Editoriali

Italia ed Egitto all'ombra del caso Regeni

di Roberto Bernardini

I rapporti tra gli Stati ed il loro livello di cooperazione si misurano e si verificano non solo e non tanto alla luce dei parametri economici e politici di riferimento - entità degli scambi, occasioni di incontro al vertice ed altro - quanto nella soluzione dei casi imprevedibili che sfuggono ad ogni controllo. Tra questi ricade il caso del povero studente italiano, Giulio Regeni, che non è ancora risolto e nemmeno chiarito nei suoi contorni fattuali. Si sa solo che il giovane dottorando dell’Università di Cambridge è stato torturato, barbaramente ucciso e poi abbandonato ai bordi di una polverosa autostrada. Nell'animosità del momento che ha caratterizzato, almeno in Italia, gli interventi di tutti sia gli aventi titolo sia i soliti parolai di modo e maniere, abbiamo assistito ad un tourbillon di pseudo iniziative, di dichiarazioni e successive smentite, di richieste muscolose di immediata verità da parte italiana alla dirigenza egiziana ma gli esiti sono stati nulli. Al Cairo l'interesse è sembrato più stemperato (flemma araba?) ed anche le risposte alle richieste italiane sono state gestite con una certa sufficienza. In poche parole, dopo molte settimane dall'accaduto, siamo ancora quasi al punto di partenza e le possibili prove sono sempre più inquinate. C'è una novità, ora si è mosso anche, e addirittura, il Presidente Egiziano che ha accettato di parlare con la nostra stampa ed è stato intervistato da Repubblica. Le sue dichiarazioni però lasciano perplessi. Le agenzie (AGI) riferiscono quanto il Generale Al Sisi avrebbe affermato…. "….vi prometto che faremo luce…..che arriveremo alla verità, che lavoreremo con le autorità italiane per dare giustizia e punire i criminali che hanno ucciso vostro figlio (qui intenzionalmente rivolto alla famiglia del ragazzo)”. Mi chiedo: ma c’era bisogno di sottolinearlo, forse che non si dovrebbe fare sempre così tra Paesi civili, non sono queste le regole del diritto che sovraintendono ai rapporti internazionali? L’Egitto nonostante i suoi problemi con i Fratelli Musulmani, con gli altri movimenti e con le opposizioni interne al "regime" è considerato ancora un Paese civile! Ed allora occorre che un Capo di Stato affermi simili ovvietà? Perché queste affermazioni? Nell'intervista il Presidente egiziano, “……..ha assicurato che farà' luce sulla dinamica dell'omicidio del giovane studioso italiano e che assicurerà alla giustizia i responsabili". Qual è il suo scopo? Così facendo vuole tacitare e tranquillizzare le rimostranze italiane per quella che a tutti è apparsa come una scarsa volontà di collaborare forse dovuta ad una diversa percezione della gravità del problema? Per gli egiziani è forse uno dei tanto omicidi che si commettono al Cairo, poco o nulla indagati, quasi sempre impuniti e fatalmente relegati alla sola cronaca nera? Al-Sisi si chiede anche se la tempistica del delitto sia una traccia per capire le motivazioni che gli stanno dietro: "......Perché hanno fatto ritrovare il corpo durante la visita del vostro ministro? Chi ha interesse a colpire la collaborazione tra i nostri Paesi". Si è poi prodotto in lodi e apprezzamenti sul rapporto speciale che unisce Roma al Cairo. "L'Italia e' oggi il primo partner commerciale dell'Egitto nell'Unione europea, ed e' forte anche la presenza di importanti comunità nei due Paesi, un legame storico e vitale".
Va tutto bene, ma si ha la sensazione che anche al massimo livello egiziano non esista una strategia per gestire questi fatti che, pur semplici nella loro apparenza (omicidio efferato, ma sempre omicidio), interessando cittadini di Paesi importanti come l'Italia offrono risvolti di grande complicazione. Si brancola nel buio. Se sono solo queste le indicazioni dopo tanto tempo e tante presunte indagini, dobbiamo ancora una volta aspettarci tempi lunghi e assenza finale di ogni risultato. Il Presidente insinua anche ipotesi di trame, si pensa che qualcuno abbia motivo di minare gli interessi bilaterali dei due Paesi. Può darsi, ma questa strategia potrebbe anche mirare ad una forma di globalizzazione del problema, non potendo, non volendo o non sapendo offrire una verità...credibile. E noi di tragici eventi sfumati in fantasiose ipotesi di trame e complotti siamo stati maestri nella nostra storia anche recente. Quando non conoscevamo nulla dell'accaduto ricorrevamo a ipotesi di "colpi di stato" e stragismo. Forse Al Sisi conosce le abitudini italiane e vuole risolverla così? Vedremo.

Nessun oggetto disponibile.
LE NOSTRE FOTO
I NOSTRI VIDEO
INVIA UN ARTICOLO
SEGNALA EVENTO

ULTIMA EDIZIONE DE "IL PIAVE"

Ultima edizione
ARCHIVIO
EDIZIONI CARTACEE
Ultimo aggiornamento: 23/04/2019 08:27