Friuli V.G.

Una mostra sul "Disastro di Sant’ Osvaldo", avvenuto un secolo fa

di Giulia Vittori

UDINE - Dal 2 al 23 febbraio 2018 si potrà ammirare presso l’Università della Terza età “Naliato” a Udine, ovvero una mostra foto documentaria che celebra il centenario dell’avvenimento, realizzata dalla Parrocchia di Sant’Osvaldo e curata da Elisa Bertoli, Ilaria Bertoli, Silvia Bianco e Massimo Turco. 
“Alle ore undici del 27 agosto, preceduto da un sordo tambureggiamento e seguito dallo sconvolgimento convulso di tutti gli elementi, il fragore formidabile di un primo scoppio gettava – per un vastissimo circuito – l’allarme e il terrore tra la popolazione. Il luogo dell’esplosione veniva subito identificato, dai vari punti della città, da un’altissima e densa colonna di fumo nero.”
Così venne descritto l’accaduto da Domenico Pecile, l’allora sindaco di Udine, nella sua relazione dal titolo “Udine nella guerra di redenzione”.
Il 27 agosto 1917 infatti avvenne un fatto alquanto curioso: a Sant’Osvaldo, quartiere della città friulana, avvenne un’esplosione le cui entità sono tuttora sconosciute, portando numerosi morti fra civili (circa 25) e soldati che si trovavano in quei luoghi.
Durante la Prima Guerra Mondiale infatti Udine era la sede del Comando Militare Supremo a causa della sua vicinanza con il fronte italiano e per questo era base di numerosi depositi di munizioni ed esplosivi.
Tre furono le cause possibili: una deflagrazione di materiale come polvere da sparo, un sabotaggio oppure un attacco aereo nemico che avrebbe causato l’effetto domino.
Le numerose esplosioni che si susseguirono durante quella giornata distrussero tutto quello che avevano davanti: case, edifici commerciali, la chiesa e la scuola. Per rendere l’idea, successivi rilievi fecero emergere che l’onda d’urto provocata si era sentita fino a Manzano, che dista circa 14 chilometri di distanza in linea d’aria.
Le numerose famiglie del quartiere furono così costrette ad emigrare in altre parti del Friuli o addirittura in altre città italiane mentre, per non favorire i nemici, non furono nemmeno concesse le esequie funebri alle vittime.
Già alcuni giorni prima nell’ospedale militare al momento di scaricare delle cassette di munizioni, una di queste scoppiò uccidendo un soldato e ferendone molti altri, come cattivo presagio di cosa si sarebbe consumato da lì a qualche ora.
Questo evento prese il nome di “disastro di Sant’ Osvaldo”e fu per tanti anni censurato dalla propaganda di guerra, per questo motivo sono poche le testimonianze di allora:l’unico trafiletto che uscì alcuni mesi dopo fu sul quotidiano “La Patria del Friuli” che riduceva al minimo il fatto.
Tuttora presso il luogo dell’esplosione è stato dedicato in memoria uno spazio verde.


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Ultimo aggiornamento: 18/05/2019 12:19