Cultura, Treviso

Sapore senza fine

di Norman Zoia

Lo incontrai per la prima volta mezzo secolo fa grazie a Elena, un’amica modella. Fu in una sala di registrazione sotterranea dalle parti di piazza Aquileia a Milano. Ebbi poi modo di rivederlo molte volte di lì a un paio d’anni allo storico Derby Club. C’era un dispositivo meccanico mischiacolori nel vestibolo, piazzato ad hoc dal patron Bongiovanni, per illudere chiunque di poter diventare un pittore astratto. Ricordo come fosse oggi che, mentre era intento a pastrocchiare allegramente con quella diavoleria, lanciava proposte audaci relative a un’entrata d’effetto in pedana; un'ipotesi di breakformance che prevedeva nell’ordine: Walter Valdi, il sottoscritto (allora in coppia artistica con Gabbia Palamara) e lo stesso Gino Paoli. Al quale Paoli, tra i miti dell’adolescenza, mi sono ispirato nel tentativo di comporre un’improbabile canzone facente in qualche modo il verso alla sua meravigliosa Sassi. Tentativo mal riuscito, ma poi imparai a prendere confidenza col pentagramma, non abbandonandolo mai più. Quattro lustri dopo l’avventura in Monterosa con Bindi, Santagata, Armando Celso e un Boldi provetto batterista nella Pattuglia Azzurra, ecco che Paoli tornò, benché indirettamente, nella mia vita. Me ne parlò la compianta Antonella Bottazzi, cantautrice impegnata ante litteram; ci trovavamo a Lugano, al seguito delle nostre rispettive figlie, protagoniste di alcune candid camera alla tivù svizzera. La sorella di Antonella, ballerina, frequentava Paoli e così scoprii dei retroscena inediti in merito al grande autore-interprete di Un uomo vivo e tantissimi successi rimasti degli evergreen; per esempio venni a conoscenza con largo anticipo rispetto ai media della vera storia di un capolavoro assoluto qual è Il cielo in una stanza. Mi fa perciò particolarmente piacere questo suo passaggio nella Marca, dove son tornato dopo una vita all’ombra della Madonnina. Si ripresenta sul palco e posso scriverne con una doppia attenzione, considerando cioè anche la sua recente presidenza alla Siae (alla quale sono associato dal 1983). L’appuntamento è a Treviso, al Teatro Comunale Mario Del Monaco, per ascoltare e applaudire uno schivo cantapittore che dalla natia Monfalcone è andato poi a formare insieme a Tenco, Lauzi, il succitato Bindi, i fratelli Reverberi, per certi versi Endrigo e più tardi De André, la magica scuola genovese. Come nel disco che porta lo stesso nome del tour, sarà accompagnato al piano dal maestro jazzista Danilo Rea, già a fianco di Chet Backer e Lee Konitz, Mina e Modugno, Piovani e Bacalov… anche con un’esperienza progressive nel New Perigeo. (sopra, particolare elaborato da uno scatto di Musacchio & Ianniello)

Treviso, Teatro Mario Del Monaco, martedì 29 maggio alle 21 // Due come noi che… Gino Paoli e Danilo Rea // Pagano Events / Ufficio Stampa e Relazioni Esterne: Cristiana Sparvoli

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Ultimo aggiornamento: 12/12/2018 18:16