Cultura

L'urlo di Munch dei millennial

di Norman Zoia

Ma c’è anche quello di Ginsberg con tutta la generazione beat, là sulla strada o nei sotterranei di Frisco. E c’è poi quel grido disperato di mille bands - mi si conceda l’autocitazione - scritto per l’esordio solista di Pino Scotto quasi trent’anni fa, su musica di Kaliandro. É un po’ questo il richiamo che salta alla mente ascoltando questo Argento vivo, meglio ancora nella riproposta di venerdì scorso, durante la serata del Festival riservata ai duetti. Ed è proprio l’intervento di Manuel Agnelli, lanciato a pieni polmoni nel bel mezzo del pezzo, a riportarci nei singulti artistici, letterari e rock del secolo breve. È il canto ed è altresì un sos dell’innocenza perduta, prigioniera di un pensiero liquido, spesso vuoto e virale. Sopra, Daniele Silvestri e Rancore al centro, a destra il batterista degli Afterhours Fabio Rondanini (cognome che ci riporta michelangiolescamente a un’agognata quanto assente misericordia) e a sinistra Agnelli, frontman della stessa band milanese. Qui sottoo il link contestuale all’esibizione:



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Ultimo aggiornamento: 17/07/2019 16:13