Cultura

Il training cognitivo della Poesia

Sensi che si afferrano soltanto in retrospettiva, intrecci di immagini lapidarie, catene di riferimenti culturali. Norman Zoia stabilizza un nucleo di significato e ci costruisce attorno un labirinto di accesso (alla maniera dei più raffinati enigmisti). Per intenderci, il lettore affaccendato a decrittare il genio di Norman potrebbe associare ogni porzione di componimento a un sofisticato training cognitivo. Spicca poi l’originalità che contrassegna la sua metodologia narrativa, regolarmente scandita da omaggi lirici che, nella loro brevità, ricordano la compressione elegante di un indovinello. Ed è proprio a partire da questa compressione, da questo nodo del racconto, palpitante in pochi essenziali versi, che il lettore può districare, sgrovigliare, trovare la soluzione. Non è una roba da poco, beninteso. Io li chiamerei: esercizi poetici che elasticizzano il multistrato dei tessuti psichici. Ma non si pensi a una specie di… uhm, sfida robotica col proprio cervello. C’è anche tanta musica in questo gioco. Suddetti omaggi creano un’atmosfera straordinariamente ispirata e suggestiva, tanto che non sarebbe azzardato immaginare di trovarsi in mezzo a un orchestrale di artisti.

Sopra: un primissimo piano del nostro corrispondente tra Sara Cassandra (autrice di La solitudine del cruciverba incompiuto, saggio del quale questa testata ha dato risalto lo scorso 14 settembre proprio grazie a Zoia) e la copertina della piccola antologia che la stessa Cassandra ha qui recensito.
Cultura

Ascoltando gli sguardi della pittura e delle sue consorelle

«Ombre perse lassù o colori pieni / guazzi di luna e Marte // Ipotesi di blu, sgarbi e veleni / come una scossa è l’arte». Con questo omaggio a Fontana per quel gestuale squarcio lirico che nessuno aveva mai osato ci siamo apprestati a vagare curiosi in quel meraviglioso quanto periglioso territorio esplorato da Elisa Nadai su Radio Sorrriso (con tre erre). Nel corso delle ultime sere d’estate - suddividendo equamente la settimana con Zona Cinema di Giada Mardegan e Davide Rossi - ha tenuto compagnia a gran parte del centro nord-orientale e non solo (ché l’emittente castellana diretta da Roberto Gennaro va anche in streaming su tutto il villaggio globale). Raccontando frammenti di quella disciplina che insieme alla musica attraversa universalmente la Storia al di là delle estrazioni e degli idiomi. Ci ha parlato di Raffaello e di Picasso, di Leonardo e di Munch con piccole ma rilevanti lectio brevis per l’appunto, alla portata dell’addetto e del profano, evidenziando i bagliori di dignità artistica che hanno contrappuntato le epoche e le correnti; passando dal respiro classico all’espressionismo concettuale, dalle sperimentazioni delle prime avanguardie alla moda delle installazioni. Praticamente un corso accelerato dentro i provocatori singulti di Pollock, le colorazioni sofferte di Van Gogh o le placide stesure degli oli su tela cari a Modigliani e De Chirico. Un agile Bignamino per una piacevole rinfrescata della memoria a cavallo tra le icone sacre, le pale d’altare, le proposte cinetiche, plastiche, concrete, povere, informali, comportamentali, programmate, e ancora i progetti architettonici (antichi o postmoderni), i marmi dei grandi statuari, l’estro elaborato in videotape, la fotografia d’autore… all’insegna del ready-made, dei manifesti futuristi, dell’estremismo più spinto, della street & body art. Lasciando per una volta da parte certe barcollanti applicazioni legate a una webvisione non ancora bene a fuoco. Il tutto nel contesto di una trasmissione che oltre a solcare l’onda nel migliore dei modi è anche cascata a pennello.
Cultura

