Cultura

Web Site Story

di Norman Zoia

C’era una volta un web. O, per meglio dire, c’erano i primi tentativi di navigazione virtuale. Fin da quegli albori si era prospettata una netiquette per un approccio educato e consapevole alla nuova globalità interconnessa. I buoni propositi si sono, ahinoi, presto arenati al cospetto di una diffusione sempre più pop, sempre più trash, sempre più egoriferita. Oggi sappiamo che passa anche dalla Rete il surriscaldamento globale. E ci passa in modo sostanzioso, basti pensare che nella sfavorevole top five delle nazioni più inquinanti (insieme a Cina, India e Stati Uniti) ci sia per l’appunto anche il Villaggio Internet. Ogni email circolante comporta emissione di anidride carbonica in misura più o meno rilevante a seconda soprattutto degli allegati: documenti di scrittura, immagini, registrazioni audio e video. Ciò vale anche per molte altre azioni o reazioni correlate. La stessa pubblicazione di questo articolo e la sua eventuale condivisione si traducono in CO2 ma perlomeno forse qui vi è un senso. Un sistema tuttavia ci sarebbe per contenere tutto questo spreco di energia. Come risolvere in parte il problema? Beh, con un adeguato tariffario. Si dovrebbe ovvero definire un piccolo contributo necessario al nostro stare ormai fin troppo collegati. In primis aumentando il costo agli inserzionisti privati e ai banner pubblicitari; non tralasciando di fissare una minima quanto articolata imposta contestualmente a quanto gira su social e portali: dai like alle emoji, dai post ai tweet, dalle chat su Messenger e WhatsApp passando per le dirette e le story. Un sistema grazie al quale avremmo per esempio altresì un giro di commenti e contenuti meno banali (non più piatti di carbonara, non più tramonti, non più florilegi di selfie, balletti e gattini a ogni piè sospinto). Aggiungerei pure una spesuccia per poter followare, così da contenere un po’ il numero esorbitante di influencer, blogger, youtuber, tiktoker… Avremmo un doppio vantaggio, la riduzione dell’inquinamento elettronico e il reinvestimento degli utili in progetti culturali ecosostenibili. Sì, perché va da sé, l’aggravio sostenuto dagli utenti andrebbe in un’equa direzione, non certo a ingrassare le già pingui finanze dei colossi informatici. Dopo aver messo al bando la plastica e aver sottolineato l’anacronismo di carbone e petrolio in quasi tutto il pianeta, dopo aver sposato con passione la campagna di Greta, sarebbe conveniente mettersi a legiferare anche intorno alla succitata proposta.

(Sopra, uno dei grandi server dai quali si dipana quell’immaterialità che pure ha un enorme peso, non solo in giga)

Ultimo aggiornamento: 18/05/2022 16:09