Sindaco, volontario, lavoratore. Arnaldo Pitton, primo cittadino di Meduna di Livenza, è diventato un simbolo di impegno concreto: ha pulito di persona la piazza del municipio con l’idropulitrice quando il personale non bastava, ha perso il lavoro e si è reinventato panettiere, lavorando di notte e amministrando di giorno. È proprio questo impegno totale che lo ha reso popolare, ha catturato l’attenzione dei media e ora il partito Fratelli d’Italia lo vorrebbe in Regione.Dalla Pro Loco al Municipio, una vita dedicata alla comunità, fatta di piccoli gesti e grandi responsabilità.
Carissimo sindaco, le immagini di lei con l'idropulitrice pulisce la piazza del municipio sono finite in tutti i media nazionali, come buon esempio di efficienza da parte di un primo cittadino...
Vengo dal volontariato, sono stato presidente della Pro Loco per anni, e ho imparato che per amministrare bene serve saper “darsi da fare”. Quando il piazzale del municipio era coperto di muschio e erbacce, con un solo operatore ecologico libero di occuparsene, ho preso l’idropulitrice: per me era un dovere, non un gesto mediatico. Alcuni mi hanno criticato, dicendo che un sindaco non “dovrebbe”, ma io credo il buon esempio sia parte fondamentale del ruolo.
Io cammino spesso per il paese, se vedo una carta o una bottiglia la raccolgo e la butto nel cestino. È un gesto semplice, ma credo serva. Da quando facciamo le giornate ecologiche, ho notato un miglioramento: meno abbandono di rifiuti, più rispetto verso gli spazi comuni.
Chi partecipa a queste giornate ecologiche?
Fondamentalmente i ragazzi delle scuole: è da loro che comincia la cultura del rispetto. Poi i volontari, la protezione civile, diversi cittadini, e naturalmente anche io: ritengo che se chi governa dimostra concretezza, incoraggia gli altri a fare lo stesso.
Parliamo di sicurezza: come la affrontate?
La sicurezza stradale è un tema che non si può sottovalutare: troppi incidenti, spesso legati a distrazioni come lo smartphone. Credo sia fondamentale fare prevenzione nelle scuole per far capire ai giovani i rischi reali. Rispetto delle norme, prudenza, educazione: questi sono i primi antidoti.
Essere un comune di confine con regioni a statuto speciale comporta vantaggi o difficoltà, soprattutto per i fondi?
È vero: i fondi per i comuni di confine, rispetto a qualche anno fa, sono stati tagliati in modo significativo, di circa il 70%. Quando avevamo 500‑600mila euro all’anno si potevano fare progetti importanti; adesso con circa 200mila si riesce a sistemare qualche marciapiede.
Quali sono le sfide più grandi per amministrare un piccolo Comune?
In un paese come Meduna si respira ancora un forte senso di comunità: ci si conosce, le associazioni funzionano, la partecipazione è viva. Ma al contempo mancano risorse, personale, e spesso il sindaco deve occuparsi di competenze che in comuni più grandi sarebbero delegate. Preferisco comunque questo tipo di rapporto personale con i cittadini, anche se comporta essere sempre presente, sempre reperibile.
Attualmente quanti dipendenti ha il comune?
Una decina. Siamo sotto organico, il Comune dovrebbe avere almeno tredici dipendenti; mancano persone per coprire tutte le funzioni di cui avremmo bisogno.
Avete servizi associati con altri Comuni?
Sì. Ad esempio la Polizia municipale è convenzionata da anni con Comuni limitrofi. Questo ci permette di offrire servizi che altrimenti, da soli, non potremmo sostenere.
Quali misure adottate per la sicurezza, specie durante i mesi invernali quando il buio arriva presto?
D’inverno intensifichiamo i controlli del territorio con la Polizia locale: le pattuglie in orari pomeridiani, con auto vistose, lampeggianti accesi, a scopo deterrente. E poi sensibilizziamo i cittadini sulle truffe: ultimamente vedo comportamenti sempre più sofisticati, con raggiri telefonici, imitazioni, richieste improprie. Dico sempre: non aprite, non date informazioni se non siete sicuri.
In un periodo in cui i piccoli Comuni lamentano tante attività che chiudono o si spopolano, quale approccio avete adottato voi a Meduna di Livenza?
Ho cercato di far vivere il territorio con iniziative che vadano oltre il “magna e bevi”: servono anche, certo, ma ho puntato su cultura, storia, partecipazione. Presentazioni di libri, mostre pittoriche; un corso di teatro per ragazzi delle scuole, cofinanziato dal Comune e da fondi regionali. Non è solo intrattenimento: serve anche a sviluppare sensibilità, ad esempio contro il bullismo: durante il corso abbiamo scoperto che un ragazzino che era solito bullizzare un compagno alla fine ha stretto amicizia con lui.
