Cultura

Sognate parvenze del reale

di Norman Zoia

Se nel romanzo di André Malraux è la morte a essere presupposta, neppure tanto velatamente, la condizione umana che Rosy Mantovani fa trasparire dalle sue opere racconta se mai la solitudine, vieppiù rimarcata da una moderna comunicazione tuttora ardua malgrado le tecnologie a disposizione. La ferrosa realtà urbana - come sottolinea in una nota critica Emanuela Fortuna - emerge non solo negli scorci fuggenti fra strade desolate, dismessi macchinari e fantasmi di ciminiere; essa viene a ricoprire, quale vago substrato onirico, perfino la sintesi progressiva dei volti magistralmente dipinti e per certi versi sconsacrati dall’artista lombarda. Caligini biancovestite, lise coltri ragnate di bruma industriale, dalle quali lo sguardo però si inerpica addolcito dall’eleganza del segno grafico in tutta la sua forza animale e animistica. Un insieme proteso a risolvere ritratti avvolti, per quanto sia possibile, da una screziata luccicanza di umbratili monocromie (qui sopra un esemplare particolare tratto da un lavoro della pittrice). Quasi un duplice ossimoro atto a ulteriormente definire le direzioni concordi o inverse di una ben precisa espressione visiva.

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Ultimo aggiornamento: 28/01/2020 17:56