Sim Sala Bim! E il programma sparisce

Rai di tutto di più. Nel senso che se ne vedono e se ne sentono di cotte e di crude però. Dai sottotitoli, quasi sempre una presa in giro per gli ipovedenti (tranne che nelle vecchie pellicole, negli episodi de L’Ispettore Coliandro e in qualche altro sporadico caso) a quella diceria dell’autore che taglia i crediti di coda e perfino la canzone portante a chiusura di un film, interrompendo ex abrupto il filo della commozione. Per non parlare dei servizi sull’emergenza sanitaria privi di contradditorio, del volume che si alza di colpo contestualmente ad alcuni promo atti a catturarci anche mentre ci rechiamo in bagno o di quello strizzare l’occhio al gioco d’azzardo nascondendo poi il braccio, col sasso già tirato, dietro alle solite controindicazioni sulla dipendenza. E, dulcis in fundo - o in cauda venenum - taglia le ultime due puntate (su cinque) di Voglio essere un mago. La Rai meglio di Silvan. Fa sparire in un lampo lui, gli altri maghi e aspiranti tali con un’arrogante magia nera. Mancando di rispetto al succitato Silvan, a Raul Cremona, Eleonora Di Cocco, gli altri prestidigitatori, illusionisti, mentalisti, ai concorrenti e al pubblico. Praticamente meno di 400.000 telespettatori sono troppo pochi per la logica del business pubblicitario; e qui ci sarebbe da aprire una parentesi su quanto fasulla sia questa pochezza dei followers, visto che nel cast c’erano ben quattro influencers con milioni di seguaci (va da sé che tuttavia non seguivano). Comunque, al di là di ciò, ognuno di quei quasi quattrocentomila si è più o meno appassionato all’intreccio delle sfide tecniche e delle prove di sbarramento; a ognuno di loro viene trattenuta una rata del canone nella bolletta per l’energia elettrica (trovata luminosa di Messer Renzi); e ognuno di loro non è stato nemmeno avvertito. Pensare che per la comunicazione dei primi tempi Covid e ultimamente per il passaggio alla nuova tivù digitale ad alta definizione le varie reti di pertinenza non hanno certo lesinato in continue interruzioni battenti le quali, oltre a interrompere, hanno altresì rotto i cosiddetti. Altro che Mamma Rai! Se mai matrigna. Giusto per non dire mammana. (Sopra, Matilde Carioli, la più giovane tra i partecipanti al talent-reality soppresso senza tante cerimonie dai vertici della più grande azienda culturale del BelPaese. Tanto che quel dieci di cuori in primo piano si è trasformato in due di picche).
Cultura

La meraviglia, potenza per la rinascita interiore

Il nostro mondo non morirà per mancanza di meraviglia, ma unicamente per la mancanza del desiderio di meravigliarsi.
(GK Chesterton)

Un giorno casualmente lessi la frase di G. K. Chesterton e ne rimasi affascinata e turbata allo stesso tempo in quanto in essa vi leggevo tutta lo sconforto di una persona che intuiva con evidente rammarico quanto l’umanità non riuscisse più a provare una delle emozioni più importanti della vita, quella della meraviglia.
Il mondo sa ancora meravigliarsi? Rimaniamo ancora cogli occhi sgranati ed a bocca aperta davanti a qualcosa di particolarmente bello come quando eravamo bambini ? La meraviglia è una sensazione appagante e soprattutto diventa per gli esseri umani un’importante occasione di crescita a tutti i livelli. Ci impone di fermarci davanti alla bellezza, di schiudere lo sguardo alla sorpresa che piano dilaga nel cuore e porta all’anima quel profumo di mistero che impregna ogni istante del giorno. E’ una sensazione che per un attimo ci riporta all’infanzia , a quel sentirsi aperti ad una curiosità volta alla ricerca ed alla scoperta che fa di quel momento di stupore la leva necessaria allo sviluppo dell’intuizione e della riflessione, aiutandoci a formulare ipotesi e a cercare risposte, così da progredire sia intellettualmente che spiritualmente.

