Cultura

Ritorno a Silverwood Lake

di Norman Zoia

Piccolo richiamo alla wonderStory firmata da Simona Binni. Per sottolineare come un debutto maturo possa davvero avere un’altra marcia. Laureata in psicologia dell’età evolutiva, ecco che lo studio dei personaggi le viene giocoforza al meglio. In quanto ai paesaggi, quelli li ha sempre avuti dentro. Fin da piccola adorava infatti disegnare, anche se poi il primo libro lo ha pubblicato soltanto due anni fa, per altro aggiudicandosi il Premio Romics quale miglior esordiente. In questo terzo lavoro, edito come i precedenti da Tunué, la narrazione di un reportage su una comunità di homeless accampata in riva al lago del titolo, si rivela un malinconico scenario esistenziale. Fra le cui quinte lasciarsi rapire, noi lettori, al pari del protagonista, in un andamento che ricorda un’articolata sceneggiatura cinematografica; non a caso l’autrice collabora con il Giffoni Film Festival e con la Roma Film Academy. Segnali ancorati come boe in calce a ogni capitolo, impreziosiscono la cifra espressiva della Binni: quasi un florilegio di convincenti citazioni colte e rimandi pop da Freud e Emilily Dickinson, da Pulp Fiction e Trainspotting risuona addirittura più incisivo di quei tradizionali Bam, Thud, Mumble, Grrr che punteggiavano le tradizionali vignette di Paperino o di Capitan Miki della nostra adolescenza. Pagine eleganti e al tempo stesso sofferte lungo le quali condividere la parte più oscura di sé, veleggiando leggeri. South California Dreamin’...

(sopra, particolare dalla tavola a pagina 19)

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Ultimo aggiornamento: 11/12/2017 18:58