Politica, Storia

Becero teatrino della politica

di Renato Borsotti

Senato. Fase convulsa, tutti contro tutti
Becero teatrino della politica
Cartelli contro Salvini
La mattinata inizia nel miglior modo. Verso mezzodì nello studio televisivo di Augias il prof. Zagrebelsky presenta l’ultimo saggio “Mai più senza maestri”, nel ricordo del sommo Norberto Bobbio. Primo pomeriggio, ore 15, sulla generalista Rai 1 della De Santis, il presidente del Consiglio in carica spiega, nell’aula primaria, i motivi delle dimissioni del Gabinetto. Si assiste a un serrato corpo a corpo verso il suo vice, dipinto con pesanti aggettivi, che lasciano esterrefatto il ministro degli Interni. Dopo circa 50 minuti, di alta difesa del Dicastero, tocca allo stesso, che vorrebbe ribattere dal suo posto alla destra del presidente. Interviene E. Alberti Casellati, presidente del Senato, e lo manda tra i suoi, leghisti. “Grazie e finalmente” ripetuto due volte, quasi a riprender fiato. Sempre più eccitato, elenca le motivazioni a sua difesa. Inizia la bagarre. Applausi a lui dai suoi, e viceversa all’altro vice da parte dei 5s. La presidente, con voce ferma pone fine alle “tifoserie da stadio”. In contemporanea si innalzano cartelli contro il san Sebastiano leghista, dileggiato dai più. Inizia la serie delle rimembranze classiche, aperte dal presidente Conte sulla “cultura costituzionale”, di cui il ministro e suo vice, sembra non avere contezza. Ebbene, a questo punto mi rendo conto che nemmeno il premier conosce il contenuto della famosa “lectio magistralis” del prof. Giorgio La Pira, 22 dicembre 1947, ultima seduta della Costituente, presidente Terracini. Presentata la sera prima la proposta, che quel pomeriggio intende discutere, il quarantenne La Pira chiede di parlare, proponendo una variante al testo costituzionale. La Costituzione, dice, sia preceduta da una brevissima formula di natura spirituale: “In nome di Dio, il popolo italiano si dà la presente Costituzione”, aggiungendo tra commenti a sinistra: “Spero che si possa pervenire all’approvazione, perché, mi pare, che in Dio tutti possiamo convenire.[...] C’è un punto di convergenza per ogni creatura, c’è sempre una realtà superiore e, per questa ragione, se noi potessimo, concordemente al di sopra di ogni questione politica, ancorarci a questa formula, sarebbe veramente uno spettacolo di fede. Il popolo è il soggetto e non ci sarebbero questioni da sollevare. Pregherei tutta l’Assemblea di votare unanimemente la formula da me proposta”[…]. Il Presidente Terracini:[...] ad alta voce afferma: ieri sera non ancora formalmente, [..] ho fatto all’on. La Pira una prima osservazione: che la sua proposta poneva una questione di principio, quella del preambolo della Costituzione. La questione è stata dibattuta frequentemente nel corso dei nostri lavori […] Il comitato di redazione dopo lunga e ampia discussione, ha respinto il concetto dell’inserzione di un preambolo nella Costituzione. Si poteva riaprire questa discussione già conoscendosi la profonda diversità di pareri? [...] L’on. La Pira, obbedendo a un impulso della sua coscienza, ha ritenuto ugualmente suo dovere di porre il problema. [...] Alcuni colleghi hanno chiesto di parlare sull’argomento. [..] La questione ha una delicatezza di contenuto in sé e più è delicata per le ripercussioni che essa certamente avrà nell’animo di tutti coloro, che la conosceranno e la conosceranno tutti gli italiani. Le parole siano dunque adeguate”.[...] Primo interviene l’on. Togliatti, autorizzato, dice: “On. Presidente, è un fatto che stamani quando ci siamo alzati faceva freddo, ma nonostante questo, quando abbiamo visto brillare il sole nel cielo di dicembre, abbiamo sperato che, almeno per noi, membri della Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, esso avrebbe brillato su una giornata di unità e di concordia. Siamo venuti qui [...] con il deliberato proposito di scartare in questo giorno tutte le questioni che potessero dividerci, aprire o riaprire solchi, elevare barriere. Io vorrei pregare tutti i colleghi di non staccarsi da questa atmosfera elevata [...] Se dovessimo aprire il dibattito sulla proposta dell’ on. La Pira, non ci troveremmo uniti. Questo è un fatto certo.[...] non so nemmeno se in campo cattolico una posizione, la quale faccia della fede qualcosa di collettivo e non soltanto personale, possa essere accolta da tutti.