Cultura

Nustalgia de Milan

di Norman Zoia

Prendiamo spunto dal vecchio successo che Alfredo Bracchi e Giovanni D’Anzi avevano scritto e composto immedesimandosi nello struggimento di chi allora Milano l’aveva dovuta lasciare, per parlare di una nuova canzone di Mario Leny (sopra in un frame dal corrispondente audiovideo linkato in calce, con la figlia Loredana davanti alla bottega di corniciaio sull’Alzaia del Naviglio Grande in quegli anni non solo di piombo ma altresì ricchi di fermenti culturali). Musica e parole gli sono sgorgate direttamente dal cuore pensando a com’era e a com’è la sua città d’adozione. Lo ha fatto ponendo il problema di un progresso a tratti pretestuoso e forse poco contestuale alle necessità dell’anima cui ogni uomo in fondo dovrebbe anelare. Ascoltando il racconto cantato viene da chiedersi dove oggi sia mai per l’appunto il maestro D’anzi. Che fine hanno poi fatto gli innamorati di Memo Remigi? Dov’è più lo spirito di Brassens magnificamente riletto da Svampa tenendo viva la tradizione popolare meneghina? Per fortuna è ancora in pista l’altro Gufo Roberto Brivio con i suoi recital messi in scena nella lingua cara a Porta. E grazie al cielo c’è Mario, o Mariett come lo chiamavano affettuosamente all’epoca evocata; c’è lui, più milanese di tanti milanesi indigeni a riconsegnarci il ricordo delle case di ringhiera, dei barconi immersi nella nebbia, del bucato in Vicolo dei Lavandai... Senza tuttavia sconfessare le sue radici termolesi tanto è vero che ha dedicato un brano anche alla sua terra natale. Pure così avviene l’Unità d’Italia. https://www.youtube.com/watch?v=JBQSLPHd_dI

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Ultimo aggiornamento: 18/11/2019 17:37