Italia, Cultura

Quella Zona Franca in Saint Victor Academy

Non solo il teatro. Ci sono la musica e la pittura. Un po’ come è stato per Ray Charles e Frida Kahlo, ecco che l’art therapy fa egregiamente la sua buona parte. Da un recente studio risulta che ognuno dovrebbe avere almeno 45 minuti di attività creativa quotidiana per abbattere al meglio il livello di stress. Aggiungiamoci magari il consueto quarto d’ora accademico - che mai come in questo caso casca a fagiolo - in quanto si sa che il vissuto artistico poi non si lascia condizionare più di tanto dal dio Chronos. Saint Victor Academy è la ragione socio-culturale che le donne seguite nella casa circondariale da Antonella Prota Giurleo si sono date esclusivamente per partecipare fuori concorso a questa nuova scommessa dell'ingegno coniugato all'Ego e all'Es. E non si sono limitate a riempire le gabbie cardiache tracciate da Greta Tonello e Lavinia Longhetto; si sono spinte in un carteggio - sempre in tema di coraggio - con l’ideatrice del Premio Barbara Turcolin e con il sottoscritto (soprannominato con mordace deferenza “il giornalista”). Veniamo così a conoscere segreti aspetti perfettamente in linea con le leggi care alla Muse. Per esempio che Rebeca sta nel coro gospel della sezione femminile di San Vittore e che, ci tiene a precisare, l’accompagnamento non avviene come mezzo secolo fa coi cucchiai percossi fra loro a mo’ di nacchere, bensì grazie a un’attrezzatura strumentale al passo con le moderne tecnologie. Che Martina, al corso di flamenco, tiene il tempo insieme alle compagne battendo mani e piedi. O che Paola ama ricordare la sua avventura in India quando è stata baciata alla caviglia da un superbo esemplare di King Cobra. Vi si aggiungono i pensieri e i segni di Mounia e Monica, di Antonietta, Angela B., Angela M., Erika, Milù, Joice, Yanara, Olivia, Elisa, Camelia, Lizbeth (sopra, le sue mani e il suo cuore accanto al logo della Rassegna)… in un rosario a tratti gaudioso, per lo più semplicemente doloroso come il copione richiede ma senza atteggiamenti troppo vittimistici. Una maniera di esplorare il rapporto arte e spettacolo nel contesto della detenzione, come ha riportato sul Gazzettino Sara De Vido. In un progetto che gode del supporto psicologico del dottor Tramarin, come ha poi aggiunto Elena Grassi dalle pagine di Giorno&Notte sulla Tribuna. Il tutto anche in virtù di una reale rete di sostegno: Chiara Moro e Alessandro Mazzero per Opificio in primis, seguiti da Laura Paderno e Nancy Trevisan (rispettivamente per le tappe di Rovigo e Meduna) e da Gretel Fehr che ha suggellato il contatto milanese. Sta ora alla Giuria, presieduta dalla film-maker Valeria Davanzo, esprimersi. Daranno man forte letterati (Fabio Franzin, Lia Zulianello, Alfonso Vesentini) e artisti (Ivan Toninato, Giuliana Davanzo). Mentre già i rumors fanno denotare interesse in fasce disparate di addetti e operatori, dal subitaneo moto empatico da parte di un umile servitore di Don Bosco agli enti istituzionali che hanno dato il patrocinio (Città di Motta, Oras, Amici del Cuore, Pedibus, Cooperativa Madonna dei Miracoli. Fondazione Giacomini). E direttamente a Palazzo Giacomini nella prima metà di ottobre, insieme alla Donna con il bambino (l’arcinoto disegno preparatorio per il Quarto Stato) avranno uno spazio espositivo temporaneo anche gli elaborati di queste altre donne, alcune di loro attualmente senza il proprio bambino. Già da qualche settimana però esiste comunque una nuova idealtà, battezzata da loro stesse per l'appunto Saint Victor Academy. Anche là Il coraggio è dentro di noi, in quella Zona Franca dove è la stessa consapevolezza della paura ad alimentarlo.
Cultura, Veneto

... Non è caduto giù l'Armando!

