Mondo

Il ritorno di El Niño e l'effetto domino sul clima

di Franco Giuseppe Gobbato

Dopo un’estate trascorsa nel tentativo di trovare sollievo vicini ai condizionatori, mentre di anno in anno si infrangono i record storici di temperatura, si è fatto risentire il ben noto El Niño. Poiché la sua area d'origine è distante dalle nostre coste, siamo portati a credere che non ci riguardi direttamente o che non possa influenzare il nostro clima. Ma è davvero così? E se, come vedremo, la realtà è ben diversa, quali provvedimenti sono stati adottati a livello europeo, nazionale e regionale?
 

Il mondo si trova di fronte a una fase climatica straordinaria e preoccupante a causa del ritorno e dell'intensificazione di El Niño, un fenomeno naturale periodico che surriscalda le acque dell'Oceano Pacifico equatoriale, alterando i regimi dei venti e delle precipitazioni su scala globale.

Secondo le stime dell'Organizzazione meteorologica mondiale e gli allarmi lanciati dal segretario generale dell'ONU António Guterres, il fenomeno ha raggiunto proporzioni gigantesche, spingendo il pianeta in una zona ad alto rischio di eventi meteorologici estremi e ponendo le basi affinché il biennio prossimo venturo si avvii a infrangere ogni record di caldo. Gli scienziati e le Nazioni Unite sottolineano che la combinazione tra questo ciclo naturale e il riscaldamento globale causato dall'uomo sta innescando conseguenze devastanti, tra cui ondate di calore prolungate, siccità severa, incendi boschivi e piogge torrenziali che colpiscono duramente la sicurezza alimentare e le economie di intere regioni.
 

Sebbene l'Europa non subisca gli effetti tropicali diretti di El Niño, il Vecchio Continente e in particolare l'Italia risentono fortemente di questa onda lunga climatica, che agisce da moltiplicatore delle anomalie termiche e della siccità. Nel contesto italiano, e specificamente in Veneto, gli impatti si traducono in inverni insolitamente miti, alternanza tra periodi di grave siccità e nubifragi violenti, forti stress per l'agricoltura e le risorse idriche, oltre a un innalzamento dei rischi per la salute pubblica legati all'afa e alle ondate di calore.
 

Per far fronte a questa emergenza climatica strutturale, la Regione Veneto ha mobilitato risposte concrete, passando rapidamente dalla gestione dell'emergenza estiva — caratterizzata da ordinanze per il razionamento dell'acqua e la tutela contro il cuneo salino — a una pianificazione di lungo termine. 

Tra i pilastri attivati figurano la Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni con la previsione di grandi bacini di laminazione e la difesa degli argini, ingenti investimenti per la creazione di invasi contro la siccità, e l'adesione a progetti europei come il Life ADACT Italy per imporre vincoli urbanistici volti a ridurre la cementificazione.
 

Anche a livello provinciale, come nel territorio di Treviso, la risposta istituzionale si è intensificata attraverso tavoli tecnici e interventi mirati. Sotto il profilo della sicurezza idraulica si punta sulla realizzazione di casse di espansione strategiche lungo i fiumi, come quelle delle Grave di Ciano sul Piave, per scongiurare alluvioni improvvise. 

Nello stesso tempo, capoluogo e amministrazioni locali sfruttano riconoscimenti come il titolo "European Green Leaf" per promuovere la forestazione urbana contro le isole di calore, aggiornano i piani comunali delle acque per favorire superfici drenanti e modernizzano la rete irrigua dei consorzi di bonifica per eliminare gli sprechi d'acqua e proteggere eccellenze agricole locali come i vigneti e le coltivazioni di mais.

La sfida climatica in corso dimostra che la tutela del territorio non è più un'opzione, ma una strategia di sopravvivenza: prevenire oggi significa garantire un futuro sostenibile alle comunità e alle eccellenze che abitano la nostra terra.

Ultimo aggiornamento: 11/10/2026 21:17