Cultura, Opitergino Mott.
E la Giunta deliberò: Via quell'habitat secolare!
di Norman Zoia
In quel fosso da bambini ci si immergeva fingendo di stare al mare e, all’altezza di una biforcazione con slargo situata a monte, ci dissetavamo stesi sul ciglio, attingendo direttamente con la bocca; l’acqua era fresca, abbastanza limpida e scorrente. Dopo una manciata d’anni quello stesso fosso che si snodava all’ombra di una lunga, duplice siepe, come allora di consueto succedeva, beh, era già divenuto canaletta di scarico per rifiuti industriali, pesticidi, leptospirosi. Scrissi di getto i versi musicati e registrati solo ora, e anche il racconto ben dettagliato Una sporca quiete, declamato successivamente al Portnoy, noto Caffè Letterario milanese a due passi dalle Colonne di San Lorenzo. Pubblicato tre lustri più in là in Iena Scultorea, libretto cominciato come romanzo; rimasto invece uno scarno, per me tuttavia prezioso zibaldino. Mancavo dal sessantasette (tranne una fugace scappata in moto col mio povero zio Berto, permanenza limitata a una giornata e mezza, ospite di Chano Franchi, all’epoca coautore dei primi brani dei Norman Popels, oggi apprezzato antiquario). Solo nell’ottantadue ripresi prolungate visite estive e natalizie, per ritrovare affetti, radici… e fasiòi. Proprio in quel luglio accaldato dal sole e dal tifo per la Nazionale campione del mondo, constatai lo scempio perpetrato alle Campagnole, tutto per favorire la costruzione di alcuni capannoni, perlopiù a conduzione familiare. Certo, è stato un periodo di crescita economica, la Camera di Commercio di Treviso che se la batteva - fatte le dovute proporzioni con quella della capitale morale. O immorale? In fondo avevo affrontato l’argomento altresì in precedenza con Mare (1980), con Ghiacci Ammoniacali (1978), in parte col pre-sessantottino Grido di Natale, addirittura nel sessantacinque, firmando i primi approcci letterari a tema verde (Camminare per vie stregate ed Eco Logica - le intuizioni linguistiche le ho da sempre avute nel sangue). Oggi qualcosa è cambiato, in peggio, malgrado la coscienza ambientalista abbia alzato un po’ la voce; non a sufficienza, pare. Cosa dire sull’abbattimento degli alberi ai piedi della Postumia, zona sottopasso da via Piave, civici 1 e 2 a inizio 2022? E dello sradicamento devastante, autunno 2024, a suon di ruspe di tutta la vegetazione lungo la ferrovia sul lato opposto, il tutto per non dover provvedere a più accettabili e saltuarie potature? Tornando indietro, speriamo che a qualcuno, ai vertici amministrativi nel post alluvione, venga girato il presente articolo. Poi avrei qualcosa da dire anche sullo smantellamento del Teatro Lucchesi (ne parlai già nel succitato racconto redatto in forma recitativa). Dedicarsi all’arte rappresenta una scelta che non esclude l’impegno sociale e di conseguenza politico; almeno nel mio caso e in quello di molti altri fortunatamente. Personalmente ho un contenzioso aperto riguardo il taglio di ramaglie sulla pista ciclabile; realizzata in seguito a un ennesimo esproprio sulla mia proprietà è stata eseguita in modo non consono, come avevo preavvertito, a lasciare sgombro il passaggio. Ciò nonostante ho in qualche maniera tenuto sotto controllo la crescita invasiva delle piante, fino allo scorso anno allorché ho dovuto recarmi d’urgenza a Milano (dove tuttora mi trovo) a causa di una serie di interventi agli occhi, non certo a livello estetico. Qui sotto il link al brano nato da questa lontana riflessione: