Cultura

Il training cognitivo della Poesia

di Sara Cassandra

Sensi che si afferrano soltanto in retrospettiva, intrecci di immagini lapidarie, catene di riferimenti culturali. Norman Zoia stabilizza un nucleo di significato e ci costruisce attorno un labirinto di accesso (alla maniera dei più raffinati enigmisti). Per intenderci, il lettore affaccendato a decrittare il genio di Norman potrebbe associare ogni porzione di componimento a un sofisticato training cognitivo. Spicca poi l’originalità che contrassegna la sua metodologia narrativa, regolarmente scandita da omaggi lirici che, nella loro brevità, ricordano la compressione elegante di un indovinello. Ed è proprio a partire da questa compressione, da questo nodo del racconto, palpitante in pochi essenziali versi, che il lettore può districare, sgrovigliare, trovare la soluzione. Non è una roba da poco, beninteso. Io li chiamerei: esercizi poetici che elasticizzano il multistrato dei tessuti psichici. Ma non si pensi a una specie di… uhm, sfida robotica col proprio cervello. C’è anche tanta musica in questo gioco. Suddetti omaggi creano un’atmosfera straordinariamente ispirata e suggestiva, tanto che non sarebbe azzardato immaginare di trovarsi in mezzo a un orchestrale di artisti.

Sopra: un primissimo piano del nostro corrispondente tra Sara Cassandra (autrice di La solitudine del cruciverba incompiuto, saggio del quale questa testata ha dato risalto lo scorso 14 settembre proprio grazie a Zoia) e la copertina della piccola antologia che la stessa Cassandra ha qui recensito.

Ultimo aggiornamento: 01/12/2021 21:22