[...] Per questi motivi, prego l’on. La Pira di voler desistere dalla sua proposta. L’on. prof. Concetto Marchesi, esimio latinista, comunista e già rettore dell’ateneo patavino (7/9-29/11/1943) si infervora: “Questa nostra Carta costituzionale ha certamente grande importanza per la storia del nostro paese, per gli sviluppi che successivamente avrà nella futura legislazione, ma facciamo in modo che non cominci con una parola grande che susciti il dissidio dei piccoli mortali.” Concreto e commosso l’intervento dell’on. prof. Piero Calamandrei, avvocato fiorentino e docente di procedura civile: “Anch’io avevo intenzione di presentare la proposta di alcune parole introduttive da premettere come epigrafe alla nostra Costituzione. Avevo pensato che questa invocazione allo Spirito e all’eternità fosse consacrata in un richiamo sul quale credo che tutti noi ci saremmo trovati concordi; in un richiamo ai nostri Morti, che si sono sacrificati, affinché la grande idea per la quale hanno dato la vita, si potesse trasfondere in questa nostra Costituzione che assicura la libertà e la Repubblica. […] Avevo in animo…, che la Costituzione incominciasse: «Il popolo italiano consacra alla memoria dei fratelli caduti, per restituire all’Italia libertà e onore, la presente Costituzione». Questo non si può più fare, ha detto il Presidente, per ragioni di procedura.” Il riferimento è ai fratelli scomparsi nella seconda guerra mondiale, e in primis, a quelli caduti nei quasi seicento giorni di guerra civile. Implacabile è il presidente: “Noi abbiamo accettato un Regolamento per i nostri lavori: l’estrema delicatezza ora posta, travalica lo stesso regolamento. Ora più che mai il Regolamento non può essere ignorato. Per questo dico all’on. La Pira e all’on. Calamandrei, che non ritengo più proponibile nessuna richiesta.” Da fervente cattolico, ribatte La Pira: […] “Se potessimo unificare le due formule, quella dell’on. Calamandrei e quella mia, non sarebbe cosa veramente opportuna? L’importante è di non fare una specifica professione di fede; ma perché rifiutarci di dire “In nome di Dio”?
Il Presidente: “On. La Pira, l’impulso che l’ha mossa è stato di unità e concordia. Ma […] prendendo la sua iniziativa, ella non aveva valutato tutte le conseguenze che avrebbe determinato. Dopo questa breve, composta e degna discussione, io credo che lei si sia reso conto che non con un atto di unità si concluderebbe la nostra seduta, se insistesse nella sua proposta.[...] Per non incrinare […] occorrerebbe che ella, con quello stesso impulso di bontà che l’ha mossa a fare la proposta, ci dicesse che, comprendendo, accetta di ritirarla” La Pira: “Se la pace e l’unità non si possono raggiungere cosa devo dire?” Il solito importuno urla: “La procedura sbarra il passo a Dio.” (On. Ezio Coppa, segretario, già dell'Uomo Qualunque). Vivaci, animati commenti a sinistra. Prontamente Terracini: “Facciamo silenzio, prego, on. La Pira, prosegua”. “Francamente”, dice, “se tutto questo dovesse produrre la scissione nell’Assemblea, io non posso dire che questo: che ho compiuto, secondo la mia coscienza, il gesto che dovevo compiere”. Ritira così la sua proposta di preambolo (che non c’è). Tra vivissimi, generali, prolungati applausi e molte congratulazioni, termina la seduta ultima della Costituente.
Questi i fatti di quel lontano, dicembre 1947. Cinque giorni dopo, a palazzo Giustiniani, Roma, il primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, firmava la Costituzione, entrata in vigore il 1°/1/1948, presente l’on. Degasperi, pres. Consiglio, Terracini della Costituente, Giuseppe Grassi, Guardasigilli e il funzionario, Francesco Cosentino, segretario generale della Camera, contro firmatari.
Ho inteso riportare l’episodio – dimenticato – della Costituente, ove preclari docenti si sono confrontati civilmente, quando invece i nostri onorevoli (e di onorevole hanno ben poco…) si sbeffeggiano inopinatamente, non conoscendo le più elementari norme di comportamento, anche costituzionale. E sono sicuro che non conoscono nemmeno la Storia. Orbene, ho perso un pomeriggio, amareggiato, da storico qual sono, oggi, seguendo le sceneggiate messe in atto dalle varie Cirinnà, Taverna e C. Storico di lungo corso, distolto dalla cura del bellissimo profilo di don Paolo De Töth sul nobil uomo, conte Stanislao Medolago Albani, amico fraterno del beato prof. Giuseppe Toniolo, entrambi presidenti per lungo tempo dell’Opera dei Congressi (in sezioni diverse), antenata della «Democrazia cristiana». Il Dr teologo commendatore, Stanislao Medolago Albani fu molto apprezzato dal santo padre, Pio X, che gli indirizzò LXXII lettere manoscritte. Il sottoscritto sta per pubblicare l’opera importante per la Chiesa di Bergamo, e far conoscere al mondo le preclari doti del pio uomo bergamasco con ascendenze da Joseph De Maistre, illustre personaggio della storia italiana.
Non conosco quale sarà la soluzione del presidente Mattarella, che stimo moltissimo per la saggezza e per lo stile notarile, ma un umile consiglio intendo dare, attraverso la stampa, ai vari venditori di tappeti o assicuratori porta a porta, alla capitano (ris.) Trenta, che tanto male – dicono – abbia fatto alla Difesa, e altri siffatti ancora. Tifate per andare al voto. Attenti. Gli italiani, che non dimenticano facilmente gli sgarbi istituzionali, che cosa faranno, in caso di votazioni? Non c’è sondaggio che tenga. E se in massa (milioni) disertassero le urne, come fece – in altro contesto – Lisistrata (e Mirrina)? Chi rimarrà con un palmo di naso?
Renato BORSOTTI

giovedì 8 agosto 2019, sera 

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