Non servono grossi sforzi, né viaggi in posti lontani, non abbiamo neppure bisogno di intraprendere avventure per chissà quali luoghi inesplorati perché la meraviglia sorge anche guardando ciò che ci è vicino ed un dettaglio ci colpisce, una sfumatura ci conquista, qualcosa magari che vediamo ogni giorno svela particolari inediti e ci porta lontano dalle nostre preoccupazioni . Ci troviamo quasi in un’altra realtà, ci caliamo nel ruolo di osservatore libero, come se il tempo si fosse fermato e ci trovassimo catapultati per un secondo in un'altra dimensione. Immagino non sia facile accantonare i pensieri, non è semplice sentirsi così leggeri come quando eravamo bambini, ma proviamo almeno per qualche minuto a cercare dentro di noi un’oasi di pace e di silenzio dentro la quale far spaziare i nostri occhi verso ciò che può illuminare qualche istante dei nostri giorni. Potrebbe essere un fiore, un arcobaleno, il volo di una farfalla, una luce che d’improvviso gioca tra i rami degli alberi, un’alba o un tramonto che ispira un senso di pace o un sorriso che ci illumina la giornata, insomma qualcosa che magari diamo per scontato ma che nella sua semplicità fa sorgere in noi tutto l’entusiasmo che fa della meraviglia un respiro profondo dell’anima.
Dovremmo assecondarla, ascoltarla, far si che essa ci porti dinnanzi alla scoperta di un mondo esteriore che diviene nel contempo esplorazione del nostro universo interiore , dei suoi arcani e molteplici aspetti dei quali possiamo beneficiare sia fisicamente che mentalmente e spiritualmente.

La meraviglia ci impone quasi di fermarci, di abbandonare per un attimo i nostri affanni quotidiani per osservare, sentire e conoscere quel che di più intimo e vero risiede in qualcosa che ha destato la nostra ammirazione, lo stesso sentimento di stupore che ci fa percepire l’amore che ha mosso un artista nell’atto di dar luce ad una sua opera d’arte oppure quello stupore talvolta incontenibile che pone i poeti davanti alla consapevolezza di comprendere all’improvviso , grazie all’ispirazione, le note silenziose di una bellezza che traccia la sua sinfonia armoniosa nello spartito della vita. E’ una sorta di risveglio interiore che ci toglie dal torpore di una quotidianità fragile, precaria, talvolta così presa da preoccupazioni ed impegni da portarci lontano dalle nostre reali aspirazioni, dai nostri veri obiettivi, dal nostro vivere con consapevolezza la vita, permettendoci di far sorgere domande e di farci incamminare alla ricerca della verità, senza alcun pregiudizio o falsa convinzione ma solo con la passione di apprendere facendo della nostra esistenza qualcosa di unico.

Non ci deve mai mancare la capacità di meravigliarci, quella voglia quasi infantile di metterci sulla soglia di un sensazione così forte, coinvolgente ed appagante, quel desiderio di indagare e capire, di lasciarci andare anima e mente all’avventura di un istante di gioia assoluta che diventa conoscenza di sé e del mondo. Esso ci dona nuova linfa e forza per superare gli ostacoli, permettendoci di ambire a nuovi traguardi, credendo ad un sogno o a un progetto magari messi in un cassetto tanto tempo fa, aiutandoci ad esprimere con la creatività tutto ciò che la mente ed il cuore hanno concepito in un istante di incredulità che fa sobbalzare il cuore ed esultare l’anima.

Non lasciamo quindi che il mondo finisca per mancanza di desiderio di meraviglia , non spegniamo quell’aspirazione che in noi vive da sempre e che ha aiutato l’umanità a percorrere il sentiero della conoscenza, ma permettiamo a noi stessi di vivere quella sensazione di pienezza che ci fa sentire liberi e quasi estasiati, pienamente entusiasti di questo nostro viaggio che si chiama vita. Accogliamo l’insegnamento silenzioso dall’incredulità di uno sguardo aperto e vivace che assimila l’importanza della bellezza e la trasforma in un entusiasmo permettendoci di inoltrarci tra i vicoli dei misteri dell’esistenza, lo stesso che ci fa provare il più potente e nobile dei sentimenti, l’amore , l’unico in grado con la sua luce di guidarci verso quelle piccole verità che portano l’immenso nella quotidianità della nostra vita.

Monia Pin
Nessun oggetto disponibile.
Ultimo aggiornamento: 22/10/2021 08:46