Politica

La tristezza della nostra Patria derisa e non governabile

di Renato Borsotti

Dal decorso 4 marzo siamo in attesa di un governo a pieno titolo, non ancora in carica.
Già questo è un brutto segno, dopo quasi due mesi. La democrazia non si trova dietro l’angolo. Molti deputati e senatori di prima nomina, forse, non sanno bene cosa sia la democrazia. Non solo loro, ma anche qualche “leader napoletano”, privo di titoli di studi d’un certo rango, il quale ogni giorno pone veti su questo e quello.
Spero soltanto nella lungimiranza, nella “sapientia cordis”, nella determinazione del presidente della repubblica, il quale – in assenza di una maggioranza certa (“nihil certius morte hora autem nortis nihil incertius”, niente è più certo della morte; niente vi è di più incerto che l’ora) prenda nelle sue mani il problema, e lo sbrogli nel migliore dei modi.
Ovviamente, il presidente non abbisogna dei nostri suggerimenti, essendo persona, molto collaudata, di grande spessore, di indubbio valore e nobile patriota. Che ci nobilita anche in Europa.
Ma si passi l’ardire di una composizione della squadra (non di calcio) ma di governo.
Nel sistema d’oggi porre un primo ministro di alto profilo, dall’indiscussa figura e di prestigio (il prof. Sabino Cassese, Giovanni Maria Flick, ovvero altro emerito della Consulta), senza pensare a qualche prima donna, non ancor riabilitato. Con il capo della Lega, poniamo agli Interni, e altri di quel partito nei posti chiave, tenendo per buono uno, anche dei Fratelli d’Italia, inserendo nel ministero qualche perdente (già del renzismo), ma di provata capacità, tipo Gentiloni, Franceschini e/o Minniti. Poi, qualche grillino – non quello dei gelati al San Paolo – sottosegretario o vice ministro, di buoni studi con diploma universitario non taroccato (non alla…..). Questi lor signori, di quelli buoni, come si fece agli albori della nostra storia parlamentare, “cooptati” nell’àmbito del governo per esprimere il meglio d’Italia (trasformismo), devono impegnarsi a risolvere i molti problemi del programma condiviso Forza Italia–Lega–Fratelli d’I, con quello similare degli altri. Ergo, prima mettere l’accento di governo sui programmi da attuare (il lavoro, le famiglie, i giovani, la legge elettorale, col premio di maggioranza a chi risulta vincitore effettivo, la legittima difesa in diritto penale, il gravissimo deficit dello Stato, che deve diminuire d’anno in anno, etc.,etc.).
Ossia, la priorità è questa. Fare un governo stabile, che faccia bene il proprio mestiere. Se poi riuscirà a far nascere soltanto una legge elettorale buona, va bene. Andremo alle urne rinfrancati e certi di un avvenire migliore.
Renato Borsotti
storico

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Ultimo aggiornamento: 12/12/2018 18:16