Organizziamo eventi che portano turismo e visibilità al paese, aiutando anche le attività commerciali locali. Recentemente abbiamo disposto, con una delibera comunale, l’esenzione dal plateatico per i commercianti del centro in due occasioni, Estate in Piazza e durante il periodo natalizio: un gesto concreto per dare ossigeno al commercio. Parallelamente, curiamo il territorio per renderlo accogliente e funzionale.
Parliamo di gemellaggi.
Meduna è gemellata con Sennfeld, in Baviera, un gemellaggio molto forte che da quasi quarant’anni si rinnova. Ci sono scambi culturali e famigliari tra ragazzi, feste paesane dove ospitiamo i tedeschi qui, e noi andiamo da loro. Serve non solo per l’integrazione ma anche per aprire la mente.
Ci sono spazi per le attività culturali?
Certo. Ospitiamo esposizioni pittoriche, mostre di fumetti, presentazioni di libri. La cultura è fondamentale, sia per chi è nato qui sia per chi è arrivato. Le feste paesane organizzate con la Pro Loco fanno il resto: sono momenti dove il volontariato dà il meglio.
Sul fronte sociale, che cosa fa il Comune? E per i giovani?
Abbiamo una casa di riposo comunale con quasi trenta ospiti, gestita esternamente per garantire professionalità. Per i giovani ci sono doposcuola, attività sportive, corsi di teatro.
Siamo orgogliosi di essere tra i primi in provincia di Treviso a offrire il Baskin: una versione inclusiva della pallacanestro che unisce ragazzi in carrozzina e normodotati. Il Comune mette a disposizione la palestra e appoggia l’organizzazione. Inoltre, abbiamo reso accessibili i marciapiedi e gli edifici pubblici per i disabili.
E gli anziani? Come sono coinvolti?
Non sono “passivi”: molti partecipano attivamente alla vita del paese, come nella Protezione civile, come “nonni vigili” davanti alle scuole, oppure aiutando nella logistica per visite mediche, accompagnamenti. È la bellezza di un paese dove c’è senso di comunità.
Come giudica il rapporto con la Regione?
C’è rispetto istituzionale, in certi ambiti del sociale, come i contributi per le rette delle case di riposo e i servizi per disabili credo che si possa fare di più.
Si parla della prossima tornata regionale: ci sarà un suo impegno diretto?
Ho ricevuto la proposta dal mio partito e ho deciso di mettermi nuovamente a disposizione del territorio. La Regione, oggi, è l’ente che può fare davvero la differenza per i comuni, specie dopo che le Province sono diventate enti di secondo livello.
Se dovesse essere eletto, in quali ambiti sarebbe più utile che si impegnasse?
Nel sociale, nella cultura e nel mondo delle associazioni, che spesso faticano sotto il peso della burocrazia. Vorrei anche lavorare molto per le persone più deboli. C’è infine una questione ambientale e idraulica urgente: la diga di Colle, ad esempio, rappresenta un rischio per i comuni vicini, Meduna compresa. Serve collaborazione Veneto‑Friuli per completare le opere di messa in sicurezza del territorio.
Da quanto tempo è sindaco?
Questo è il secondo anno del mio secondo mandato. Al primo mandato ero alla mia prima candidatura: fu una bella soddisfazione, ho sentito l’affetto della gente, che si è tradotto in un ampio consenso.
Tra i progetti già realizzati, ce n’è uno che sente particolarmente suo?
Sì, i lavori nelle scuole. medie ed elementari, che abbiamo modernizzato: efficientamento energetico, fotovoltaico, con Wi‑Fi, sistemazione durante le vacanze estive. Sono interventi concreti, tangibili, che i ragazzi e le famiglie hanno potuto vedere e usare subito.
Un progetto non ancora realizzato che vorrebbe vedere completato?
Mi piacerebbe che il “ponte vecchio” potesse riaprire al traffico veicolare: è l’entrata storica del paese, il Ponte Vittoria, che oggi è ciclopedonale. Vorrei che fosse rivisto per restituire al paese quell’ingresso simbolico, garantendo sicurezza e continuità con la storia locale.
Ultima domanda: un anno fa ha perso il suo lavoro e oggi fa il panettiere di notte mentre è sindaco di giorno. Ci parli di questa esperienza.
Sono stato per 42 anni responsabile delle manutenzioni in un’azienda: ero vicino alla pensione quando è arrivata la cassa integrazione, e poi è emerso che non mi venivano conteggiati contributi. Con l’indennità da sindaco di piccolo comune, che è molto più modesta, non potevo sostenere le spese. A quel punto Michele Berti, titolare del panificio storico di Meduna, mi ha proposto di lavorare con lui. Ho iniziato alle 3 del mattino, imparando velocemente: impastare, infornare, gestire il forno. Non sono diventato un esperto, ma l’esperienza mi ha arricchito: dimostra che a 57 anni ci si può reinventare, si può continuare a contribuire concretamente. È un esempio, credo, per i giovani: non bisogna fermarsi, anche nei momenti difficili.
Intervista a cura di
Alessandro Biz