Non solo Mauro, autore cinematografico di Capriccio all’italiana e di Metello. Di Bolognini c’è anche Sandro, storico cronista tutto casa e Tribuna, in fondo anch’egli regista, almeno per i suoi inviati nell’opitergino-mottense: da Gavagnin e Sabrina di Fotocronaca a Claudia Stefani, Gloria Girardini e Gianandrea Rorato prima di passare alla concorrenza… al momento altri mi sfuggono e me ne scuso. Ma riprendiamo il cuore del pezzo. Un amico. Mi chiamava affettuosamente vècio, come si usa nella Marca e dintorni (ho adoperato l’imperfetto in quanto ci siamo persi un po’ di vista, accade sovente nella vita senza particolari ragioni se non logistiche) e quando possibile mi telefonava la sera per avvertirmi che l’indomani ci sarebbe stato in pagina qualcosa riguardante me. La Rete non aveva ancora preso forma e si comunicava via fax o col fuorisacco. Quando da Milano, sostavo a Treviso aspettando la coincidenza per Motta, facevo spesso un salto in redazione, un saluto e un abbraccio, specie a lui e Passerini della sezione musica; incontrando altresì con piacere Frigo, Colussi del reparto fotografia, il direttore Tiziano Marson e, dulcis in fundo, Cristiana Sparvoli, responsabile di Cultura e Spettacoli (a tale proposito come tralasciare Elena Grassi, firma sopraffina della stessa scuderia Sparvoli e, tornando all’omonimia made in Cinecittà, altresì nota docente in seno alla decima musa). Una sera sono stato invitato in Corso del Popolo, insieme allo staff del Circolo dell’Immagine, per un servizio-lancio del calendario (in copertina dei miei versi introduttivi) realizzato dal compianto Graziano Burin con Miss Chiara Baseotto, promosso proprio dal Quotidiano. Qualche volta è venuto a trovarmi con la moglie Laura nel casolare di mamma che, seguendo le tradizionali cortesie paesane, preparava un caffè bello forte corretto grappa. Sandro Bolognini, più che giornalista quale invece è a tutti gli effetti, l’ho sempre visto in veste addirittura parentale. Era con me quando sono stato premiato con una targa d’argento al Teatro Sant’Anna; e ancora con me nel contesto di Venere sorgente da cinque ettolitri di Raboso Doc Piave, breakformance presso la Corte dei Tini dei Fratelli Montagner. Abbiamo condiviso in tempi ravvicinati anche lo stesso ospedale, mannaggia! E adesso, che mi sono giocato quasi del tutto gli occhi, conterei comunque, gli Dei volendo, di rincontrarlo, magari per un fuggevole spritz taylor insieme a Marco De Paoli, alla memoria dello zio Gianni, corrispondente per conto proprio di Bolognini, voce di spicco della testata fondata da ormai mezzo secolo (o poco ci manca).