
Si è piegato il tempo sul nudo
ramo di un albero fatto a pezzi,
si è adagiato sul deserto giallo
il cielo fatto di sale.
Le ore, le lancette della vita,
il miserabile gioco dei sensi
con statue e teste di palloni,
tra figure cube in piazze quadrate,
hanno trasfigurato il Cristo
della croce, con denti aguzzi,
pronti a mordere e a divorare,
con occhi socchiusi,
pronti a tradire.
Quanto tremare fa l’ultima goccia
quella per cui avremo ancora sete,
scavando sassi alle formiche,
vivendo rubando le briciole del pane.
Avrei voluto, di notte, alberi rossi
e strade verdi non corse di lunghi
cavalli in temporali nebbiosi,
quando le ombre sono più chiare,
quando la luna in silenzio
si nasconde nel cuore.
Licio Gelli
ramo di un albero fatto a pezzi,
si è adagiato sul deserto giallo
il cielo fatto di sale.
Le ore, le lancette della vita,
il miserabile gioco dei sensi
con statue e teste di palloni,
tra figure cube in piazze quadrate,
hanno trasfigurato il Cristo
della croce, con denti aguzzi,
pronti a mordere e a divorare,
con occhi socchiusi,
pronti a tradire.
Quanto tremare fa l’ultima goccia
quella per cui avremo ancora sete,
scavando sassi alle formiche,
vivendo rubando le briciole del pane.
Avrei voluto, di notte, alberi rossi
e strade verdi non corse di lunghi
cavalli in temporali nebbiosi,
quando le ombre sono più chiare,
quando la luna in silenzio
si nasconde nel cuore.
Licio Gelli



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