Non ci si pensa mai. Tuttavia, se la seconda guerra mondiale fosse terminata in maniera diversa, taluni protagonisti sarebbero stati fatti probabilmente beati e santi.- Una situazione del genere potrebbe essersi verificata 262 anni prima, vale a dire all’epoca del secondo assedio turco di Vienna.
Il 1 aprile 1683 si mosse la spedizione militare osmana contro Vienna. La comandava il Sultano Maometto IV. I contingenti erano giunti da tutta la Turchia, dall’Alta Mesopotamia, dal Delta del Nilo, dai Balcani e perfino dal sud-ovest della Russia. Le truppe dell’Imperatore Leopoldo I d’Asburgo, benché prive di artiglieria, erano state allertate. I comandanti erano tuttavia discordi e gelosi. La Francia parteggiava per gli Osmani. Il Papa esprimeva la propria preoccupazione, ma tollerava che il cardinale di curia Aleramo Cibo tramasse con gli avversari. I Principi cristiani e Venezia stessa erano titubanti.
L’Imperatore Leopoldo chiese allora consiglio a Padre Marco d’Aviano. Il frate incontrò il regnante il 1 settembre 1683 a Linz. La prospettiva appariva praticamente disperata per il Sacro Romano Impero. Vienna era assediata dagli Osmani e funestata da fame, paura, epidemie. La capitale sarebbe caduta entro breve tempo.
Contro ogni previsione Padre Marco riuscì a portare la concordia tra i condottieri cristiani, aggiungendo nuovi contingenti polacchi guidati dal Re Jan Sobieskj. L’esercito imperiale poteva contare su 70.000 combattenti e la battaglia per la liberazione di Vienna poteva cominciare. Del frate friulano si può a ragione dire che “seguì la croce senza vantarsi di averla portata”, come si legge nella targa stradale della via a lui dedicata a Conegliano Veneto.
Si cerca di far passare la notizia sotto silenzio, ma in quella circostanza c’era, oltre a Padre Marco, un altro religioso sotto le mura di Vienna: Islam Ahmet Bey. Il nome non deve trarre in inganno. Si trattava infatti di un frate cappuccino coetaneo di P. Marco, appartenente alla stessa Provincia Veneta e probabilmente con pronuncia dei voti contemporanea a quella dell’avianese. Egli non aveva tuttavia seguito la via della predicazione, come aveva fatto il collega. Convertitosi all’Islam, era diventato esperto in esplosivi e si sarebbe anche recato furtivamente nella città per studiarne le difese e meglio progettare l’attacco. Non si tratta di un personaggio di incerto profilo. La stessa rivista dei Cappuccini “Collectanea Francescana” gli dedicò nel numero 64 (1° quadrimestre 1994) un saggio di ben quindici pagine.
Il 12 settembre 1683 infuriò il combattimento. L’esercito cristiano vinse e gli Osmani subirono una grande sconfitta. Grande merito nella liberazione di Vienna fu giustamente attribuito a Marco d’Aviano. Il ricordo di Islam Ahmet Bey svanì immediatamente e anche gli archivi dell’Ordine Cappuccino non conservano tracce.
Non sembri quindi malizioso porsi la domanda:”Se gli Osmani avessero vinto, di chi sarebbe stato il merito?”- “Di Islam Ahmet Bey, naturalmente”, sarebbe la risposta. Come è noto, qualsiasi collocazione tra Dio e Cesare comporta qualche prudenza, non fosse altro che per l’inevitabile duplice pagamento. Anche in questa occasione a pensar male si commette quindi peccato ma si indovina, come è stato autorevolmente sostenuto.
A questo punto sembrerebbe giustificato un dubbio. Un Cappuccino sarebbe stato assegnato all’esercito imperiale quale esperto ed abile coordinatore; un suo confratello avrebbe potuto invece facilitare la conquista di Vienna, facendone saltare le mura con gli esplosivi. Comunque fossero andate le cose, il Papa si sarebbe comunque trovato dalla parte del vincitore!
Vinsero gli Europei e P. Marco fu proclamato Beato nel 2003. Piacerebbe poter affermare che il miracolo, indispensabile per ottenere l’elevazione alla gloria degli altari, avrebbe potuto consistere nell’opera di convinzione del religioso propedeutica alla vittoria stessa. Si pensò, invece, a una prodigiosa guarigione avvenuta nel 1941 per sua intercessione e certificata da eminenti studiosi nonché dal Dott. Ennio Ensoli, il quale espresse, tra l’altro, anche il giudizio conclusivo su un altro prodigio riguardante la miracolata Suor Sergia de Carlo.
