Editoriali, Mondo

Lo Zio Sam torna a ruggire in Europa. Dalla Casa Bianca nuovi segnali

di Roberto Bernardini

L'Amministrazione Obama, ancorché alla fine del mandato, sembra voler rivedere il suo disimpegno dall'Europa che pareva oramai acclarato dopo la fine della Guerra Fredda. La nuova politica della Russia, di maggiore presenza nelle aree di crisi del mondo per la riconquista della perduta identità di superpotenza, ma anche le crisi in Crimea e in Ucraina, hanno indotto gli Stati Uniti ad un rinnovato impegno militare in Europa.
E’ notizia di questi giorni, lo ha detto il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ash Carter, che il Pentagono intende incrementare a partire dal 2017 il budget per l’European Reassurance Initiative (ERI), praticamente il fondo di supporto militare degli USA agli europei della NATO ed affiliati. Oramai sembra deciso e poco importa se a quell’epoca ci sarà un nuovo Presidente che si troverà la strada tracciata per far aumentare la presenza della bandiera a stelle e strisce sui teatri europei.
A dire il vero negli ultimi due anni un certo ritorno degli Yankee era già stato registrato ma questa decisione costituisce un vero salto di qualità. Il finanziamento per l’iniziativa dovrebbe essere praticamente quadruplicato, da 800 milioni di dollari a 3,4 miliardi. Verranno anche incrementate le attività comuni e le collaborazioni con i partner della NATO ma non solo, verranno svolte numerose esercitazioni. Verrà migliorato il cosiddetto “preposizionamento”. Come annunciato nel mese di giugno 2015 l’European Activity Set (EAS), assetto strategico schierato in Europa che già include una brigata corazzata statunitense, verrà riposizionato sul territorio di vari alleati della NATO, tra cui Bulgaria, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania nell’intento di sostenere le attività addestrative ma ovviamente anche per disporre di forze pronte in caso di bisogno sulla porta del nemico.
Verranno inoltre migliorate le infrastrutture, gli aeroporti, i centri di formazione per aumentare il livello di prontezza militare degli alleati che negli ultimi anni della “pace post caduta del muro” si era appannata.
Il motivo di tutto questo, al di là di ogni ipotesi è, come già accennato, il contrasto di quella che gli USA valutano come una vera e propria “aggressione” da parte della Russia. La decisione presa viene dalla presidenza, per cui ha un valore ufficiale, e con essa si sancisce la revisione della politica seguita dopo la fine del Patto di Varsavia, che era caratterizzata da un graduale disimpegno dal Vecchio Continente. Il nemico era vinto, si poteva smobilitare. Ora nell’ottica americana le cose sono nuovamente cambiate. La Russia è una minaccia ed allora la nuova politica mirerebbe al sostegno dei partner europei ed in certa misura anche a salvaguardare la loro coesione, compromessa dalle crisi migratorie e dalla continua crisi economica. Non è un piano Marshall militare per gli europei, il tutto scaturisce ovviamente solo dalla volontà di mantenere elevato il loro potenziale bellico in funzione anti russa. Sono sintomi da ritorno dei fantasmi della contrapposizione Est Ovest che pensavamo di aver relegato nella storia del secolo scorso e che invece si ripresentano.
Ma lo si può capire, l’occupazione militare della Crimea da parte dei russi, è considerata dagli USA una ragione più che sufficiente per temere l’”orso ex-sovietico” e per modificare la politica americana a livello mondiale, tornando in Europa con uomini, mezzi e finanziamenti.
Deterrenza quindi per togliere a Putin ogni ambizione di egemonia nel vecchio continente.
Una sola osservazione, non siamo più negli anni ’60 del 1900. L’Europa è cambiata, è cambiata anche la NATO per precisa volontà americana, i partner hanno maturato una nuova autonomia anche decisionale, la disciplina del “Grande Fratello transatlantico” non regge più. In questa nuova politica gli Stati Uniti dovranno coinvolgere i partner convincendoli che sia meglio seguire lo zio Sam piuttosto che venire a patti con la Russia, che in fin dei conti è Europa.
Vedremo, in questo campo l’Amministrazione... Clinton o chi altro rimpiazzerà quella di Obama si troverà a percorrere una strada in ripida salita.

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Ultimo aggiornamento: 23/04/2019 08:27