Si riparla di aiuti al settore automobilistico tramite incentivi all’acquisto; ci risiamo! E’ evidente che tale utilizzo di risorse pubbliche premia inevitabilmente alcune imprese e alcuni comparti produttivi a scapito della generalità degli altri settori. Già lo scorso anno Unindustria Treviso con il Presidente Vardanega ha evidenziato ai Ministri veneti e alla Presidente di Confindustria la nostra posizione.
Ora si uniscono numerose voci (un bravo all’AD della Coin) ma è presumibile che tali rimostranze scarsamente influenzeranno le decisioni della politica romana da sempre sensibile alla Sirena torinese. E già molti ‘esperti’ sono pronti a minacciare paurosi rischi di disoccupazione che deriverebbero dall’eventuale sospensione degli aiuti al settore automobilistico.
A questi Signori chiediamo di mettere sul tavolo i dati reali. Quanto ha dato (nelle svariate forme) il Paese negli ultimi vent’anni al settore automobilistico? Quanto sono costate le varie casse integrazioni, prepensionamenti, finanziamenti a fondo perduto ecc.? Quanto ci costeranno le probabili riconversioni e le ristrutturazioni delle cattedrali nel deserto lautamente finanziate da Stato e Regioni? Quanta parte degli incentivi nel settore auto va a vantaggio delle produzioni italiane all’estero e alle Case straniere (che hanno una quota del 70% del mercato)?
Certo, quanto sopra va confrontato con quanto la collettività ha goduto in termini di occupazione, anche nell’indotto della subfornitura, e con quanto lo Stato ha ricavato in termini fiscali.
Di certo resta il fatto che le risorse elargite al settore automobilistico sono state sottratte a tutti quegli altri settori produttivi che non hanno ricevuto sostegni e che hanno visto, vedono e vedranno ridurre le loro commesse per effetti dell’impoverimento del potere si acquisto delle famiglie salassate dalle rate relative all’acquisto di nuove automobili, che andranno a sostenere ulteriormente una densità automobilistica ai primi posti in Europa.
E intanto soffre tutto il manifatturiero: il tessile/abbigliamento, l’arredamento, ecc. fino ai servizi, all’informatica, al turismo ecc.; e sofferenza ha significato e significherà altre migliaia di posti di lavoro sacrificati al mito dell’industria dell’ automobile che sarà pur importante, ma in termini di occupazione e di saldo commerciale import/export ha minor valore del tanto “maturo” e trascurato tessile/abbigliamento.
E’ giusto preoccuparsi degli ammortizzatori sociali ma mettendo contemporaneamente in atto ogni strategia utile ad evitare di arrivare alle situazioni di crisi delle aziende, attualmente derivanti dal calo dei consumi.
La parte sana del manifatturiero ha bisogno di provvedimenti strutturali atti a mantenerla competitiva nell’export tramite il contenimento dei costi (alleggerendo Irap, contributi, burocrazia, ecc.) e di sostegno ai consumi interni (riducendo il cuneo fiscale e magari le aliquote Iva).
Riteniamo che una politica industriale dovrebbe puntare ad incentivare le imprese nella via dell’innovazione e degli investimenti, anche in funzione anticiclica. E invece per molte aziende alla crisi e alla stretta creditizia in questo periodo si è aggiunta la beffa del click day. Per le imprese escluse da questa ‘lotteria’ ci sarebbe piaciuto che fossero state previste risorse almeno pari a quelle destinate agli incentivi per l’acquisto di auto.
E’ un combinato disposto che mette in seria crisi non solo singole aziende ma intere filiere produttive del nostro migliore manifatturiero, che sarà poi difficile ricostruire.
Perché oggi non siamo di fronte ad una fase di “selezione naturale” delle aziende derivante da una crisi ciclica, ma in presenza di un crollo degli ordinativi che pone a serio rischio anche aziende eccellenti (piccole medie o grandi che siano) che tanto potrebbero ancora dare all’economia nazionale.
Occorre sapere che non ci sarà ripresa senza sostegno ai consumi interni in tutti i comparti. Se le risorse nazionali andranno ancora una volta ad incentivare il settore automobilistico sarà tolta ulteriore linfa al resto del sistema economico con un bilancio utili/benefici negativo per il Paese e un aggravamento della situazione occupazionale del Paese.
Roberto Bottoli
Presidente Gruppo Sistema Moda di Unindustria Treviso



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