Cultura

Buonanotte Fonda

di Norman Zoia

Capelli lunghi / e nello sguardo libertà […] E la gente sentendolo diverso lo giudica lo giudica lo giudica… Sono due passaggi di Passaporto 2070, ballad firmata Palamara-Popel, composta sull’onda della musica dei Byrds, Bob Dylan e Jimi Hendrix nel travolgente Easy Rider, film prodotto, sceneggiato e interpretato da Peter Fonda, scomparso l'altro ieri (sopra in un’inquadratura con Dennis Hopper, altresì regista dell’opera). Erano i tempi in cui con Claudio Rocchi si andava scrivendo sui muri di Milano Il Fatto è, promozione ruspante dell’omonimo spettacolo diretto dal succitato Geri Palamara. Lo sterminato raduno di Woodstock risaliva a quell'identico periodo hippie e i fermenti giovanili straripavano caparbi tra idee di pace, teatro off, contestazione, affermazione dei diritti civili. Una controcultura che avrebbe lasciato il segno. Fonda - figlio, fratello e padre d’arte - fu una bandiera di quello spazio-tempo aperto a nuovi orizzonti. Una figura storica che insieme a Jack Nicholson e allo stesso Hopper portò a Cannes un racconto costato poco rispetto agli standard ma che tuttavia per certi versi ha cambiato la struttura dei road moovie. Personalmente lo ricordo soprattutto protagonista nel Ritorno di Harry Collings, western anomalo e meno conosciuto, tanto amato anche dall’amica poetessa e scrittrice Marina Ferrante. Come in quelle lontane scene di una singolare cinematografia d’autore, ovunque a notte fonda soffia più forte il vento dell’emancipazione e dell’indipendenza.

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Ultimo aggiornamento: 19/11/2019 17:34