La quaglia, questo piacevole volatile, ha il vizio, quando viene braccata dai cani da caccia, di spiccare un balzo improvviso per disorientare gli inseguitori: il famoso “salto della quaglia”. Non occorre essere cacciatori per assistere, in un ambito diverso, quello politico, a questo fenomeno. Riguarda un po' tutto l’arco partitico istituzionale compresi i vari livelli gerarchici. Dagli Onorevoli ai Consiglieri Comunali si passa con nonchalance da uno schieramento all’altro in pieno mandato.
Non voglio essere malpensante e quindi non giungo subito a conclusioni affrettate dicendo che vi è una ricerca spasmodica della poltrona. Umanamente è comprensibile nel corso di un mandato il poter cambiare idea o pensiero o non essere più in linea con il “Guru” del proprio partito. Un tempo si sarebbe potuto considerare anche un segno di maturazione filosofica.
A mio avviso oggi, dato che lo spirito stesso della politica è cambiato, non più ideologico ma, oserei dire, leaderistico, questo salto della quaglia è assolutamente deleterio. Lo è innanzitutto perché ferisce quell’elettorato che ha dato fiducia alla persona in funzione di una visione che condivide e che inevitabilmente lo vede in una nuova veste di orizzonti cambiati; lo è perché non è, pur a un plausibile cambio di veduta, una rinuncia alla propria carica in attesa di fare un percorso di pensiero nuovo ma semplicemente un cambio di sedia nello stesso ruolo istituzionale, a volte, in contrasto con il precedente nel pensiero. Insomma, mi sembra un'azione che sembra avere poco di etico.
Fra l’altro c’è il rovescio della medaglia. La nuova entità che si ingloba il saltatore porta in sé una parte vecchia che ben poco ha a che fare con un pensiero nuovo ma che soprattutto, a prima vista, non rinnova nulla. Gli elettori “traditi” certamente non apprezzano e soprattutto tale malcontento crea disinnamoramento nei confronti del mondo politico e, probabilmente, alimenta anche il mondo, già vasto, dell’astensionismo.
Mi sentirei di lanciare una proposta a quanti svolgono il loro servizio, e possibilmente non la loro attività, in campo politico: se si cambia legittimamente idea bisogna avere il coraggio di rispondere all’elettorato che, democraticamente, ha fatto una scelta e rinunciare, se ciò avviene durante il mandato, alla propria carica per ripresentarsi nella nuova veste al momento delle elezioni. A mio avviso un fatto di onestà intellettuale e di coerenza con il più alto senso di rappresentazione del ruolo di politico stesso.
La fiducia delle persone comuni per la politica può essere riconquistata anche dal comportamento coerente di chi ha scelto di offrire il proprio tempo alla pòlis, ossia all'arte di governare la città.