Treviso

ACME Motori: un’azienda e la sua storia

di Pietro Chiodero

VALDOBBIADENE - Nel mese di marzo, si sono accesi i motori della memoria.
L’ACME è tornata protagonista grazie alla mostra “ACME motori: le campagne a motore. Un’azienda la sua storia.”
Ospitata nella prestigiosa Villa dei Cedri, l’esposizione ha avuto una affluenza straordinaria di pubblico. Una ventina di motori esposti, correlati con dei grandi pannelli, offerti dalla ditta Texa di Monastier, nei quali viene raccontata in un percorso iconografico e tecnico, la storia dell’azienda. All’esterno un grande gazebo con la famosa trattrice FIAT F 40 Boghetto e varie macchine equipaggiate con motori Acme, inclusa una motocicletta, il tutto messo a disposizione dalla ditta Perin Generators Group di Susegana.
 
L’ACME, acronimo di Anonima Costruzione Motori Endotermici, nasce da un’idea del prof. Fortunato Boghetto (1902-1967), già consulente Fiat e progettista della trattrice policombustibile “FIAT 40 Boghetto” e collaboratore della Lombardini di Reggio Emilia. Il prof. Boghetto coinvolge nell’iniziativa un gruppo di amici: il rag. Gianfranco Cedolini direttore della Banca Celestino Piva, l’ing. Carlo Paccanoni proprietario terriero di Col San Martino, il conte Luigi Vergerio di Vidor, il dott. Igino Tramarollo enologo, il dott. Cesare Zucchetto farmacista, oltre al fratello dott. Guido Boghetto.

La società si costituisce l’11 febbraio 1947 e l’attività inizia due mesi dopo, con sette operai, in via Garibaldi a Valdobbiadene. Prima dell’autunno viene prodotto il primo motore, l’SA 450, progettato dal perito tecnico Aldo Fantuzzi, che il prof. Boghetto aveva convinto a lasciare la Lombardini di Reggio Emila per Valdobbiadene.

I motori ACME, apprezzati per la loro affidabilità, iniziano ad essere utilizzati da importanti industrie nazionali, produttrici di piccole macchine agricole: falciatrici, motocoltivatori, motozappe, motopompe.
Man mano che i motori ACME si diffondono, viene creata una rete commerciale e l’azienda si ingrandisce.

Dieci anni dopo, tra il 1957-58, viene costruita la nuova sede in via Erizzo e nel 1959, a Segusino, prende l’avvio la FIM, una fonderia tutt’oggi attiva.
I primi anni dell’attività sono febbrili. In Italia non mancano le aziende del settore: Lombardini, Slanzi, Ruggerini, tutte aziende che operano nel distretto emiliano. l’ACME trova i suoi spazi, inizia una intensa campagna di promozione con la partecipazione a fiere del settore, crea un centro di assistenza mobile e i primi punti di rappresentanza. Per soddisfare la clientela si progettano ed entrano in produzione nuovi motori, nel 1970 si sigla un accordo con la Ruggerini per produrre su sua licenza i motori Diesel. Sempre a partire dagli anni ’70 inizia la collaborazione con la BCS di Abbiategrasso (Mi), importante azienda che costruisce macchine agricole.
 
Nel 1962 viene a mancare il rag. Cedolini e nel 1967 il prof. Boghetto.
Saranno i figli che sostituiranno i fondatori e che condurranno l’azienda nel secolo XXI, dentro mercati e sfide globali: il rag. Luigi Boghetto e l’ing. Mario Cedolini per l’ACME, l’ing. Gianvittore Boghetto per la FIM.
L’azienda raggiunge tra gli anni Settanta e Ottanta livelli di produzione e ricerca importanti, che la posizionano tra i maggiori gruppi italiani del settore.
L’ACME si trova presto ad organizzare la propria produzione in linee di montaggio e, una caratteristica importante, ha sempre effettuato al proprio interno le lavorazioni dei principali componenti del motore. Notevoli sono stati gli investimenti per aggiornare continuamente il processo produttivo, sia negli assemblaggi che nel parco delle macchine utensili.

L’intero gruppo, nel 1981, comprendendo anche la fonderia FIM, occupava più di 300 dipendenti.
L’esportazione diretta, o tramite concessionari o licenze dei motori, arriva tra gli anni ‘80 e ‘90 a oltre il 65%. Sul finire degli anni ottanta, l’ACME raggiunge il massimo della sua potenzialità: 60.000 motori anno.
L’ACME costruisce all’estero una estesa rete commerciale affidata a dei distributori: 21 in Europa, 16 in Medio Oriente, 2 tra Australia e Nuova Zelanda, 14 in Africa, 1 Nord America, 5 America meridionale. Propone il suo know how anche con altre formule: in particolare quella della concessione della licenza a costruire e quella della Joit-venture.
Quando la concorrenza dei grandi gruppi giapponesi e delle emergenti industrie cinesi si fa agguerrita, partirà la fase delle alleanze e collaborazioni con alcuni costruttori nazionali ed esteri, per arrivare nel 1994 con l’ingresso nel capitale dell’ACME della Lombardini di Reggio Emilia. Tutta la produzione dei motori a benzina Lombardini verrà trasferita in ACME. Seguirà poi l’acquisizione totale del capitale.

Nel 2007 il destino della Lombardini passa nelle mani della Kohler (USA), leader mondiale nella produzione di motori a scoppio e diretta concorrente ACME, che decide la chiusura dello stabilimento di Valdobbiadene.
L’ultimo motore uscirà dalle linee di montaggio nel luglio del 2007: una storia durata sessant’anni.
L’ACME, insieme alla Sigismondo Piva ha rappresentato il motore pulsante dello sviluppo economico e sociale di Valdobbiadene e del territorio circostante, trasformando una comunità agricola, appena uscita dalla guerra, in un polo di eccellenza tecnologica. Ancora oggi, molti motori costruiti negli anni ’50 e ’60 continuano a funzionare perfettamente nelle campagne di mezzo mondo!

Pietro Chiodero

Ultimo aggiornamento: 11/05/2026 19:33