MOTTA DI LIVENZA. La portiera cantata dall’indimenticabile Jannacci stavolta non s’è disastrosamente aperta. La sicura era stata inserita da un guidatore d’eccezione, il presidente in persona dell’associazione di promozione sociale che da alcuni anni è punto di riferimento rilevante nel volontariato di base. Quel Solo per il Bene che porta il proprio impegno all’origine dei disagi, lavorando direttamente sul territorio, risolvendo le quesstioni nella loro urgenza, senza accontentarsi di raccogliere contributi per poi delegare a terzi, magari in dirittura di situazioni molto lontane da noi. Stavolta si racconta di nonno Armando che, pur con seri problemi di salute, raccoglie la sfida proposta dall’associazione rendendosi egli stesso disponibile nel dare una mano agli altri, per esempio aiutando Daniela Cariello nella spesa per le famiglie assistite; un po’ sulla falsariga (ma mai è stata invece così vera) di quanto già aveva fatto e continua a fare Emanuele Cibin, beneficiato e benefattore. Torniamo all’ottuagenario Armando mio - giusto per richiamarci a un’altra grande canzone del passato in lingua portoghese - che, abbandonato dalla famiglia, necessita di confacente alloggio. Ecco che il direttivo, cui oltre alla Cariello e a Viotto, partecipano Cia e Capraro, si attiva con i servizi sociali  del comune mottense trovando subito una decorosa sistemazione. E qui viene a uniformarsi una bella catena solidale. Da Manuela Cancian per Titti Pulizie al compagno di lei insieme ad Artan di Ital Tetti (Artan, arrivato a Motta dall’Albania sul finir del vecchio millennio non dimentica l’accoglienza positiva e ora è spesso in prima linea con un personale apporto verso chi ne abbisogni). La tinteggiatura è quindi risolta. Vi si aggiungono Renza Tendaggi e Il Pane di Giulia per gli arredi e lo storico Colorificio Rocco per i materiali. All’insegna di una Extreme Makeover Home di matrice liventina. Sono cose come questa che ben possiamo chiamare, citando il titolo di una terza canzone, fresca di stagione, Piccoli Miracoli.

(sopra, nonno Armando in auto col presidente Viotto)
Cultura

Mare Coraggio

Dalla Città dei due Fiumi in dirittura di quella Zona Franca che è punto del salpare e dell’approdo, che è avviso ai naviganti (del web e della vita reale) per non perdersi nel mare nostrum, vestrum atque eorum. Et cum grano salis. Nella fattispecie quello aromatizzato alle erbe, impreziosito dalla grafica della confezione, che l’ideatrice del Premio d’arte Il coraggio è dentro di noi ha voluto preparare per ognuno degli intervenuti. Ci riferiamo alla prima riunione ufficiale di giuria, staff organizzativo e studio per la comunicazione nel contesto del Premio stesso. Unico assente, giustificato, il professor Vesentini; in sua vece l’architettura evocativa del cinquecentesco Spazio Ramedello ridefinito nelle funzioni, mantenendo inalterato l’aspetto generale, da Valeria Davanzo che oltretutto presiede la succitata giuria. A illustrare i passaggi del progetto fino a qui aggiornati è un altro presidente, nonché fondatore dell’associazione culturale promotrice, Barbara Turcolin, dea ex machina dell’articolata rassegna ZonaFest2016, il cui frutto all’occhiello è l’edizione d’esordio di questa speciale iniziativa. Almeno trecento, giovani e forti e con passione assorti, i partecipanti; saranno valutati nello spirito emozionale suggerito dai curatori attraverso un serrato confronto vuoi letterario, vuoi pittorico o melico, fra l’autrice di Tera Pustota e il poeta Fabio Franzin, fra Ivan Toninato e Valeria Davanzo, entrambi in forza all’Atelier dell’Artista, fra Lia Zulianello, chi scrive e Alfonso Vesentini (o una sua facente funzione). Ieri sera, tra una degustazione con i vini delle Cantine Trevisan e un assaggio delle squisite torte salate, anch’esse presidenziali, un primo sguardo d’insieme ai 25 elaborati fuori concorso arrivati per posta ordinaria dalla Saint Victor Academy, ovvero da un gruppo di donne, tra i 20 e i 60 anni, detenute nella casa circondariale di San Vittore e coordinate da Antonella Prota Giurleo. Da Milano a Rovigo, passando per la Marca e il veneziano, l’iniziativa ha già preso forma. E così anche il disegno.

