Vittorio Veneto, Veneto, Turismo

La Chiesa di San Silvestro a Costa di Vittorio Veneto

di Monia Pin

VITTORIO VENETO - A volte si parte con una meta ben prefissata, altre volte invece il traguardo si palesa all’improvviso come se qualcosa richiamasse la nostra attenzione verso un luogo che attende solo di essere visto ed apprezzato.

Questo è quello che mi è successo salendo verso Vittorio Veneto, in località Costa, quando il mio sguardo è stato attratto da una piccola quanto significativa edicola che si affaccia dalla parete di una casa, all’inizio di Via Coste da Rive. Nella nicchia è raffigurata la Vergine Maria con il Bambino, un affresco all’apparenza semplice quanto antico che sembra attrarre il turista o pellegrino di passaggio indirizzandolo verso il Santuario della Madonna della Salute. Ma sarebbe stato solo l’inizio di un percorso che mi avrebbe svelato un’altra interessante scoperta.

Una volta imboccata la strada mi sono girata sulla destra e ho notato la forma inconfondibile di un campanile fare capolino tra le case, di lì a poco percorrendo i vicoli del borgo ho raggiunto la Chiesa di San Silvestro.
L’edificio religioso colpisce subito per la sua bellezza sobria che risalta sotto la luce del sole, perfettamente inserito tra le abitazioni del borgo che in un abbraccio ideale sembrano volerlo proteggere e custodire così come hanno fatto finora, consegnando al presente un gioiello del passato che non conosce tempo.

La chiesa ha un’origine molto antica, si presume risalga al X secolo ma è stata ricostruita a partire dalla seconda metà del XV secolo e vanta all’interno un bellissimo ciclo di affreschi che coinvolge intimamente il visitatore. Gli affreschi sono opera di Antonio Rosso da Pozzale, artista del XV secolo appartenente ad una nota famiglia di pittori e che, come si evince dal nome, era originario del Cadore.

Le raffigurazioni, ancora ben conservate, portano lo sguardo dal presbiterio all’arco trionfale della chiesetta in un susseguirsi di volti e pose che soprattutto nei gesti degli Apostoli assumono un’immagine più “popolare”, trasmettendo la vicinanza a chi, soprattutto nei secoli passati, si affidava a queste raffigurazioni per comprendere meglio gli episodi sacri descritti nelle Scritture. Gli apostoli infatti sembrano intenti a parlare fra loro trattenendo tra le mani un libro, mentre alcuni leggono, altri scrivono, ognuno si mostra dedito alle proprie attività quotidiane assumendo tratti che li rendono più vicini umanamente a chi li osserva.

Il Cristo appare giovane in un atteggiamento composto ma nel contempo misericordioso, la figura è racchiusa dentro la mandorla, classica forma che valorizza la sacralità dell’immagine ed usata fin dal Medioevo per il suo significato legato alla nascita e resurrezione, soprattutto nell’arte musiva. Intorno si notano le rappresentazioni degli animali che alludono gli Evangelisti ed accanto al bue, chiaro riferimento a San Luca, appare la figura di San Silvestro. 

Nell’accostarsi all’arco trionfale non può sfuggire la scena dell’Annunciazione che si sviluppa partendo dalla sinistra dove appare l’Arcangelo, recante con sé un giglio simbolo di purezza e le cui parole di saluto alla Vergine sono riportate sulla cornice dell’arco “Ave gratia plena Dominus Tecum Benedicta tu in mulieribus”. La scena si completa sulla destra con la figura di Maria che accoglie un raggio emanato dalla figura di Dio, inserito nel mezzo della scena.
Al centro ecco presentarsi la pala d’altare attribuita a Francesco da Milano che raffigura San Silvestro con i santi Tiziano e Biagio posti in un piano inferiore, mentre più in basso sono raffigurati i Dottori della Chiesa, due dei quali stanno leggendo un libro. L’originale attualmente si trova presso il Museo Diocesano di Vittorio Veneto.

Da non dimenticare prima di lasciare la chiesa un altro affresco sulla destra dell’altare dove la drammaticità e la sofferenza espressa dalla Crocifissione di Cristo si interseca con la sua natura divina espressa dalla presenza del Padre Eterno che, seduto in trono, sembra reggere la Croce assumendo un’espressione austera ed insieme compassionevole. Le mani che sostengono la croce sembrano voler trasmettere quel messaggio di salvezza che vince il dolore di un Figlio che si affida totalmente al Padre, figure che nella loro compostezza mettono l’accento sulla fede in una resurrezione che attende ogni credente che si abbandoni totalmente all’amore di Dio.

Uscendo lasciamo lo sguardo rivolgersi in alto dove traspare l’immagine di una Croce e di San Silvestro da una vetrata posta sopra la porta, punto da cui entra la luce che ci accompagna passo dopo passo mentre ci congediamo da questo luogo incantevole quanto indimenticabile.

Abbiamo respirato un’atmosfera che sull’onda di un intenso silenzio ha sapientemente trasmesso la gioia di aver scoperto l’ennesima meraviglia lasciata in eredità da un sentimento di fede profonda che ha animato e sostenuto i nostri avi e ci chiama ora a mantenerla viva, preservando i siti che ovunque nel territorio ne tramandano le preziose testimonianze.
Sono luoghi dove l’anima ritrova sé stessa e la memoria di ognuno diventa patrimonio di tutti, tracce che diventano tappe di un percorso per noi e per chi, sempre più spesso, sceglie il nostro territorio come meta di un viaggio che snodandosi tra colline e pianura porta alla riscoperta di queste perle disseminate ovunque e che attendono solo di essere apprezzate.

Ultimo aggiornamento: 11/08/2022 23:13