Editoriali

Unione Europea e Italia. Senza frecce nella faretra non si centrano i bersagli

di Roberto Bernardini

I vertici europei si ripetono con la frequenza di uno ogni 15 giorni e dimostrano ancora una volta che il numero degli incontri è inversamente proporzionale ai risultati ottenuti. Il prossimo sarà il 17 marzo e là si dovrà decidere quello che non si è potuto o voluto decidere nelle riunioni dei giorni scorsi sulle misure per controllare i flussi migratori verso l’Europa attraverso i Balcani e sugli aiuti da concedere alla Grecia ed alla Turchia, che in questa fase invernale sono nell'occhio del ciclone.
Si dovrà pensare anche a qualche contributo per Macedonia (FYROM) e per gli altri paesi balcanici di transito tanto per tenerli buoni ed impedire che con misure unilaterali creino maggiori turbative.
E l'Italia? Tutti sembrano essersi dimenticati che tra un paio di mesi nel sud del nostro paese è estate e che i barconi ritorneranno. Di aiuti all'Italia non se n’è parlato, a noi sono arrivate solo bacchettate sui conti - tralasciamo altri richiami dello stesso tenore - e la conferma che non si potrà accantonare il “patto di stabilità” anche per le spese per i profughi. Bella prospettiva!
La Turchia ha chiesto all’Unione di avere subito i fondi per i migranti già da tempo promessi e non ancora erogati (anche a causa di alcuni distinguo espressi dall’Italia che hanno rallentato la pratica), il loro raddoppio per il prossimo anno (ora quanto prima concordato non basta più, ha alzato la posta) ed anche una via privilegiata per aderire all'Unione Europea per la quale, bontà sua, si sente pronta. La Merkel che è molto preoccupata per l'”invasione” della Germania dalla parte dei Balcani appoggia ovviamente e pragmaticamente le richieste forse un po’ arroganti della Turchia che agisce da una posizione di forza.
Ed Est invece i partner europei di fresca adesione UE protestano fermamente e sono chiusi ad ogni soluzione: per loro, Ungheria in testa, solo i muri hanno un senso. Ma anche Austria, Slovenia e Croazia vogliono il blocco delle frontiere e si oppongono alle richieste di sostegno alla Turchia e a qualunque altro Paese di primo approdo, Grecia e Italia comprese.
I governanti italiani in questo contesto da ultima spiaggia dimostrano un certo attendismo, forse perché hanno poca forza contrattuale;l’attenzione è sui Balcani. Giusto per farsi sentire e per tentare di ridurre la forza della Turchia, portano l’attenzione sulla poca libertà di stampa in quel Paese: un giornale dell’opposizione, ”Zaman”, è stato occupato dalla polizia. Evidentemente nell’ottica italiana questo è il problema più importante.
Ma non è tutto. In Europa siamo arrivati anche a chiedere la selezione dei migranti: “questo lo voglio, quest'altro ve lo tenete”. Per far ciò, la richiesta è sua, il ministro degli esteri polacco dal nome impronunciabile Witold Waszczykowski chiede/vuole avere libero accesso agli “hot spot” di Lampedusa ed in Grecia per scegliere il proprio profugo. In una dichiarazione alla stampa in Roma dove era in visita ha anche respinto il “ricattino” che gli aveva fatto arrivare Renzi, peraltro poco condiviso dai partner:"se non accetti i migranti nella ridistribuzione non riceverai i fondi europei". Con piglio deciso ha replicato che “le due cose non hanno nessuna relazione ed è necessario tenerle nettamente distinte”. Opinioni completamente diverse sull’approccio ai problemi europei ma anche qui una certa arroganza.
E come se non bastasse, il Regno Unito dal canto suo, già comincia a sfruttare i favorevoli risultati del precedente Consiglio Europeo in cui ha avuto grandi concessioni e utili distinguo sui suoi doveri verso l'Unione. Cameron dice che per i migranti applicherà la facoltà già concessa a Londra di "op-out", cioè di non applicare le decisioni europee quando sono in contrasto con gli interessi britannici:"... io non ci sto, i migranti e la loro ridistribuzione sono affar vostro".
Questa la situazione attuale che conferma il triste clima di divisione, confusione e molto poca solidarietà che caratterizza i rapporti tra i partner europei nel periodo.
Il 17 marzo un altro summit, speriamo. Nel frattempo, se non si vuole peggiorare la situazione, si deve “obtorto collo” subire il ricatto turco. L'alternativa è farsi inondare di profughi sui Balcani in attesa che riprendano anche gli sbarchi nel Mediterraneo.
In prospettiva, anche se le concessioni alla Turchia non fermeranno comunque gli scafisti che lucrano con il fiorente traffico sulla costa intorno a Smirne (dove sono stipati centinaia di migliaia di derelitti senza speranza) almeno serviranno ad impedire che i circa 3 milioni di profughi distribuiti tra i vari campi ed il territorio turco dove vivono in condizioni disumane senza alcuna assistenza, si riversino sui Balcani, tutto qua.
Triste anche dover osservare che al Consiglio Europeo di Bruxelles si sono abituati ai diktat. La volta scorsa Cameron si è impuntato sulla Brexit e minacciando di uscire dall'Unione ha ottenuto ciò che voleva. Oggi il turco Erdogan viene a batter cassa. L’Italia pagherà la sua quota di aiuti per la Turchia senza nulla in cambio dalle parti di Lampedusa. L’estate sta arrivando e nel Mediterraneo si ricomincia. Certo occorre avere delle frecce nella faretra per poter alzare la voce se non per minacciare. Senza frecce nella faretra, leggasi capacità di ricatto, non si centrano gli obiettivi e si è subito respinti. A noi è già successo purtroppo.

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Ultimo aggiornamento: 13/10/2019 22:30