Più complicata sarebbero, invece, apparse la procedura di beatificazione per Islam Ahmet Bey e la contestuale scomparsa di Marco d’Aviano dagli archivi dei conventi, qualora avesse vinto Maometto IV. Forse non si sarebbe giunti proprio alla beatificazione, ma la sua opera sarebbe stata comunque sfruttata per altre credenziali presso i vincitori in considerazione della sua appartenenza alle istituzioni religiose.
Nerio de Carlo
L’Imperatore Leopoldo chiese allora consiglio a Padre Marco d’Aviano. Il frate incontrò il regnante il 1 settembre 1683 a Linz. La prospettiva appariva praticamente disperata per il Sacro Romano Impero. Vienna era assediata dagli Osmani e funestata da fame, paura, epidemie. La capitale sarebbe caduta entro breve tempo.
Contro ogni previsione Padre Marco riuscì a portare la concordia tra i condottieri cristiani, aggiungendo nuovi contingenti polacchi guidati dal Re Jan Sobieskj. L’esercito imperiale poteva contare su 70.000 combattenti e la battaglia per la liberazione di Vienna poteva cominciare. Del frate friulano si può a ragione dire che “seguì la croce senza vantarsi di averla portata”, come si legge nella targa stradale della via a lui dedicata a Conegliano Veneto.
Si cerca di far passare la notizia sotto silenzio, ma in quella circostanza c’era, oltre a Padre Marco, un altro religioso sotto le mura di Vienna: Islam Ahmet Bey. Il nome non deve trarre in inganno. Si trattava infatti di un frate cappuccino coetaneo di P. Marco, appartenente alla stessa Provincia Veneta e probabilmente con pronuncia dei voti contemporanea a quella dell’avianese. Egli non aveva tuttavia seguito la via della predicazione, come aveva fatto il collega. Convertitosi all’Islam, era diventato esperto in esplosivi e si sarebbe anche recato furtivamente nella città per studiarne le difese e meglio progettare l’attacco. Non si tratta di un personaggio di incerto profilo. La stessa rivista dei Cappuccini “Collectanea Francescana” gli dedicò nel numero 64 (1° quadrimestre 1994) un saggio di ben quindici pagine.
Il 12 settembre 1683 infuriò il combattimento. L’esercito cristiano vinse e gli Osmani subirono una grande sconfitta. Grande merito nella liberazione di Vienna fu giustamente attribuito a Marco d’Aviano. Il ricordo di Islam Ahmet Bey svanì immediatamente e anche gli archivi dell’Ordine Cappuccino non conservano tracce.
Non sembri quindi malizioso porsi la domanda:”Se gli Osmani avessero vinto, di chi sarebbe stato il merito?”- “Di Islam Ahmet Bey, naturalmente”, sarebbe la risposta. Come è noto, qualsiasi collocazione tra Dio e Cesare comporta qualche prudenza, non fosse altro che per l’inevitabile duplice pagamento. Anche in questa occasione a pensar male si commette quindi peccato ma si indovina, come è stato autorevolmente sostenuto.
A questo punto sembrerebbe giustificato un dubbio. Un Cappuccino sarebbe stato assegnato all’esercito imperiale quale esperto ed abile coordinatore; un suo confratello avrebbe potuto invece facilitare la conquista di Vienna, facendone saltare le mura con gli esplosivi. Comunque fossero andate le cose, il Papa si sarebbe comunque trovato dalla parte del vincitore!
Vinsero gli Europei e P. Marco fu proclamato Beato nel 2003. Piacerebbe poter affermare che il miracolo, indispensabile per ottenere l’elevazione alla gloria degli altari, avrebbe potuto consistere nell’opera di convinzione del religioso propedeutica alla vittoria stessa. Si pensò, invece, a una prodigiosa guarigione avvenuta nel 1941 per sua intercessione e certificata da eminenti studiosi nonché dal Dott. Ennio Ensoli, il quale espresse, tra l’altro, anche il giudizio conclusivo su un altro prodigio riguardante la miracolata Suor Sergia de Carlo.
Più complicata sarebbero, invece, apparse la procedura di beatificazione per Islam Ahmet Bey e la contestuale scomparsa di Marco d’Aviano dagli archivi dei conventi, qualora avesse vinto Maometto IV. Forse non si sarebbe giunti proprio alla beatificazione, ma la sua opera sarebbe stata comunque sfruttata per altre credenziali presso i vincitori in considerazione della sua appartenenza alle istituzioni religiose.
Nerio de Carlo



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