(A Palazzo Giacomini dal prossimo primo ottobre la Mostra con una nutrita selezione delle rappresentazioni inviate, e il giorno 15 la proclamazione dei vincitori assoluti. // Sopra, da sx, la padrona di casa Valeria Davanzo e poi, in senso orario: Alessandro Mazzero e Chiara Moro di Opificio, l’articolista, la docente e scrittrice Lia Zulianello, lo psicologo Franco Tramarin, Fabio Franzin, Ivan Toninato, Giuliana Davanzo, Barbara Turcolin)
Editoriali

BREXIT: INIZIO DELLA FINE?

Un effetto domino che potrebbe modificare la geopolitica

Con il referendum del 23 giugno gli inglesi hanno deciso di uscire dall’Unione Europea: il 51,8% ha votato leave (lascia) guidati dall’euroscettico Niguel Garage, leader dell’UKIP; il 48,8% ha votato remain (resta), guidati dal laburista Jeremy Corbyn. L'affluenza alle urne è stata elevata il 72,2% degli aventi diritto.
Già nel 2005, con un referendum la Francia e l’Olanda avevano detto no alla Costituzione Europea; gli oligarchi di Bruxelles votarono il Trattato di Lisbona per impedire al popolo di esprimersi. Questa volta in Gran Bretagna le cose sono andate diversamente.
Onore agli inglesi che votando leave, non si sono fatti intimorire dalle previsioni catastrofiche di sedicenti esperti e della City, dalle minacce della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) o dagli appelli di cantanti, attori e cortigiani vari. Il loro voto non è stato condizionato nemmeno dall’omicidio della parlamentare laburista Jo Cox, la “martire” del fronte remain.

Il voto inglese ha scatenato le ire dei rappresentanti delle oligarchie politico - finanziarie, dei sedicenti “intellettuali” della sinistra salottiera e dei pennivendoli di regime, servi sciocchi dell’oligarchia mondialista: l’ex Presidente del consiglio Mario Monti definisce la Brexit un «abuso di democrazia»; l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha definito la Brexit «un azzardo sciagurato», nel 1956 quando l’Unione Sovietica invase l’Ungheria, sosteneva che l’Unione Sovietica «porta la pace nel mondo»; Roberto Saviano, professionista dell’antimafia, paragona la Brexit all’avvento del nazismo. Per questi individui il popolo ha diritto di votare solo quando le sue scelte coincidono con l’opinione dei governanti o di “illuminati intellettuali”. Questa è per loro la vera democrazia, il popolo è troppo “ignorante” e non deve votare su questioni “complicate” come l’uscita dall’Unione Europea. Seguendo questa logica aberrante, nel referendum del 1946 il popolo italiano (in parte analfabeta e privo di esperienza democratica) non avrebbe dovuto scegliere tra monarchia e repubblica. Discorso analogo vale per i referendum sul divorzio (1970) sull’aborto (1981) o sulla riforma elettorale (2016) voluto da Renzi, il burattino della Troika.
L’articolo 75 della nostra Costituzione non ammette l’istituto del referendum abrogativo in materia di trattati internazionali; ma la Costituzione non è immutabile e deve adattarsi ai tempi. Quando la nostra Costituzione fu approvata (1947) l’Italia era una nazione sconfitta, un cumulo di macerie e sull’Europa incombeva la minaccia comunista; non c’erano alternative all’alleanza con gli Stati Uniti e al capitalismo come modello economico. Un referendum che avesse modificato la nostra posizione nello scacchiere internazionale sarebbe stato un suicidio e gli Stati Uniti lo avrebbero impedito. Eravamo una nazione a sovranità limitata e tale dovevamo rimanere in un mondo dominato dalla guerra fredda. Oggi lo scenario internazionale è cambiato e in gioco non c’è una “limitazione” della sovranità ma l’esistenza delle nazioni europee e dei rispettivi popoli. Sull’Europa non incombe la minaccia bolscevica e la Russia da nemico è divenuta un importante partner commerciale e fedele alleato nella lotta al terrorismo; inoltre, rimanere nell’Unione Europea significherebbe accettare il processo di esautoramento degli Stati nazionali voluto da Bruxelles; la politica suicida adottata in materia d’immigrazione, di lotta al terrorismo, di relazioni con la Russia e di trattati commerciali come quello Transatlantico. Per questi motivi la nostra permanenza nell’Unione Europea o in organizzazioni come la Nato deve essere sottoposta al voto popolare.

