Editoriali, Mondo

Sorpresa! Se ne vanno, gli Inglesi tornano nella loro isola

di Roberto Bernardini

Di certo i risultati del referendum di ieri 23 giugno hanno destato sorpresa in tutta Europa. Per tutta la giornata il remain era dato in vantaggio. Ma poi il responso. La Gran Bretagna va fuori dall'Unione Europea.
Il partito del “leave” ha prevalso con il 51,9% contro il 48,1% di favorevoli a restare. Contrari gli anziani forse più attaccati all’Union Jack, favorevoli all’Europa i giovani che fanno del loro viaggiare una nuova Patria. Ora gli Inglesi sono fuori dall’UE, per sempre. Anche noi li vedremo in una luce diversa.
Appreso il risultato Cameron, paladino del “remain”, si è dimesso. Tanto di cappello per la tempestività e per la correttezza politica. Sarà un altro leader a riportare la perfida Albione dentro ai suoi confini negoziando con Bruxelles.
Le conseguenze di questa uscita andranno misurate nei prossimi mesi, ma si può però affermare che si è trattato di un voto che ha portato a galla le pesanti fratture del Paese.
I risultati mostrano un Regno Unito profondamente diviso: Londra, la Scozia e l’Irlanda del Nord hanno votato per restare, il Nord ed il Galles per uscire. Pro exit in particolare le genti del Nord e del sud-est del Paese alle prese con l’immigrazione.
La Scozia e l'Irlanda, da sempre euro-favorevoli, reclamano ora un referendum per la loro indipendenza. La Scozia vuole una strada indipendente per rientrare come Stato nell’Unione e anche il partito indipendentista irlandese ritenendo l’Inghilterra non più idonea a tutelare i suoi interessi, vuole unirsi all’Irlanda. L’ effetto domino che si temeva insorgesse tra le varie autonomie nazionali è partito.
Anche fuori dall’isola, la reazione a catena si è attivata e in Europa già gli appelli a nuovi referendum si moltiplicano.
In Olanda il leader di estrema destra Winter ha detto che anche agli Olandesi spetta un referendum. In Italia Matteo Salvini salutando il coraggio dei britannici ha detto che ora tocca agli Italiani. In Francia Marie Le Pen ha definito il risultato come una vittoria della libertà da conseguire presto anche in Francia.
Altre opinioni in Germania e in Belgio: secondo il ministro degli esteri tedesco abbiamo vissuto un giorno triste ed il premier belga Michel chiama a raccolta i partner per urgenti decisioni per una nuova Europa capace di convincere i cittadini della sua importanza per il futuro dei nostri popoli.
La casa europea sta andando a pezzi?
Certo ora si deve necessariamente cambiare. Ma senza concessioni a chi tradisce.
Se i britannici se ne sono voluti andare è bene che sappiano che non potranno continuare ad approfittare dei vantaggi innegabili del mercato comune. “Fuori significa fuori”, ha detto Weber Presidente del gruppo del Partito Popolare(PPE), fedele della Merkel.
Adesso i leader Europei, tutti sconfitti perché questa è una debacle comune non solo per Cameron, devono trovare con urgenza una posizione già nel corso del summit del 28 e 29 giugno che si vuole decisa e intransigente, per avviare i negoziati dopo che Londra avrà chiesto l'applicazione dell'articolo 50 del trattato dell'Unione per uscire.
Il problema maggiore che si pone ai governanti è ora quello di mantenere la coerenza dei 27 anche in questo processo di uscita che presenterà delle derive pericolose, che durerà almeno due anni nel corso dei quali, ed è questa la preoccupazione, potrebbe venire a mancare nel tempo l’iniziale coesione a vantaggio di interessi bilaterali con il Regno Unito. Olandesi e Tedeschi sono tra i maggiori sospettati per le relazioni importanti che mantengono con Londra. Vedremo.
Ma perché Cameron si è impiastricciato in questo referendum? Voleva rafforzare la sua traballante leadership e troppo sicuro di un risultato a lui favorevole ci ha messo la faccia, perdendola tragicamente! Mal gliene incolse. Ha portato il Paese su un baratro che poteva essere evitato.
In Italia non sarebbe successo e non potrà succedere perché la nostra Costituzione esclude il referendum sui trattati internazionali. E questo mi sembra corretto perché sottoporre ai cittadini decisioni come quella sulla Brexit, è inopportuno e dannoso e lo abbiamo visto oggi. Il cosiddetto “ voto di pancia” mai sereno e poco consapevole perché condizionato da mille turbative non può decidere le strategie di una Nazione. Al referendum si può ricorrere per le questioni interne, è una forma di democrazia diretta adattabile ai problemi interni della piccola Svizzera forse o delle comunità locali, non per la strategia di un Paese.

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Ultimo aggiornamento: 23/04/2019 08:27