Cultura

Nel nome dei padri

di Norman Zoia

Parole di burro fusion. Una nuova primavera dietro la pioggia d’aprile. Confuse e felici, grandi donne che parlano in fretta. Eccole (sopra, nell’elaborazione da uno scatto di Andrea Grignani al Teatro Regio di Parma), la cantantessa e la singer-drummer! Hanno infiammato il palco del primo maggio, loro due sole, ma sembravano una band; concedendo poi il bis a Radio 2 Social Club. Il profumo bollente della sciara attraverso le corde di una chitarra acustica collegata ai pedali e un pezzo di storia moderna della città eterna dietro i piatti e la grancassa. I padri di entrambe musicisti: quello di Carmen chitarrista come lei (che è altresì pluristrumentista), quello di Marina come lei giocoliere di rullante e charleston, muto e timpano, con un ruolo di primo piano (anzi, di primo tamburo) nell’orchestra di Morricone. Sia uno sia l’altro se ne sono tornati tra le Muse, dapprima mr Consoli, una decina d’anni più tardi anche Vincenzo Enzo Restuccia. Da questo dolore condiviso, seppur in tempi differenti - ma si sa che i tempi della musica sfiorano l’eterno delle morte stagioni - nasce la canzone, composta a quattro mani - bèdda poetry! - qui segnata in calce nel video omonimo diretto da Duilio Scalici.

Ultimo aggiornamento: 18/05/2022 16:09