Cultura, Pordenone, Friuli V.G.

Il Parco rurale di Polcenigo, esempio di salvaguardia dell'ambiente e custodia della storia locale

di Monia Pin

POLCENIGO (PN) - I presupposti per trascorrere una giornata a contatto con sé stessi e la natura c'erano tutti: il sole, il verde, la voglia di camminare e il desiderio di perdersi con gli occhi tra tanta bellezza.
Il parco di San Floriano a Polcenigo è un'autentica isola di quiete e consente di staccare per un po' con il mondo moderno e la quotidianità per riallacciare i rapporti con un altro mondo, quello naturale.

Mentre mi inoltro lungo il viale, il corpo e la mente a si distendono in un'atmosfera di assoluta serenità, mentre il verde mi colpisce e mi inebria, nonostante la calura di quest'anno e i noti problemi di siccità. E' un verde che ammalia non solo gli occhi ma fluisce fino allo spirito; esso, secondo quanto asseriva Santa Ildegarda di Bingen è il colore simbolo supremo della viriditas, quell’energia vitale che rammenta nel profondo la potenza creatrice divina che pervade tutto l’universo.

Qualche salita, un'occhiata intorno alla valle che si apre, quasi priva d'orizzonti, prima di continuare. Non seguo il percorso principale, scelgo di inoltrarmi nel fitto ordito del bosco. Le sensazioni sono molteplici, mi pervade soprattutto la tranquillità nella quale si rinfranca l’anima, è una quiete cristallina quanto l’acqua che scorre da una fontana lungo il tragitto, capace di dissetare il corpo e di mettermi quasi in maggiore connessione con la natura che mi circonda. Ci si sente stretti dolcemente nell'abbraccio tenero e allo stesso momento vigoroso della natura, tanto da invitarmi a proseguire.

Salgo verso nord, seguendo le indicazioni del sentiero e mi lascio alle spalle la vallata e i recinti che solitamente ospitano gli animali ospitati nel parco. Qui infatti sono presenti attività di apicoltura, si pratica l’allevamento di razze minori o a rischio d’estinzione e ci sono coltivazioni di alberi da frutto. La varietà della flora e della fauna presente è davvero notevole e composita, tale da preservare il patrimonio zootecnico e la varietà genetica delle piante da frutto locali. Oggi è un punto di riferimento rilevante per studiosi, tecnici agricoli e studenti. Ricordiamo che questo è l’unico parco rurale presente in Italia (cit. borghibellifvg.it). 

Come riporta un totem l’area fu donata, con testamento olografo del 1950 dall’Ing. Luigi Bazzi, a condizione che ogni utile fosse a disposizione di orfani, mutilati e invalidi di guerra e poveri del Comune. Espresse anche il desiderio di dare un nome al suo lascito “Fondazione Ing. Luigi Bazzi e madre Ida”. Luigi Bazzi era nato a Polcenigo nel 1892 e dopo aver frequentato l'Accademia Militare di Torino , uscendone con il grado di sottotenente, si laureò in ingegneria e successivamente lavorò presso le Assicurazioni Generali a Venezia Nel 1976 venne stipulata la convenzione ventennale con la Provincia di Pordenone. L’area fu successivamente risanata, la chiesa restaurata e riaperta nel 1980; nel 1998 il parco, nel frattempo ampliato, è entrato a far parte della rete europea dei parchi (Europarc Federation). (fonte borghibellifvg.it).

Costeggio un amplio recinto e mi rigetto tra la moltitudine di alberi e silenzio, percorrendo la strada sterrata che mi riserverà una sorpresa. Nel mentre ogni pensiero sembra fagocitato dall’insieme di emozioni che mi trapassano, così come fanno i raggi di sole che si permettono di lanciarsi con garbo e solerzia tra i rami per creare un’atmosfera ancora più suggestiva e compiacente al cuore.
 
