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Fatti di storia LA LEGGENDA DEL PIAVE INNO D'ITALIA DAL 1943 AL 1946
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!



Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: Non passa lo straniero!
Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: Ritorna lo straniero!
E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: Indietro va, o straniero!
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere futon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace nontrovò né oppressi, né stranieri!

La Leggenda del Piave come disse un ministro d’Italia più di 60 anni fa “giovò alla riscossa nazionale molto più di un generale, e valse a dare nuovo coraggio ai soldati, quanto mai demoralizzati per la ritirata di Caporetto”, per questo da quasi 90 anni commemora la giornata del 4 novembre 1918, giorno della Vittoria e del completamento dell'Unità d'Italia. Giovanni Gaeta (Napoli 5 maggio 1884 –24 giugno 1961) in arte E.A. Mario è l’autore di questo inno, egli, nel 1946,fu invitato a Roma dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi. Lo statista sondò la possibilità che Gaeta componesse un nuovo inno che implicitamente avrebbe dovuto essere l’inno della Democrazia Cristiana. Come viene detto nel libro “IL CERCHIO di Franz Maria D'Asaro” De Gasperi aggiunse che sarebbe stato felice di poter raccomandare “la Leggenda del Piave” come inno ufficiale della Repubblica d’Italia al posto dell’inno di Mameli che comeè noto fu “momentaneamente” scelto il 12 ottobre 1946 come inno provvisoriod’Italia in attesa della conferma di quello definitivo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’inno del Piave fu a furor di popolo usato come inno nazionale al posto della precedente Marcia reale, l’inno d'Italia dal 1861, fino ad appunto il 12 ottobre 1946.
G. Gaeta sospettoso e dal sensibile intuito, ebbe il presentimento che fra le parole del cordiale discorso di De Gasperi si celasse la sostanza di uno scambio di favori, un accordo non sentito, quindi si dispiacque rivolgendosi allo statista con queste parole "Eccellenza, io sono molto onorato di sentirmi prescelto con tanta fiducia per un così prestigioso incarico e sarei ben lieto, anzi felicissimo di aderire al suo cortese invito,se non ci fosse un piccolo ma per me fondamentale particolare ad impedirmi di scrivere un inno su ordinazione. Vede, eccellenza, io le canzoni le scrivo con il cuore. Non se ne fa niente".
Incredibile, senza nulla togliere all’inno di Mameli, che solo il 17 novembre 2005, quindi addirittura quasi 60 anni dopo, il Senato abbia approvato il decreto legislativo che l’ha reso ufficiale, fissandone anche testo e musica. Da notare che pur amatissimo dagli italiani, anche nel 2005 fu difficile prendere la decisione definitiva, perché molti amavano di più “La leggenda del Piave” e molti altri ancora il “Va pensiero” del Nabucco di Giuseppe Verdi.

Pubblicato da Piave in data Venerdì, 08 Dicembre 2006
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