Sono allergico ai pipponi (e non mi ci riferisco nel senso pecoreccio). Ultimamente però ho una sgradevole sensazione. Mi trovo a Milano da un anno per seri problemi di salute, specie visiva; pur distante, il cuore tuttavia, abbastanza malato ma ancor molto legato alla città natale, percepisce che non tira una gran bell’aria tra gli addetti ai lavori nel campo di mia stretta pertinenza. Ribadisco, le origini ce le ho sempre nel petto e nella testa, finanche nelle scarpe da tempo sfondate a furia di sacrificanti sassolini. In una medio-piccola Comunità i vari nuclei culturali dovrebbero sostenersi l’un l’altro. Agire nel modo opposto fa male a te, a me, a noi, a voi. Ho sempre scritto e, fin che posso, continuerò a farlo, per tutti e di tutti, al di là delle appartenenze e dei metodi comportamentali. Se decidessi altrimenti mi vergognerei. Mi rivolgo umilmente ma con determinazione all’assessorato preposto, alle associazioni, ai circoli, ai liberi pensatori, alle librerie (cioè, all’unica che c’è)… Pensateci, gente di Lettere e d’Incontri, di Musica e d’Arte, di creatività e risvolto solidale! Si prenda esempio dai vecchi contadini che la cultura, benché agra, ce l’avevano. E la zappa sui piedi hanno cercato di non darsela mai. Duilio Del Prete (non l’omonimo Miki del Clan Celentano), prematuramente scomparso, è conosciuto a livello popolare come il Guido Necchi del primo Amici miei; descrizione riduttiva in quanto incisivo e al tempo brillante attore di teatro, nonché cantautore d’assalto, prodotto da Roberto Dané, lo stesso di Faber... Del Prete, dicevo, mi regalò il suo album d’esordio, con personalizzata dedica (in verità aveva già pubblicato dei singoli); nella title-track ammoniva: Dove correte, ma dove correte, come pazzi furiosi / mentre vi massacrate, cani rabbiosi? Ecco, disuniti non si va da nessuna parte, particolarmente nel settore, narcisistico e iper competitivo in sé, come stupidamente dimostra d’essere quello frequentato da certi intellettuali privi di onestà e lungimiranza. L’alternativa assomiglia molto alla fine fatta da talune grandi dimore signorili, per esempio come la Morosina di Villanova qui sopra, per fortuna recentemente sottoposta a interventi ristrutturali. Dopo anni e anni, eh! Che amarezza! sottolineerei, rubando la battuta al pure lui compianto Antonello Fassari dei Cesaroni.