Nel mio libro Kosovo monito per l’Europa (Aviani Editore Udine 2014) ho individuato nella globalizzazione uno degli elementi disgregativi dell’Unione Europea. Infatti, la globalizzazione presuppone l’abolizione dei vincoli alla circolazione delle merci, dei capitali e delle persone, con il fine di creare un unico mercato di modello neoliberista (un capitalismo senza regole). La globalizzazione presuppone: l’esautoramento degli stati nazionali a favore di organismi sovranazionali, istituzioni idonee a governare un mondo globalizzato (il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, la Commissione Europea, ecc.); l’immigrazione, l’apertura delle frontiere e la società multirazziale; le politiche neoliberiste (precarizzazione del lavoro, delocalizzazione delle imprese, tagli allo Stato sociale, ai salari e alle pensioni). Tutto questo ha avuto un effetto negativo sulle nazioni europee e sui rispettivi popoli; in particolare la classe media e il proletariato urbano, le nazioni più fragili come la Grecia. La crisi economica e la minaccia del terrorismo islamico hanno accentuato gli effetti negativi della globalizzazione.
L’Unione Europea rappresenta la globalizzazione: a livello politico, con l’immigrazione e le politiche neoliberiste; a livello istituzionale, come governo sovranazionale. Gli inglesi votando per l’uscita dall’Unione Europea hanno voluto dire no alla globalizzazione e all’Unione Europea che la rappresenta. In tutta Europa l’anti europeismo è alla base del successo elettorale dei partiti populisti.
Dal punto di vista sociale: hanno votato per l’uscita dall’Unione i ceti meno abbienti (working class) e il ceto medio, i più colpiti dalla globalizzazione; hanno votato per la permanenza nell’Unione i ceti più ricchi, che dalla globalizzazione hanno avuto soprattutto vantaggi (gli imprenditori con le politiche neoliberiste, i liberi professionisti cosmopoliti del lavoro). Non a caso i banchieri della City sono sempre stati contrari all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. I giovani dai 18 ai 24 anni si sono espressi a favore del remain (64%) ma la loro partecipazione elettorale è stata appena del 36%. I giovani che hanno votato remain s’illudono di diventare i futuri manager dell’Europa globalizzata; ma finiranno a fare i precari o i mantenuti di papà per tutta la vita.

Dal punto di vista geografico il fronte del leave ha prevalso nelle zone rurali e nelle periferie cittadine, dove si concentra la parte più povera e tradizionalista della popolazione britannica; mentre il fronte del remain, nella capitale Londra e nei centri delle grandi città, dove si concentra la parte più ricca e cosmopolita della popolazione britannica. In Scozia trionfa il remain (gli scozzesi vedono nell’Unione Europea un alleato per contenere il potere di Londra).
Il risultato del referendum britannico non è stato condizionato solo dalla globalizzazione e dalle sue conseguenze; ma anche dalla storia della Gran Bretagna, un Paese che è nato e si è sviluppato come nazione “marittima” e non “continentale”. La Gran Bretagna ha creato il suo impero nel mondo e non in Europa e non ha mai preteso di governarla; a differenza della Francia napoleonica o della Germania imperiale e nazista, che miravano alla conquista dell’Europa continentale. L’Impero britannico era coloniale, comprendeva: l’Africa, l’Asia, l’America settentrionale e l’Oceania; il Commonwealth è quello che rimane dell’Impero e di una visione del mondo che superava i limiti del nostro continente.
Dal punto di vista geopolitica il risultato della Brexit va contro gli Stati Uniti, che con l’uscita della Gran Bretagna, perdono un prezioso sostenitore dell’Unione Transatlantica (il trattato di libero scambio che dovrebbe unire l’economia dell’Unione Europea con quella degli Stati Uniti). Gioisce invece la Russia, che spera nella disgregazione di un’Europa asservita agli interessi statunitensi e ambisce a creare l’Eurasia. Un’Europa che unisce i Paesi latino - germanici con quelli slavo - ortodossi nel segno della pace e della cooperazione.

