Cultura

La sostanza dello spirito

di Norman Zoia

Pensate al Boss a Sanremo in acustico col Fantasma di Tom Joad negli anni novanta. Pensate al menestrello Bob Dylan (sopra) per il quale anche nelle incisioni in studio è comunque buona la prima e pensate al suo ispiratore Woody Guthrie. O riandate al nostro Bennato degli esordi, quasi sempre in solitario con tanto di tamburello collegato alla pedaliera, sulla falsariga di taluni buskers contemporanei. In contrapposizione a quel coacervo di colori, suoni, proiezioni, rimandi, casini e distorsioni dell’Eurovision Song Contest da poco concluso (in vetta al tutto l’ospitata di Madonna, con un apparato di supporto che manco alla Scala, per altro non sufficiente a celare l’interpretazione alquanto calante nel primo brano; il secondo invece tanto perfetto da far sospettare l’utilizzo di almeno una base di sostegno). Pertanto torniamo al registro che più ci è congeniale. Voce e chitarra. O voce e piano. Al massimo con l’aggiunta di un’armonica a bocca fissata al collo. Senza orchestra. Senza cori. Senza coreografie. Senza scenografie. Niente video né effetti speciali, tanto meno vocoder o autotune. Solo un occhio di bue puntato su di te, su di te vestito di nero e nessun fronzolo. Se hai cose da dire e sai come dirle, se hai versi da cantare e sai come cantarli… non serve altro. Basta la giusta concentrazione insieme a un buon microfono, di quelli normali, giusto per amplificare un po’ e arrivare alle ultime file di un grande teatro. Se ti esibisci in un piccolo club non occorre neppure il microfono. Ecco! Lo spirito della sostanza.

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Ultimo aggiornamento: 15/06/2019 17:33