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Brasile: Nuova Condanna per l'ex presidente Lula. Elezioni democratiche a rischio?

di Gian Pietro Bontempi

Il 24 gennaio, 2018, la città di Porto Alegre ha accolto circa settantamila manifestanti favorevoli alla assoluzione dell’ex Presidente Ignácio Lula da Silva, nel processo in appello alla sentenza che alcuni mesi fa, lo aveva condannato a nove anni e sei mesi. Imponente lo schieramento di forze, con millecinquecento uomini dell’esercito pronti a intervenire. Con i sostenitori dell´ ex Presidente, sono arrivati giuristi, sindacalisti e giornalisti, provenienti da diverse nazioni. In gioco, non solamente la figura dello statista Lula, ma anche la funzione dell’apparato giudiziario, formato da giudici di vasta e profonda cultura giuridica, ma anche da giuristi giovani e rampanti, alla ricerca di successo e di denaro. Era la prima volta che in America latina si processava un ex Presidente della Repubblica e, probabilmenter la prima volta nel mondo. Bisogna riconoscere che con Lula, il Brasile ha vissuto il maggior sviluppo, e non solamente dal punto di vista sociale, per le riforme e le nuove istituzioni popolari, come il programma per combattere la fame e l’accesso alla casa propria, ma anche per l’incremento di attività commerciali e produttive. Durante il governo Lula, i nuovi imprenditori brasiliani investivano in Europa o compravano proprietà in Florida e in altre parti degli Stati Uniti. Migliaia di aziende italiane, francesi, tedesche, arrivavano in Brasile approfittando del liberismo locale e di un attivo mercato con più di duecentomilioni di consumatori. In quel tempo, alcuni economisti nord americani si presentarono al palazzo di governo in Brasilia, con la pretesa di dare consigli sulla gestione dell’economia. Dicevano di sapere tutto e facevano le loro previsioni. Ma, probabilmente non sapevano che le loro banche americane stavano per fallire. Infatti, nel 2007 e 2008, fallirono duecentoeottanta banche americane, diffondendo la crisi finanziaria per mezzo mondo. Il Brasile rimase indenne dalla crisi, peraltro aumentando il valore della propria moneta e annullando il debito con l’estero. Inoltre, si ridusse l’inflazione e il salario minimo da 250 reais, passò a 700 reais.

Motivo del Processo: Il tribunale Regionale Federale della quarta regione ha dovuto analizzare il ricorso dell´ex presidente Lula contro la sentenza del giudice Moro che il 12 luglio 2017, lo aveva condannato in prima istanza, a nove anni e sei mesi, per riciclaggio di denaro e corruzione, nel caso del presunto acquisto di un appartamento nel condominio Solaris, a Guarujá- San Paolo. La sentenza fu molto discussa, poiché lo stesso giudice Moro, affermò che condannava Lula “senza prove ma, per personale convinzione”. Da parte sua, Lula affermava di non essere mai stato proprietario dell’immobile e richiedeva alla giustizia i documenti che potessero provare la proprietà. Bisogna riconoscere che se Lula quando era presidente, avesse avuto intenzione di arricchirsi illegalmente, avrebbe potuto diventare proprietario di centinaia di appartamenti, con conti bancari in diversi paesi stranieri. A seguito delle indagini, Lula non risultò proprietario di alcun immobile e sul conto bancario personale, il giudice trovò solamente alcune migliaia di reais.

A questo punto il Brasile si divide: buona parte della popolazione vuole Lula candidato alle prossime elezioni, (secondo la ricerca, con circa il quaranta per cento delle preferenze), l’altra parte della popolazione, auspica la sua condanna e anche il carcere. Il nuovo governo provvisorio e eletto con un colpo di Stato che ha destituito la legittima presidente Dilma Rousseff, sta facendo programmi di tagli sociali, specialmente nel campo del sistema sanitario e della educazione; ha inoltre ridotto il salario minimo e proposto ai lavoratori, quarantanove anni di contributi per ottenere la pensione integrale. Ma la cosa peggiore che questo governo sta facendo è la privatizzazione, ovvero l’alienazione dei beni degli Stati, come la vendita del 90 per cento della riserva di petrolio del Pré-sal a compagnie straniere. Più di un trilione di barili di petrolio venduti al prezzo più basso di un litro di acqua minerale. Un vero vandalismo contro il paese. Ma nel programma dello sciagurato governo, c’ è anche la vendita della grande riserva d´acqua del Guaraní, della produzione di energia elettrica e persino, della foresta Amazzonica. Forti pressioni di multinazionali straniere sul governo pretendono l’acquisizione di petrolio, niobio, uranio e prodotti alimentari.

Conclusione: la nuova sentenza del giorno 24.gennaio, ha confermato la condanna, aumentando la pena a dodici anni e un mese. Un caso di persecuzione politica ? Un caso di lawfare? Ma la condanna era prevista, poiché Il ritorno di Lula sulla scena della politica, potrebbe essere motivo di interruzione di programmi economici, peraltro già concordati con i governi stranieri. Il ritorno di Lula potrebbe diventare decisivo per la riconferma della sovranità nazionale e per una politica a favore della popolazione, a scapito dello sfruttamento, del neocolonialismo europeo e nord americano.

Gian Pietro Bontempi
Corrispondente da Brasilia

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Ultimo aggiornamento: 19/11/2019 17:34