Ci raccontano che la fine dell’Unione europea sarà il preludio di una terza guerra mondiale o di un futuro di miseria. Quello che i demagoghi negano e gli imbecilli non capiscono, è che la guerra può scoppiare solo con l’allargamento a est della Nato e le guerre neocolonialiste che gli Stati Uniti e i loro alleati scatenano nel mondo. A impoverire l’Europa e condannare i nostri giovani a un futuro di miseria e precariato, sono state le politiche neoliberiste e la crisi economica che le stesse hanno generato.
Quali saranno gli effetti della Brexit? Difficile prevederlo. Spero in un effetto domino che coinvolga l’intera Europa e porti alla nascita di un’Europa federalista, che sogna l’Eurasia. Possono stare tranquilli, i cittadini europei che vivono e lavorano in Gran Bretagna, con la Brexit nessuno li caccerà via. Gli inglesi non hanno votato leave per espellere i pizzaioli italiani e i ragazzi dell’Erasmus. Di certo le oligarchie politico - finanziarie e i loro tirapiedi faranno di tutto per impedire agli europei di decidere del proprio destino e piegare la Gran Bretagna (declassamento banche e dei titoli di Stato, deprezzamento della sterlina, ecc.). Queste canaglie non hanno rispetto per niente e per nessuno.
L’Unione Europea non sarà eterna, sono crollati l’Impero Romano e la Russia sovietica, per l’Europa dei banchieri, dei gay pride, delle guerre “umanitarie” e del multiculturalismo suicida, è solo questione di tempo. Forse vedremo le folle bruciare e calpestare la bandiera europea (spero di vivere fino a quel giorno). Quell’orrenda bandiera “stellata”. Il simbolo della stella appartiene alla tradizione giudaica e mussulmana, non a quella europea; i simboli dell’Europa sono la croce e l’aquila imperiale (di Roma e del Sacro Romano Impero) che per secoli hanno sventolato sui nostri vessilli.

Cultura, Treviso

Evviva & Vivica per Giacomini!

MOTTA DI LIVENZA. Una cornice che è già spettacolo: il Chiostro dove un tempo dormivano i pellegrini. Un set internazionale per la gioia di semplici appassionati ed esigenti musicofili: l’Orchestra Giovanile Baroquip a sostenere le splendide voci di due stelle del bel canto, Lea Desandre e Katie Weiser. Con il tocco magico della superstar Vivica Genaux, dall’Alaska a Parigi con amore passando per la Città dei due Fiumi. Un maestoso concerto di arie barocche composte da Vivaldi, Haendel e Hasse per ricordare, nel cinquantesimo della scomparsa, l’illustre concittadino Egidio Giacomini, gran benefattore della nostra comunità. «Davvero rilevante il lascito testamentario» sottolinea ai microfoni di Media News 24 Lucia Visintin, presidente della Fondazione voluta dallo stesso Giacomini, intitolata alla madre Ada e al padre Antonio «Non solo in virtù dei cospicui beni materiali, per esempio la Casa-Museo, il secentesco Palazzo della Biblioteca e un’estesa area edificabile, ma ponendo altresì l’accento sul suo richiamo a una maggior coscienza civile e sociale da realizzarsi soprattutto attraverso un costante impegno nelle iniziative culturali». L’intensa serata d’arte melica ha poi avuto un doveroso risvolto solidale. Appena fuori dal Chiostro, in collaborazione con la Cooperativa Madonna dei Miracoli, un banchetto per la raccolta di contributi in favore di persone con disabilità ha sigillato l’evento seguendo per certi versi la strada tracciata da colui che ci ha affidato, fra l’altro, quello studio di Donna con il bambino, prezioso disegno preparatorio del Quarto Stato.
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Ultimo aggiornamento: 19/07/2016 00:04