Echi di Donovan e di Ginsberg nel breve ciclo di conferenze che il vero alter ego di Sal Paradiso ha tenuto a Milano, Roma e Napoli; a 22 anni dai primi germogli della Generazione che soppiantò gli Hemingway e i Dos Passos. Insieme all’autore de I sotterranei, de I vagabondi del Dharma e soprattutto del vangelo beat On the road, un giovane Gian Pieretti riproponeva la ventata d’aria fresca che lo aveva da poco portato in vetta alle classifiche. Era infatti tra i cantautori meglio focalizzati in un genere più che altro affrontato dai Complessi (le attuali band). Tanto è vero che, oltre al menestrello scozzese, di lì a un anno avrebbe richiamato in chiave festivaliera quelle sassate scagliate da un mostro già sacro come Dylan. Tra i primi Grifoni che lo accompagnavano c’erano Di Cioccio e Mussida, se ci aggiungiamo il sodalizio artistico con Ricky Gianco ecco che la sua presenza sui palchi e negli studi di registrazione delineava una figura di riferimento per la rinnovata musica leggera dell’epoca. Oggi resta attivo, portandosi dietro un po’ di sano vecchio spirito hippy, con lo stesso sguardo aperto sul mondo che ancor cambia. Non a caso Kerouac lo aveva voluto accanto in occasione di quell’ormai leggendario mini tour italiano.