Treviso, Veneto, Turismo

La chiesa monumentale di Santo Stefano a Pinidello di Cordignano

di Monia Pin

Particolare di un affresco del soffitto
CORDIGNANO (TV) - Risulta difficile annoiarsi nel tempo libero quando, a piedi o in bicicletta, ci si infila tra le strade ed i vicoli di un paese, curiosi come bambini che si aspettano di trovare qualcosa che appaghi quel sano desiderio di sapere cosa conservino di così prezioso i nostri borghi. E mi scuso fin d’ora se nella mia foga di voler trasmettere l’entusiasmo provato posso aver ecceduto nella descrizione dei dettagli, altresì spero di reperire altre informazioni che possano arricchire la conoscenza di tutti noi, aumentando la consapevolezza nel bello che ci circonda.

Tra i miei giri, quasi sempre improvvisati e forieri di piccole scoperte, uno ha fatto tappa a Pinidello di Cordignano dove la forma della Chiesa Monumentale di Santo Stefano si è materializzata come d’incanto, subito dopo aver oltrepassato il fiume Meschio. L’edificio sacro, dedicato al protomartire del cristianesimo, fu edificato nel ‘400 in stile rinascimentale dove originariamente sorgeva una cappella. Divenne parrocchia indipendente nel corso del XVI secolo e fu consacrata dal Patriarca di Aquileia Francesco Barbaro nel 1580.

Quando entro mi colpisce subito la luminosità dell’ambiente dove sembrano emergere preponderanti tutti gli elementi che rendono questo luogo una tappa obbligata per poter comprendere ancor più profondamente la straordinaria varietà del nostro patrimonio artistico locale. Gli occhi certamente coglieranno subito la bellezza del ciclo di affreschi che orna con raffinatezza l’area dell’area del presbiterio, opere attribuite alla Scuola Tolmezzina ed ancor più precisamente a Giovanni Francesco Dal Zotto. Scoperti durante i lavori di restauro effettuati negli anni ’60 sono considerati tra i più belli presenti in Veneto. Sulla sinistra compaiono le figure di sette Apostoli, ognuno con pose e movenze diverse che trasmettono una dinamicità quasi a voler interagire tra loro e con i fedeli. C’è chi legge, chi conversa, chi volge lo sguardo innanzi a sé, tutti con una vivacità tale nei colori e nelle movenze da richiamare l’interesse del visitatore, ognuno esprimendo attraverso il proprio atteggiamento la compostezza di gesti che seppur semplici svelano la sacralità del loro profondo significato.

Sopra appaiono due episodi che rievocano il processo di Anna e Caifa, i sommi sacerdoti che secondo il racconto dei Vangeli processarono Gesù, mentre un’altra scena ricorda i Tre Apostoli dormienti nell’Orto degli Ulivi. Quest’ultima rappresenta, sempre secondo le Sacre Scritture, gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni i quali seguendo Gesù che vi si recava per pregare furono vinti dalla stanchezza e si addormentarono. Questi sono gli affreschi a sinistra mentre a destra è visibile la raffigurazione del processo di Pilato a Gesù qui fermato nell’attimo in cui è intento a lavarsi le mani con l’acqua che un ragazzo versa mentre egli sembra tenere gli occhi socchiusi. Sempre sulla sinistra è visibile un altro affresco che racconta il ritrovamento delle spoglie di Santo Stefano a Gerusalemme, mentre sul soffitto sono appresentati due episodi che lo vedono protagonista. In uno possiamo osservare il momento del martirio mentre volge gli occhi al cielo verso la Vergine Maria, mentre un fascio di luce lo avvolge nell’istante in cui un angelo gli porge la palma del martirio; nell’altro appare con la veste rossa dalmatica e tra i simboli un libro posato ai suoi piedi, rimando probabile alla sua predicazione molto attiva che lo vide poi condannato alla lapidazione. Il suo sguardo è tutto assorto nella contemplazione di Dio mentre lo Spirito Santo aleggia su di lui proiettandogli intorno un chiarore tale da focalizzare anche la nostra attenzione sulla scena centrale, mentre tutt’intorno gli angeli celebrano la gloria eterna di questo primo martire della fede cristiana.

La chiesa vanta inoltre una pala d’altare di notevole fattura, opera di Francesco da Milano risalente al 1536 e restaurata nel 1990 che rappresenta la Vergine Maria con il Bambino, affiancata sulla sinistra da Santo Stefano e sulla destra da Sant’Antonio Abate, riconoscibile dalla raffigurazione del fuoco che tiene sulla mano destra.
Ad onor del vero un altro dipinto ha attratto la mia attenzione, e qui magari qualcuno potrà fornirmi qualche indicazione più precisa. Nella parte centrale si nota la figura di San Giuseppe con il Bambino, sulla sinistra Sant’Antonio con le mani giunte in preghiera e sulla destra la figura di un santo che tramite alcuni elementi ho associato a San Floriano. Le mie deduzioni giungono dalla presenza del vessillo bianco sul quale campeggia una croce rossa unita all’edificio in fiamme che egli ha nella mano destra e che rimanda alla venerazione di cui godeva questo santo in tutto l’arco alpino. Egli infatti, secondo alcuni racconti, spense l’incendio di un edificio ma si tramanda anche il ricordo del miracoloso salvataggio di due carbonai a seguito dell’invocazione al santo.
L’autore purtroppo risulta ignoto.

Sono presenti nelle nicchie le statue della Madonna del Rosario, del Sacro Cuore di Gesù e di Sant’Antonio ai quali non mancano i ceri accesi dai fedeli che si recano per cercare conforto. L’aria di serenità unita all’arte che ha impreziosito la chiesa rende certamente indimenticabile la visita e lascia nel fondo del cuore un misto di sorpresa, ammirazione e sollievo.

Poco distante da qui un altro luogo regala momenti di quiete e contemplazione, incorniciato da una natura che non lesina meravigliosi scorci, il Cristo del Meschio. Un sito sembra richiamare l’altro, unendo alla fede, all’arte ed alla tradizione gli elementi naturali, soprattutto l’acqua che in questo caso come in altri accentua la presenza distintiva di una grazia che non manca di imprimere ogni angolo con la sua immensa saggezza ed incanto. Ma questa sarà l’argomento per un prossimo articolo, magari arricchito da ulteriori spunti che rendono ogni tragitto una nuova scoperta da condividere. Ogni meta infatti diventa un nuovo punto di partenza che come in uno splendido percorso ci porta da un luogo ad un altro, come se il filo della memoria si dipanasse tra vicoli e borghi e trovasse sempre l’occasione propizia per parlarci, lasciando emergere in tutta la sua fierezza un passato che vestito di straordinaria bellezza si offre a questo nostro presente.

Ultimo aggiornamento: 02/12/2022 14:34