Firmato da: rodolfo.
È veramente tanto importante avere il primato per il primo nato, o nata, dell’anno? Sembra importantissimo, almeno visto l’impegno degli organi di stampa, che dettagliatamente ci informano su il primato: nazionale, regionale, provinciale e comunale, per quello di quartiere, si intende come luogo di residenza dei genitori, forse verrà istituito in seguito, un primato non si nega a nessuno.
Non ho ben capito se si festeggia il neonato, che ho il sospetto che non ci capisca niente, o la puerpera che finalmente ha superato il travaglio, sempre che non sia stato un parto cesareo programmato, il padre che, tutt’al più, ha assistito al parto o addirittura il primario della clinica, per cui è d’obbligo indicare il nome negli articoli dei giornali. Misteri della nostra cultura di voler apparire e primeggiare, per fortuna da noi non succede come in alcune etnie esotiche dove tutta l’attenzione ed assistenza è riservata al padre del nascituro che, bontà sua, finge anche di avere le doglie, indifferenza invece è riservata alla partoriente: tanto deve fare il suo dovere di donna.
Ebbene, a Padova, città che reclama il diritto e sembra giustamente, di aver avuto il primo nato d’Italia, anche il Comune ha fatto la sua parte, la consigliera prof. Anna (Milvia) Boselli è andata in Clinica ostetrica (ometto il nome del primario) a portare i doni al neonato, alcuni di questi doni, come la ciotola della fortuna, hanno un simbolo scaramantico che rasenta la superstizione.
Naturalmente, poi, si sprecano gli elogi sulla bellezza del pargolo/pargola, purtroppo nella lingua italiana non esiste un sostantivo neutro che possa indicare entrambi i sessi dei bambini, e i commenti vanno dal “bellissimo/a, splendido/a”, ecc. Non so voi, ma io no ho mai sentito dire “quanto è brutta questa creatura, fa spavento” e magari aggiungere “se Romolo avesse avuto solo la metà della sua bruttezza, Roma non ci sarebbe mai stata! La lupa lo avrebbe sbranato per evitare uno choc ai suoi cuccioli”. Un giornale locale, nella sua edizione padovana, intelligentemente non ha fatto gli elogi delle bellezze del pargolo, si è limitato a informarci degli occhi azzurri e ridenti di Anna (Milvia) Boselli.
Il più delle volte la nascita è un avvenimento importante e di gioia per la coppia, io penso, invece, a quelle poverine che affrontano questo evento da sole, spesso in grande difficoltà economica, con carenza affettiva ed emotivamente fragili, che partoriscono in qualsiasi altro giorno dell’anno, il primo di gennaio per volere degli astri malefici è quasi sempre escluso, chi li aiuta? Chi si trova al loro fianco? Io non ho nulla contro dei piccoli doni fatti ai primi nati dell’anno; mi piacerebbe, però, che tutti noi dessimo un nostro, sia pur modesto, obolo ad aiutare le donne in gravidanza che si trovano in difficoltà. Aiutare senza distinzioni etniche, religiose o di credo politico. La natura nel suo perpetuarsi non fa distinzione alcuna e il momento della nascita, come quello della morte, è uguale per tutti. Diamo dignità sì al nascituro, ma anche alla portatrice di vita. Basta poco.
Da elogiare l’iniziativa presa per rendere operativa entro il 2010 la Casa di accoglienza per tutelare le future mamme in difficoltà a partire dal sesto mese di gravidanza e fino al sesto mese di vita del bambino. Progetto voluto dal Centro aiuto alla vita di Padova con altre associazioni. La casa sorgerà a Saccolongo e servirà oltre il territorio comunale anche i vari comuni della zona. Un progetto analogo, e non solo limitato alle donne in gravidanza, è operativo a Thiene (Vicenza) sin dal novembre 2008.
Rodolfo Balena



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