L’area non è nota solo per essere un’oasi naturale, ma anche per il suo remoto passato che nel corso degli anni è riemerso e ci racconta di secoli e secoli di insediamenti umani e storie di vita che qui non è mai mancata. Fu un’intuizione del conte Giuseppe Ragogna all’inizio degli anni ’40 del secolo scorso a dare il via agli scavi a cui seguirono, in periodi più recenti, indagini archeologiche più approfondite. La zona è stata abitata fin dall’età del bronzo e fino alla prima età del ferro. La scoperta è stata fatta nel 2012 durante una campagna di scavi archeologici, rivenendo reperti in ceramica e resti di strutture abitative che coprono un arco temporale dal XII secolo a.C. al XI secolo a. C. , ma ulteriori scavi hanno permesso di portare alla luce i resti di una necropoli risalenti dall’VIII secolo a.C. al IV-V secolo d.C.. Altre sette sepolture datate nel periodo dell’Alto Medioevo, sempre intorno alla chiesa di San Floriano. L’edificio, dove ancora si tengono funzioni liturgiche la domenica pomeriggio, è databile anch’esso all’Alto Medioevo e vanta al suo interno interessanti affreschi di scuola bizantina e del periodo tardo gotico. Dato l’orario non mi è possibile ammirare gli affreschi all’interno, ma leggendo dal libro “Le chiese di Polcenigo” di Alessandro Fadelli, scopro quante prezioso sia il patrimonio artistico conservato all’interno. Nel catino dell’abside compare un bel Cristo entro la mandorla e i quattro evangelisti, mentre sempre l’abside ospita le figure di san Giovanni Battista e San Daniele profeta. La chiesa ricorda, nei suoi affreschi, il martirio di Sant’Orsola e delle sue compagne, oltre a riportare scene di vita di San Floriano e la scena del trasporto del corpo del martire. All’interno si possono ammirare altre raffigurazioni come la la Deposizione di Cristo sul lato destro della controfacciata. Riesco a carpire qualche scatto nonostante sia orario di chiusura, non foto nitide, ma che danno l’idea della ricchezza conservata all’interno di questa chiesetta che ricorda san Floriano, invocato per scongiurare incendi ed inondazioni. La storia di questo luogo di culto meriterebbe di essere approfondita e conosciuta per comprendere meglio quanto fosse forte la devozione e quanto sia stata complessa ma infinitamente interessante la storia di questo luogo, anche dal punto di vista amministrativo e comunitario.

Prima di giungere alla chiesa alcuni particolari mi incuriosiscono. Sulla sinistra appare una scultura, opera realizzata in pietra di Sarone donata al parco nel 2018 e uno spazio semicircolare con otto strutture cilindriche mentre , sul terreno, una pavimentazione riporta in latino i nomi delle quattro stagioni.
Inoltre, alla base della collinetta dove poggia la chiesa, è stato ricavato una piccola cavità dove è stata posta una lapide che recita “Qui riposano le spoglie dell’Ing. Luigi Bazzi e Madre Ida/Benefattori del Comune/Il C.D.A. della fondazione Bazzi/ A.D. MMIX”. Forse sono questi i due corpi inumati tra i sette ritrovati ,ma non scavati.

Ripercorrendo a ritroso il cammino, stavolta seguendo la strada principale, mi soffermo a contemplare tutto ciò che il mio sguardo riesce a osservare e la vista è un toccasana per il cuore. Di fondo il belare delle pecore e il rumore appena accennato di altri escursionisti che salgono verso la zona della chiesa. Lungo il percorso guardo con curiosità l’orto delle piante officinali e aromatiche e, ricordando di averlo visto rigoglioso nella primavera dell’anno scorso, mi sembra di sentire ancora tutti gli aromi mescolarsi nell’aria e mi sovviene una poesia che scrissi proprio allora, immersa in tanta grazia (…) “ il profumo è un ponte d'amore/tra caratteri che imprimono / tracce d'immortalità / mentre sostiamo /nel soffio che intreccia /la fiamma ardente d'Amore /delle nostre vite.”

Giungo alla fine, mi volto indietro e faccio un bel respiro, profondo! Sono grata a chi, con lungimiranza e altruismo, ha donato quest’area alla comunità, al fine di preservare l’ambiente, sperimentare (è presente anche un orto sinergico), coltivare e svolgere attività didattica e di formazione botanica.
Un luogo dove ritrovarsi è facile, basta lasciarsi andare alla corrente di entusiasmo e pace che scandisce i passi e conduce all’interno di questo semplice ma inestimabile angolo di paradiso, dove potersi rilassare contemporaneamente imparare quanto sia vasta e inestimabile la biodiversità del nostro territorio e i giovamenti che possiamo trarne per il nostro benessere psico-fisico.

Monia Pin

Ultimo aggiornamento: 10/09/2026 07:47