Cultura

Day trapper

di Norman Zoia

Forse a detta di qualcuno sto per mettere nero su bianco una bestialità, ma in soldoni questa faccenda delle trap si è mossa un po’ anche attraverso le matrici del blues (chitarra e armonica allora; arrangiamenti elettronici, vocoder, autotune, drum machine e campionamenti dichiarati oggi, spalleggiati soprattutto - più o meno scherzosamente - dall’ulteriore effetto amplificante del Tubo). Insomma siamo in quel range tra i 120 e 140 bpm di una musica abbastanza democratica, nata anch’essa oltre oceano. Periferie, abbandono, illegalità, misoginia, denaro e gioielli esibiti ma altresì amore per la figura della madre seppur manifestato con un approccio decisamente kitsch. Del resto, il rock’n’roll non fu qualcosa che fece storcere il naso (e le orecchie) alle vecchie generazioni? Per non parlare del punk, del rap, dell’hip-hop con le sue annesse prime Posse? Certo, non siamo dalle parti di quell’altra lost generation degli Hemingway e degli Steinbeck tuttavia è una tendenza che racconta gli adolescenti perduti dei nostri giorni. Sentimenti e pulsioni contrapposte, come si diceva per l’appunto: dai soldi facili e le ragazze altrettanto disponibili alla dedizione per la mamma come nelle remote lacrimonìe di Beniamino Gigli o Luciano Tajoli. Magari non vorrà dir molto, però è doveroso rimarcare che, per esempio, Cupido di Sfera Ebbasta ha grosso modo gli stessi accordi di Caruso, il capolavoro di Dalla; e ci sarà comunque un perché se Dolcenera si è confrontata con una cover di Young Signorino. Sta di fatto che i giovanissimi si identificano parecchio con le crew di questo particolare orientamento, specie nei concerti, malgrado testi che spesso lasciano a desiderare sotto il profilo letterario. Talvolta invece capita che ti piazzano con nonchalance invenzioni linguistiche mischiando il banale col sublime; è il caso dei Coma Cose, coppia di lavoro e di fatto, per altro sui generis. C’è poi Ghali che non è così contento lo si annoveri contestualmente a quanto finora descritto. E c’è infine qualcuno che di trap ha solo un’impolveratura, almeno in questa sua fase. Non è da meno del primo Vasco o, ebbene sì, perfino del Duca Bianco. Ci riferiamo ad Achille Lauro (sopra, in un’elaborazione speculare tratta dalle pose dell’ultimo festival). Abbiamo scomodato fin dal titolo i fab four per via di quel celebre riff in un pezzo storico, l’incalzante Day tripper poi ripreso, fra gli altri, da Otis Redding; giusto per un paragone ardito, niente a che fare cioè con le distorsioni dei bassi programmati al computer. Tutto sommato c’è quindi della ciccia oltre al fumo. Fermo restando che i miei trappers prediletti restano Kit Carson, Davy Crocket o, al limite, Blek Macigno. Perché il problema è a monte. E non sono tanto i trappers. Sono i troppers.

Ultimo aggiornamento: 26/09/2020 20:40