Detto questo è doveroso ragionare sui fatti del dopo, soprattutto nei mesi successivi a quel fatidico 25 aprile. La morte di molti fascisti e collaborazionisti o presunti tali non è stata simbolo di una giustizia ripristinata, ma una spiacevole maceria morale lasciata da anni di occupazione, odio accumulato e vendetta senza freni; in poche parole, un momento in cui i confini tra colpa, sopravvivenza, giustizia e ritorsione sono diventati indistinti. È stato il ritratto di un mondo in rovina, dove la fine della guerra non ha significato la fine della violenza, ma solo lo scambio di mano che la esercitava. Molte le sofferenze di coloro che furono privati della dignità umana, che furono trattati come bestie sacrificali alla mercè di aguzzini privi di coscienza e liberi di sfogare i propri impulsi primordiali e giocare ai dadi con la vita o la morte di altri esseri umani.
Va detto che queste situazioni sono cadute per decine di anni in un ignobile oblio e negazionismo a vantaggio della retorica del politicamente corretto intrisa di ipocrisia ed arroganza. Erano anche questi uomini e non bestie, la cui dignità non aveva prezzo e il cui orgoglio umano rappresentava, allora come oggi, la linfa della vita stessa. Purtroppo, quando l’occupazione finisce e la vendetta prende il posto della legge, la giustizia arriva quasi sempre in ritardo ed esige un tributo di sangue superiore a quello già imposto dal conflitto. Giustizia che con le varie amnistie (giunte nel 1953 fino all’indulto per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948) aiutò una “pacificazione” bipartisan.
La festa del XXV aprile è una festa tutta italiana, ancora oggi innamorata della retorica. Non vi è dubbio alcuno che è una data che ha sancito libertà e democrazia ma non può e non deve essere colorata da bandiere diverse da quella tricolore italiana. Soprattutto deve essere il frutto di una ritrovata coscienza comune che rinnega, a prescindere dal colore, tutte le dittature e festeggia quell’aspetto comune nel quale tutti gli italiani si riconoscono: la democrazia.