Cultura

Gli incroci di Cassandra

di Norman Zoia

Echi di Eco. Intuizioni schematiche che richiamano per certi versi e per certe costruzioni il mondo di Bergonzoni, Bartezzaghi, Vecchioni... Il tutto con una sua spiccata originalità declinata attraverso un delizioso stile. Si sente lo sferragliare oliato di ardite riflessioni e inusuali riflessi. Ci sono lampi semantici e bagliori verbali che vanno a intridere una colta e a tratti impervia prosodia, quasi una sessione di free jazz sottolineata dai colpi di penna e tastiera anziché da assoli di sax o batteria. Si percepisce il gusto per la ricerca di nuove chiavi narrative fra paradossi linguistici e scampoli di una letteratura che, se pare voglia rubare il passo al Burroughs più complicato, riporta invece a nudo le proprie singolari descrizioni passando sì per l’appunto dalle derive lisergiche del vecchio mondo beat, ma tornando ancora più indietro, ai canti maledetti di Lautreamont o alle baie desnude di Tristan Corbière. Quel rospo là sono io? si chiede il maestro che ha dentro. Di certo le pagine messe in fila da Sara Cassandra non sono pozzanghere di un pantano fine a sé stesso; assomigliano invece a stanze di una geometria pentadimensionale dove l’astrazione va a braccetto con figurazioni dogmatiche in odor di pagana santità. Districarsi nella lettura della giovine scrittrice aversana comporta una discesa in territori che ci appartengono anche se non ne siamo consci fino in fondo. In qualità di aliena (e forse lo è davvero) o come ibrida creatura (freddo ordinateur e umana bellezza) a un certo punto senza esitare annota «Al richiamo della parola tentatore si intromise il chat-bot della pagina dedicata a Temptation Trashlandia – Ciao, vuoi partecipare ai nostri casting?» e siamo solo a pagina 58. C’è l’anima più sbarazzina e il negro che le rema nell’intimo lungo i sentieri di una speciale scrittura che va per impenitenti immagini e rarefatte suggestioni. Il concetto è evocato per sciarade e metonimie, in bilico tra l’ossimoro e gli opposti che si attraggono. Si denota poi - anche per sua stessa ammissione - che non fa girar parole per vil mercimonio o per raggiungere quel periglioso successo transmediale bensì per trovare un attimo di tregua interiore, alle 25, nell’unica ora possibile. Non ho ancora finito di leggere. Perché continuare? Per svicolare dagli automatismi di un pensiero distratto o avventato e lasciarsi cullare là, dove l’indovinello può essere terapia, grazie alla pratica creativa di un’autrice con le carte magari coperte ma sempre in regola. Per destrutturare il linguaggio fino a salvaguardarsi dalle dislessie sparse a pioggia dal potere di una contraffatta comunicazione dell’illusorio. A solo un quarto di secolo di età Cassandra ha prodotto e pubblicato una raccolta di concisi precetti e una silloge poetica; senza contare il boom del suo blog già a 17 anni, al museale ancorché musivo Inganno dei doppiatori e altre elucubrative propensioni a un interscambio delle etimologie. E quanto tempo sprecato per i continui aggiornamenti! Tempo rubato al cinema, ai libri, alla vita, alla filosofia, quella non filastroccabile, quella che al contrario continua in prospettiva a porsi questioni esercitando il dubbio (ovviamente facendosi le domande giuste). Si chiude più o meno così questo viaggio tra le righe concatenate di una Tumblr Girl divenuta l’anti icona per eccellenza della sua generazione zeppa di semivuoti a perdere, anzi, perlopiù già persi tra i cunicoli di una fittizia estetica della Rete.

Sara Cassandra, La solitudine del cruciverba incompiuto / Storie di tranelli linguistici e disturbi psicosemantici // Edizioni Iuppiter, collana Sollecitazioni // Copertina morbida, pagine 160, € 14 / 2021

Ultimo aggiornamento: 22/10/2021 08:46