari. Seconda linea con Marco Fuser al fianco di Filo Paulo. Infine terza linea con Francesco Minto e Marco Lazzaroni che saranno i flanker, a chiudere il pack biancoverde con il numero 8 ci sarà capitan Zanni.



Benetton Rugby:

15 David Odiete,14 Angelo Esposito, 13 Tommaso Benvenuti, 12 Luke McLean 11 Andrea Buondonno, 10 Tommaso Allan, 9 Giorgio Bronzini; 1 Alberto De Marchi, 2 Ornel Gega, 3 Simone Ferrari, 4 Marco Fuser, 5 Teofilo Paulo, 6 Francesco Minto, 7 Marco Lazzaroni, 8 Alessandro Zanni.

A disposizione: Federico Zani, Nicola Quaglio, Cherif Traore, Tiziano Pasquali, Davide Giazzon, Roberto Santamaria, Enrico Endrizzi, Ian McKinley, Alberto Sgarbi, Andrea Pratichetti, Luca Sperandio, Jayden Hayward, Guglielmo Zanini, Filippo Gerosa, Dean Budd, Marco Barbini.

Indisponibili: Martin Banks, Robert Barbieri, Luca Bigi, Filippo Filippetto, Edoardo Gori, Tommaso Iannone, Jean Francois Montauriol, Luca Morisi, Abraham Steyn, Michael Tagicakibau, Tito Tebaldi, Matteo Zanusso.

Coach: Kieran Crowley



Arbitro: Marius Mitrea

Assistenti: Simone Boaretto, Vittorio Favero



COPERTURA TELEVISIVA – Sarà possibile seguire il match in diretta sui seguenti canali:

La piattaforma The Rugby Channel: www.therugbychannel.it

Il canale YouTube MS NETWORK: https://www.youtube.com/watch?v=xHDVY4l2RzA

La pagina Facebook Benetton Rugby: https://www.facebook.com/BenettonRugbyTreviso

La pagina Facebook MS NETWORK: www.facebook.com/rugbychannelwebtv



LIVE - La partita può essere seguita in diretta sul canale Twitter ufficiale di Benetton Rugby.



BIGLIETTERIA - Le biglietterie dello Stadio Monigo saranno aperte dalle 18:45, orario di apertura dei cancelli, compatibilmente con le indicazioni della Questura di Treviso. 
Mondo, Politica

Ex Jugoslavia. Il Tribunale dell'Aja scagiona Milosevic 

BELGRADO - Sono passati 10 anni da quel 15 marzo del 2006 quando a Belgrado davanti a cinquantamila persone si celebrava il funerale di Slobodan Milosevic, l'ex leader della Serbia che fu al potere nel decennio del sanguinoso tracollo della Jugoslavia. Dieci anni fa i suoi fedelissimi in strada gridavano il loro atto di accusa contro il Tribunale penale internazionale, gli Usa, l'Occidente in genere che in un coro unanime lo definirono il “macellaio dei Balcani” paragonandolo a Hitler.

Dieci anni dopo nel marzo 2016 il Tribunale penale internazionale per la Jugoslavia condanna a 40 anni Radovan Karazdic, capo dei serbi di Bosnia per il massacro di Srebrenica e i crimini compiuti durante l’assedio di Sarajevo, ma con la stessa sentenza rileva come non esistano prove contro Milosevic: un’assoluzione irrituale e postuma, ma un’assoluzione a tutti gli effetti di un presidente eletto più volte dal suo popolo, morto tra le sbarre dopo sei anni di detenzione

Il magistrato coreano O-Gon, prima di scrivere le motivazioni di condanna per Karazdic, era anche tra i giudici che stavano processando Milosevic. I magistrati internazionali hanno fatto il loro lavoro in tempi lunghi perchè l’indagine era estesissima: enormi le implicazioni politiche che essa comporta. Nella sua sentenza del 24 marzo, il tribunale che processò Milosevic sottolinea come ci siano “prove insufficienti” al fatto che Milosevic fu favorevole "al piano di espulsione dei musulmani bosniaci e dei croato-bosniaci dal territorio della Bosnia preteso dai serbi".

La stessa sentenza, a più riprese, ribadisce, citando documenti, l’esistenza di divergenze sostanziali tra Milosevic e Karadzic in diversi passaggi cruciali della tragica crisi. Dice la sentenza che Milosevic si oppose alla decisione della costituzione della Repubblica Srpskaja. Milosevic, fino alla fine, cioè fino all’inizio dei bombardamenti della Nato sulla Serbia, aveva cercato un accordo con gli occidentali e che fu la signora Albright che decise che quell’accordo non dovesse essere siglato.

Ufficialmente Milosevic morì per un attacco di cuore dopo 5 anni di detenzione e due settimane dopo che il Tribunale gli aveva negato il permesso di essere curato in Russia, come aveva chiesto. Morì nella sua cella, l’ex presidente jugoslavo, tre giorni dopo che il suo avvocato aveva inviato una sua lettera al Ministro degli esteri russo, in cui diceva di temere di essere avvelenato.

(www.today.it)
Nessun oggetto disponibile.
Nessun oggetto disponibile.
LE NOSTRE FOTO
I NOSTRI VIDEO
INVIA UN ARTICOLO
SEGNALA EVENTO

ULTIMA EDIZIONE DE "IL PIAVE"

Ultima edizione
ARCHIVIO
EDIZIONI CARTACEE
Ultimo aggiornamento: 24/08/2016 14:14