Editoriali

Siria, da Monaco qualcosa si muove, ma non basta

di Roberto Bernardini

Nei colloqui di Monaco del Gruppo Internazionale di sostegno per la soluzione della crisi siriana un primo risultato sembra sia stato oggi raggiunto.
È stato concordato un parziale cessate il fuoco che non esclude però la possibilità per la Russia di continuare i raid contro i terroristi; ma soprattutto si è deciso di procedere nel tempo massimo di una settimana alla distribuzione di aiuti umanitari che oramai sono non solo indispensabili ma urgentissimi. La popolazione, soprattutto nell'area di Aleppo, è al limite della resistenza anzi l’ha ben oltrepassata.
Non è stato raggiunto invece una accordo per la cessazione degli interventi aerei dei Russi perché da parte di Putin non c'è stata alcuna disponibilità: la Russia intende proseguire con il proprio progetto di appoggio al regime di Assad in contemporanea con gli attacchi contro i terroristi.
Su questo particolare aspetto il segretario americano Kerry ha indicato che toccherà ad una task-force delle Nazioni Unite (ONU) sviluppare il progetto a lunga scadenza per una cessazione definitiva delle ostilità.
Si è allora deciso di continuare i colloqui a Ginevra sotto la direzione di Staffan de Mistura, rappresentante speciale di Ban Ki Moon per la Siria, il prima possibile ed in un contesto in cui sia coinvolta a pieno titolo tutta la comunità internazionale e non solo la coalizione dei volonterosi che ha lavorato a Monaco.
Quello raggiunto è quindi un accordo “sulla carta” che potrà avere pieno valore nell’immediato solo se tutte le parti a vario titolo coinvolte daranno pratica attuazione ai dettami di questa decisione.
Un provvedimento al riguardo era comunque urgente ed anche se provvisorio potrà sortire i primi effetti soprattutto sotto il profilo umanitario.
Nessuno si nasconde la complessità del conflitto che è per tutti estremamente chiara tanto che anche nelle dichiarazioni finali è stato ribadito, soprattutto dal segretario americano Kerry, che questo cessate il fuoco non può ovviamente applicarsi ai gruppi terroristici ISIS, Al Nusra e loro affiliati nei confronti dei quali le azioni militari continueranno.
I principali gruppi di opposizione siriani hanno accolto non molto favorevolmente la decisione e manifestato scetticismo, ma anche chiesto di essere presenti ai colloqui di Ginevra dove il tutto verrà sancito a livello di ONU.
Rilevanti i commenti delle varie nazioni. Uno tra tutti, il Segretario agli Esteri britannico Hammond ha detto che è importante far terminare questa guerra civile nel paese ma che tutto dipenderà anche dall'atteggiamento della Russia nel rispetto del “cessate il fuoco” perché secondo lui Mosca bombarda anche gli oppositori moderati di Assad. Un segnale che evidenzia, se mai ce ne fosse bisogno, la difficile situazione e le innumerevoli resistenze ad una totale e immediata soluzione della crisi. Troppe le poste in gioco ma, se si considera la situazione umanitaria, si comprende come le alchimie della politica e della diplomazia abbiano in questa crisi fatto il loro tempo perché esse non possono più trovare giustificazione nella tragedia immane che la Siria sta vivendo. Pochi dati ci fanno capire le tremende conseguenze della guerra sulla popolazione.
L’organizzazione sanitaria e per la salute pubblica della Siria non è più in condizioni di operare. I numeri sono sempre un riferimento forte, ma anche alle grandi cifre purtroppo ci si abitua quando morti e distruzioni sono all'ordine del giorno. Questi i valori che riportano i siti dell’UNHCR: 470.000 i morti anche secondo il Sirian Centre Of Policy Research, in totale l’11.5% della popolazione deceduto per dirette azioni violente o per mancanza di cure adeguate. 1.9 milioni i feriti. L’aspettativa di vita del 2010 (70 anni) è scesa a 55 nel 2015. Il tasso di mortalità in Siria è salito dal 4.4. per mille del 2010 al 10.9 del 2015. Il 45% della popolazione ha abbandonato i luoghi di origine e si è disperso nel territorio siriano, 6.36 milioni, e fuori dal Paese, circa 4 milioni. I diritti umani e la stessa dignità individuale sono stati completamente cancellati.
Serve altro per mettere da parte ogni esitazione? Le Nazioni Unite necessitano di altri dati per promuovere un intervento immediato? Siamo tutti consci che l’ONU sia un pachiderma dormiente e indolente soprattutto quando non è in grado di coinvolgere le parti in causa più determinanti. Ma questa crisi umanitaria che consegue alla guerra rischia di compromettere definitivamente anche le relazioni tra partner a livello europeo. Non ci possiamo permettere altre ondate di profughi siriani nel Mediterraneo e nei Balcani. Il Presidente Turco Erdogan l’ha minacciato, “….se non fate come dico apro i rubinetti dei campi profughi”. Nazioni Unite ma anche Europa, sveglia!

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Ultimo aggiornamento: 23/04/2019 08:27