Editoriali

Dalle origini alle microvacanze: come sono cambiate le ferie nel tempo

di Franco Giuseppe Gobbato

Con l’avvicinarsi di agosto, tradizionalmente la mente si sposta nel mood delle meritate ferie. Ma cos’è e come è nato e soprattutto come si è evoluto questo giusto riposo?

Le ferie, per i dipendenti, sono giornate di astensione dal lavoro retribuite, riconosciute come un diritto irrinunciabile per garantire il recupero psicofisico e lo svolgimento di attività personali. Oggi in Italia e nell'Unione Europea la durata minima è di 4 settimane all'anno. Sono sancite dall'articolo 36 della Costituzione, con il diritto alla normale retribuzione e il divieto assoluto di monetizzazione, tranne in caso di fine del rapporto di lavoro.
 

Ma non è sempre stato così. L'evoluzione storica delle ferie parte dall'Antica Roma; la parola deriva dal latino feriae (giorni di festa). In queste date il lavoro pubblico si fermava per celebrare gli dèi, ma non esisteva il concetto di vacanza dal lavoro dipendente. Le prime ferie “moderne” nascono dal Bank Holiday Act inglese del 1871 che inizialmente concesse solo 4 giornate di riposo all'anno ai dipendenti bancari per permettere loro di assistere alle partite di cricket. Si passò poi alle prime conquiste operaie in Germania e l'introduzione delle ferie di massa in Francia nel 1936. In Italia sono comparse con la Carta del Lavoro del 1927, sono state inserite nel Codice civile del 1942, blindate dalla Costituzione nel 1948 e portate a 4 settimane nel 2003 grazie a una direttiva europea.
 

Anche il modo di fare vacanza si è modificato profondamente nel tempo. Si è passati dal boom della villeggiatura con mesi interi tra gli anni Sessanta e Ottanta, all'era low-cost e dei weekend lunghi tra gli anni Novanta e il 2010, fino all'attuale difesa del budget causata dall'inflazione e dall’impennata dei costi degli alberghi e degli alloggi nelle zone di villeggiatura. Questo ha spinto i vacanzieri verso la così definita staycation o vacanza a casa, i viaggi fuori stagione, il turismo di prossimità, il taglio dei giorni e gli alloggi alternativi.

Tra il 2020 e il 2023 la pandemia da Covid-19 ha ulteriormente trasformato le abitudini turistiche. Ci si è spostati verso le minivacanze da una a tre notti, alla ricerca dell'undertourism, ossia la scelta di viaggiare verso mete poco conosciute e non affollate. Ed ancora verso una digitalizzazione e flessibilità estrema nelle prenotazioni, alla diffusione del bleisure, ossia la tendenza a combinare le trasferte professionali con le vacanze, e infine al turismo del benessere orientato alla salute mentale.
 

Non meno importante è la scelta delle mete tra Italia ed Estero che è stata un ulteriore passo “in evoluzione” ed è stata notevolmente influenzata da vari fattori. Le mete estere risultano spesso più convenienti per soggiorni lunghi e pacchetti all-inclusive grazie a opzioni low-cost del Mediterraneo e dell'Est Europa e ai voli economici. L’Italia invece resta la soluzione ideale per minivacanze, viaggi fuori stagione, borghi dell'entroterra e per la comodità di muoversi senza barriere linguistiche o sanitarie.
 

In conclusione, l'evoluzione delle abitudini turistiche, passata dai soggiorni di mesi interi alle microvacanze e alla difesa del budget, causata dall'inflazione e dal caro-alloggi, riflette chiaramente la crescente difficoltà odierna di molti cittadini nel riuscire a viaggiare e raggiungere i tradizionali luoghi di villeggiatura italiani o esteri.
 

Ad ogni buon conto vale sempre la pena prendersi delle giornate di riposo dal “logorio della vita moderna” a prescindere dal modo in cui si possono vivere.

Ultimo aggiornamento: 13/08/2026 23:39