Cultura, Pordenone, Friuli V.G.

La “Madonna dei Scalin” a Stevenà di Caneva 

di Monia Pin

CANEVA - Riprendo un discorso, anzi un cammino che avevo lasciato in sospeso dopo la visita alla Chiesa della Madonna del Carmine a Stevenà e questa volta parto dal piazzale della chiesa parrocchiale dedicata a San Marco. 

Certo l’invito ad iniziare il percorso è affascinante, presa Calle della Madonna, segnalata anche nel cammino di San Cristoforo, i miei passi si susseguono sul selciato mentre un gatto mi osserva dall’alto, quasi perplesso forse o curioso anch’esso com’è nella loro natura di comprendere dove mi stessi dirigendo di buona lena gustandomi la luce più mansueta e dolce di una mattina di settembre. Arrivo rapidamente alla strada asfaltata e mi inoltro tra le vie suggestive che attraversano l’abitato fino ad uscire dal centro.

Certo non manca qualche piccola sosta, capitelli ed edicole nei nostri paesi sono tappe presso le quali il nostro sguardo non può mancare di cogliere con devota attenzione la semplicità di una fede che ha saputo lasciarci questi preziosi segni di una religiosità senza tempo. Nell’andare e venire di questo mio percorso ho potuto ammirare l’azzurro rassicurante fare da sfondo ad una nicchia che contiene la statua della Vergine Maria, una statua di San Giuseppe che teneramente tiene in braccio il Bambin Gesù e alla fine del tragitto mi sono soffermata davanti ad un’edicola dove un’opera rappresentante Sant’Antonio, sempre con il Bambino, pare salutare il pellegrino all’angolo della via. 
Quest’ultima pausa lascia che gli occhi siano abbagliati dal candore che avvolge la nicchia e fa da sfondo sulla parete ad un bellissimo affresco dove la grazia dei gigli bianchi, simbolo di purezza, circondano il Santo che guarda dolcemente il viso divinamente sereno del Bambino, mentre sulla sinistra appare la raffigurazione della chiesa.

Procedendo lungo via delle Cave si arriva in poco tempo all’inizio del sentiero della “Madonna dei Scalin” da dove poi è possibile raggiungere altri siti bellissimi, quali Pian de Salere, Malga “Code di bosco” e “Malga Fossa di Stevenà”. Per oggi raggiungo la prima tappa, appena il tempo me lo concederà e soprattutto approfittando dell’imminente atmosfera magica d’autunno, tornare per esplorare il resto del sentiero sarà davvero un piacere. 

La salita inizia appunto con degli scalini e si entra subito nel bosco dove i suoni, i colori, i profumi e soprattutto la quiete stendono un velo di armonia sopra ogni nostro pensiero, inducendo mente e cuore a lasciarsi andare ad una pace profonda. La “Madonna dei Scalin” si raggiunge dopo una breve salita compiuta con la gioia di vedersi abbracciati da tanto verde e l’occhio nota subito quel rosso mattone richiamare l’attenzione verso la piccola nicchia che custodisce la statua della Vergine Maria. La fermata per una preghiera diventa spontanea e vedendola ti chiedi quante persone avranno calpestato quella stessa via, quante avranno invocato la sua protezione, quanti avranno chiesto una grazia e quante cose avranno udito quegli alberi, quelle pietre che ora proteggono in un silenzio così sacro ogni confessione, ogni implorazione, ogni parola pronunciata in un momento di dolore ed anche ogni frase proferita per dimostrare gratitudine per una gioia inattesa. 
Rammentiamo anche quest'anno qui sarà celebrata una messa l'8 settembre, in occasione della ricorrenza della Natività della Vergine Maria.

