Se da un lato le grandi aziende puntano sul welfare, dall'altro il settore dell'artigianato vive una crisi d'identità senza precedenti. Mancano artigiani e i lavoratori professionali quali l’idraulico, il muratore, il pittore, il giardiniere, il meccanico o meccatronico, il panettiere, il pizzaiolo ecc. ecc.; tutti lavori che sembrano scomparire e che mettono addirittura in crisi e possibile chiusura interi comparti artigianali e aziendali storici.
Ma cosa ci ha portato alla crisi di quelle generazioni, a quegli uomini e donne, che oggi mancano per soddisfare le esigenze anche più semplici delle nostre industrie? Sicuramente le ragioni sono molteplici. Dall’aspetto economico nello specifico la stagnazione dei salari, l’inflazione e l’aumento dei prezzi del costo dell’energia che ha portato molte aziende a ridurre il personale, alla crisi di interi settori come la metalmeccanica e l’automotive; dall’aspetto dettato dall’insoddisfazione lavorativa nel ritenere la propria retribuzione non adeguata o di non avere prospettive di crescita e addirittura da un cambio di prospettiva di visione del lavoro, non più visto come sacrificio e necessità, ma mezzo di realizzazione personale attraverso un maggior equilibrio fra vita privata e vita professionale; dall’aspetto riguardante la precarietà del lavoro con il proliferare dei contratti a termine, alla disoccupazione giovanile che rimane elevata spingendo molti a cercare opportunità all’estero, alla disoccupazione di chi dopo anni cerca di rientrare nel mondo del lavoro e non viene accettato perché considerato troppo “vecchio” o una risorsa su cui non investire (particolare che colpisce molte donne che hanno rinunciato al lavoro per seguire figli e famiglia e che passati gli anni tentano di reinserirsi), alla triste ma reale discrepanza tra le abilità richieste dalle imprese e quelle possedute dai lavoratori; non per ultimo dalla delocalizzazione di molte aziende che hanno spostato la produzione all’estero e all’automazione esasperata e all’intelligenza artificiale che stanno cambiando le mansioni richieste. Insomma, oggigiorno il focus si è spostato e quella che è, a diritto, una Festa dei Lavoratori, è anche una sempre più esasperata denuncia di una crisi del lavoro e di chi il lavoro lo offre.
Alcune aziende stanno tentando di risolvere il problema aprendo delle scuole interne professionalizzanti, ma non sono sufficienti e credo servirebbe un ulteriore impegno a livello formativo da parte dello Stato coinvolgendo maggiormente le scuole e mettendole sempre di più in contatto con le realtà ed esigenze lavorative reali.
Buon primo maggio a tutti i lavoratori e a tutti quegli imprenditori che, nonostante tutto, con la propria forza e il bagaglio della propria capacità inventiva, mettono a disposizione il loro capitale per traghettare con sé intere famiglie nel futuro.