Editoriali, Mondo

Libia. Sarraj capo del nuovo governo di unità nazionale è arrivato a Tripoli. Ce la farà? 

di Roberto Bernardini

Dopo tante incertezze alla fine il Capo designato del Governo di Unità Nazionale (per ora solo di nome ma non di fatto) fortemente voluto dalle Nazioni Unite è arrivato a Tripoli. Mercoledì 30 marzo si è insediato ma le autorità del “Governo di Tripoli”, non riconosciute a livello internazionale, gli hanno subito fatto sapere che non era certo il benvenuto. Dimostrazione di arroganza ma anche prova di forza per mettere subito in chiaro che la transizione verso un vero governo di Unità Nazionale sarà quantomeno “tribolata”.
Segnali preoccupanti ci sono stati. In serata, un gruppo armato è entrato con la forza nella sede di, un canale satellitare libico Al-Nabaa ed ha cacciato gli addetti e sospeso le trasmissioni.
Gruppi armati, alcuni in divisa e altri in borghese, arrivati con mezzi militari si sono riversati nelle strade. La gente è fuggita ed i negozi hanno abbassato le loro tende. Segnali, ma fortunatamente nessun atto veramente ostile.
La preoccupazione è comunque palpabile. La gente di Tripoli teme prossimi scontri tra i sostenitori del governo illegittimo espressione della coalizione di milizie Fajr Libia (Alba della Libia) fino ad oggi al potere e quelli del nuovo Governo di Unità Nazionale espressione dell’ONU.
Faiez Sarraj è arrivato dalla Tunisia a bordo di un battello libico scortato da navi militari. Il mezzo aereo non è stato ritenuto sicuro. È stato accolto da alti ufficiali della Marina e funzionari locali, tra cui Aref El-Khoja, ministro degli Interni del governo di Fajr Libia (Alba della Libia), un segno di divisione all'interno delle stesse autorità illegittime di Tripoli che può essere sfruttato dal nuovo leader.
Ma questo governo è debole, è uscito da un difficile accordo politico firmato nel dicembre 2015 a Skhirat (Marocco), con la mediazione attiva delle Nazioni Unite, e non ha radici locali.
Sul terreno, la Libia rimane de facto “governata” dai due governi rivali.
Ad Est quello di Tobruk (est), composto da esponenti di compagini liberali, da nazionalisti e ex dirigenti del regime di Gheddafi, uniti in un fronte anti-islamista.
Ad ovest il governo di Tripoli che reclama l'eredità anti - Gheddafi della rivoluzione del 2011 e che trova sostenitori dell'Islam politico e negli uomini d’affari dell’importante comunità commerciale di Misurata.
Questo terzo governo di Faiez Sarraj ha il difficile compiuto di promuovere la riconciliazione tra i due campi rivali il cui confronto ha gettato la Libia nel caos e permesso allo Stato Islamico (IS) di installarsi nel Paese. Ben consapevole dell’immane sfida che lo aspetta, Sarraj in un breve discorso dopo l’arrivo a Tripoli si è subito impegnato a rendere prioritaria su tutto la riconciliazione per il raggiungimento di una generale situazione di sicurezza a premessa della rinascita economica.
Per far questo ovviamente potrà contare sull’appoggio incondizionato oltre che delle Nazioni Unite, anche degli Stati Uniti, dell'Unione Europea, dell'Italia e della Francia che hanno favorito il suo arrivo ed accolto il suo fragile insediamento con grande soddisfazione. Per la Comunità Internazionale è stato il raggiungimento della condizione giuridica indispensabile per ogni futuro intervento mirato alla rinascita della Libia.
Quali sono ora le prospettive? Sarraj dovrà ricercare il successo seguendo alcune vie maestre: garantire la sicurezza nel territorio per consentire alla popolazione di tornare nelle città e di riprendere una vita normale; rimettere in moto il motore amministrativo dello Stato per riattivare il sistema economico, Banca Centrale e Compagnia (NOC) che gestiva le risorse petrolifere. Ma soprattutto lo aspetta il compito più difficile, combattere seriamente lo Stato Islamico e gli islamisti.
Tutto ciò potrà verificarsi se Sarraj saprà operare i necessari cambiamenti e lanciare riforme mirate e condivise, con equilibrio ed equidistanza dalle numerosissime fazioni che si oppongono all’unificazione del Paese in nome degli interessi tribali. Se fallirà questa sfida il futuro unitario della Libia potrebbe essere compromesso per sempre.
Ricordiamoci che la Libia unitaria non esisteva, la Libia è diventata un solo Paese nel 1934, e lo abbiamo voluto noi Italiani. Questa unificazione, come tante altre perpetrate dalle potenze occidentali dopo la prima guerra mondiale, era artefatta e non rispettosa delle etnie e dei potentati installati da secoli nel territorio. Anche oggi qualcuno vorrebbe la Libia divisa in tre parti, Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Anche in Italia c’è chi ritiene che a noi convenga un governo regionale in Tripolitania, per i nostri interessi petroliferi nell’area, più che uno stato unitario di difficile realizzazione pratica.
Per ora Sarraj è arrivato sul suolo libico ed è un risultato. Forse non serviranno truppe straniere per sostenerlo, forse basteranno delle missioni di assistenza e addestramento. Tutti lo sperano. Al momento gode dell’appoggio delle milizie di Misurata che controllano anche a Tripoli e questo è già molto.
Gheddafi teneva alla mano le fazioni con i proventi del petrolio ma soprattutto con il terrore di una dittatura spietata. Sarraj che dispone solo della “debole forza” di una democrazia appena abbozzata avrà una vita difficile. Tant’è!

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Ultimo aggiornamento: 23/04/2019 08:27