Salendo lo scenario che appare è straordinario! Non appena si apre una breccia tra gli alberi ed i rami si scostano un po’ ecco apparire la pianura e mostrare da est ad ovest le sagome di campanili perfettamente riconoscibili con intorno i centri abitati, i contorni delle colline delineare profili morbidi, le macchie verdeggianti di vegetazione comparire quasi per incanto. Si perché lo sguardo vuole spingersi oltre, indugia su ogni dettaglio visibile finché questo non sfuma sulla linea dell’orizzonte lasciando spazio all’immaginazione del cuore.
 
Naturalmente andando più su, per esempio verso Pian delle Salere, il panorama che si offre ai nostri occhi arriva fino all’Adriatico, poi è possibile raggiungere la sorgente di Valusiera in circa un’ora e mezza di cammino, non molto distante dalla Big Bench, una delle Grandi Panchine installate anche in vari luoghi del nostro territorio e che hanno come idea di fondo quella di dare sostegno alle comunità e dal turismo locale.
Qui i percorsi offrono l’opportunità di raggiungere altre località, quali la frazione di Maloria e con tre ore di cammino (come indicato ad inizio del sentiero) la malga Fossa di Stevenà.

La discesa certo non regala meno sorprese della salita, trovarsi tra le stradine di un borgo riserva sempre qualche piccola meraviglia che ti catapulta in tempi più lontani ma sempre vivi nella nostra quotidianità. Non manca il lavatoio con la dolce melodia dell’acqua che sembra fare da sfondo alle poesie che ho letto lungo le strade del paese, perché qui a Stevenà la Pro Loco organizza l’evento “Poesie al Muro” che si è svolta anche quest’anno. I poemi compaiono lungo ogni via del paese e sicuramente sono un valore aggiunto al patrimonio culturale del paese. Così tra versi e passi ecco comparire un vecchio pozzo tra due case, il campanile della chiesa fare capolino tra le abitazioni lasciando presagire che il centro del paese si avvicina, ed in effetti ci arrivo velocemente regalandomi però una passeggiata in un magnifico parco.
 
E’ quello di Villa Frova dove una panchina mi da' l'occasione per fermarmi e raccogliere ogni sensazione ed ogni immagine di questa visita, mentre contemplo l’eleganza di alberi secolari impreziosire con grazia questo luogo già di per sé raffinato e stupendo. Ricordiamo che Villa Frova con il suo stile ispirato alle Ville Venete e recentemente ristrutturata, è diventata uno spazio polifunzionale per eventi culturali ed ospita nell’edificio adiacente alla Villa un reperto interessante dell’archeologia industriale: alcuni vecchi essiccatoi utilizzati durante il ciclo di lavorazione della seta.

Bene, il mio itinerario che a Stevenà ha visto la mia curiosità divagare tra boschi e strade del paese si conclude guardando la facciata della Chiesa dedicata a San Marco dove fa bella mostra di sé l’immagine dell’Evangelista. E’ una figura austera ma che assume una posa quasi estatica, con lo sguardo rivolto verso l’alto, mentre in una mano tiene il Vangelo aperto ed affianco appare il suo immancabile simbolo, il leone che incarna in questa rappresentazione tutta la forza e la determinazione nel proteggere la sacralità del luogo ma che rammenta insieme la potenza di quella che fu la millenaria Repubblica della Serenissima.
 
Un altro angolo della nostra terra mi ha arricchito di bellezza e conoscenza e spero che le mie parole possano rendere manifeste tutte le emozioni provate durante questa mia camminata. Non è mai perso il tempo che impieghiamo nello scrutare con la dovuta attenzione ogni seppur piccolo dettaglio che ci circonda, anzi è così che esso acquisisce il valore inestimabile che dovremmo dargli in ogni istante, accrescendo in noi la consapevolezza di essere parte di un territorio che avrà sempre ed ovunque qualcosa da raccontare e da insegnarci finché avremmo il desiderio di vedere, di scoprire e l’umiltà di ascoltarlo, per imparare a conoscerlo e a conoscerci.


Ultimo aggiornamento: 03/10/2022 21:31