dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: Non passa lo straniero!
Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: Ritorna lo straniero!
E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: Indietro va, o straniero!
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere futon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace nontrovò né oppressi, né stranieri!
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’inno del Piave fu a furor di popolo usato come inno nazionale al posto della precedente Marcia reale, l’inno d'Italia dal 1861, fino ad appunto il 12 ottobre 1946.
G. Gaeta sospettoso e dal sensibile intuito, ebbe il presentimento che fra le parole del cordiale discorso di De Gasperi si celasse la sostanza di uno scambio di favori, un accordo non sentito, quindi si dispiacque rivolgendosi allo statista con queste parole "Eccellenza, io sono molto onorato di sentirmi prescelto con tanta fiducia per un così prestigioso incarico e sarei ben lieto, anzi felicissimo di aderire al suo cortese invito,se non ci fosse un piccolo ma per me fondamentale particolare ad impedirmi di scrivere un inno su ordinazione. Vede, eccellenza, io le canzoni le scrivo con il cuore. Non se ne fa niente".
Incredibile, senza nulla togliere all’inno di Mameli, che solo il 17 novembre 2005, quindi addirittura quasi 60 anni dopo, il Senato abbia approvato il decreto legislativo che l’ha reso ufficiale, fissandone anche testo e musica. Da notare che pur amatissimo dagli italiani, anche nel 2005 fu difficile prendere la decisione definitiva, perché molti amavano di più “La leggenda del Piave” e molti altri ancora il “Va pensiero” del Nabucco di Giuseppe Verdi.




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